Sesto San Giovanni chiude e Renzi se ne frega

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Vertenza General Electric – Alstom: Sesto San Giovanni chiama ma il governo non risponde. E anche General Eletctric si nega

di Angelo Motola

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Quella di General Electric (GE) e Alstom è una storia che inizia sul finire dello scorso anno. La prima, il famoso colosso statunitense, aveva da poco formalizzato l’acquisto del settore energia della seconda, la multinazionale francese con stabilimenti industriali attivi in diverse città europee, tra cui la storica fabbrica di Sesto San Giovanni, comune alle porte di Milano.

L’iter di acquisizione del valore di 8,5 miliardi di euro, era stato presentato inizialmente come un processo che non avrebbe comportato particolari criticità, ma che nel giro di un mese si è rivelato un incubo per i lavoratori. I vertici della multinazionale Usa hanno annunciato di voler procedere con un piano di riorganizzazione del gruppo che prevede oltre 6.500 esuberi in tutta Europa. In Italia, la ristrutturazione porterà ad un forte ridimensionamento dei servizi e alla cessazione dell’attività produttiva del polo di Sesto San Giovanni, per un totale di 236 lavoratrici e lavoratori a rischio licenziamento, di cui il 100% della forza lavora operaia e più del 60% di quella impiegatizia nel sito sestese, eccellenza tecnologica ereditata dalla Ercole Marelli, TIBB, ABB.

Il piano di GE non poteva che scatenare le reazioni dei lavoratori. I sindacati hanno valutato il piano di ristrutturazione come incomprensibile e con effetti preoccupanti sul piano sociale, chiedendo con forza l’apertura di un tavolo di confronto col fine. Anche l’amministrazione comunale è scesa in campo per sostenere le istanze dei lavoratori e operare affinché la vicenda possa concludersi positivamente. La proposta d’incontro con l’Amministratore delegato di GE Italia, ad oggi ancora senza esito, è stata solo la prima di una serie di azioni intraprese dal Comune di Sesto San Giovanni. L’istituzione locale sta coinvolgendo – oltre alla Regione Lombardia e al governo nazionale – sia i sindaci dei comuni i cui cittadini lavorano nello stabilimento sestese, sia i sindaci delle città europee dove sorgono i siti industriali coinvolti dal piano ristrutturazione di GE, insieme ai quali il Sindaco Monica Chittò ha intenzione di creare una rete europea di amministratori locali in difesa dell’occupazione, della tecnologia e delle eccellenze europee.

L’idea di creare e coinvolgere un network europeo a tutela dei lavoratori e dei territori è certamente un precedente interessante che abbiamo voluto approfondire insieme al primo cittadino di Sesto San Giovanni, Monica Chittò, che ha risposto ad alcune delle nostre domande.

Avete già ricevuto i primi riscontri dai sindaci delle città europee e dai comuni italiani, i cui residenti lavorano nel sito sestese?

Il 22 gennaio si è svolta la riunione dei Sindaci Lombardi. C’è stato un grande interessamento e una grande mobilitazione: sono intervenute oltre 20 Amministrazioni. I Sindaci hanno deciso di sottoscrivere l’appello che è stato inviato al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. All’appello stanno rispondendo anche i Sindaci che non avevano potuto partecipare il 22/01. Tutti possono sottoscriverlo e stiamo già ricevendo moltissime adesioni da parte dei cittadini. Dai Sindaci europei stiamo ricevendo ora i primissimi riscontri.

Come promotori di queste due Call, avete pensato a delle azioni da proporre ai vostri colleghi italiani ed europei per organizzare la difesa dei tessuti produttivi locali?

La nostra richiesta è che si facciano carico del problema i governi nazionali e la Commissione Europea: non si possono disperdere patrimoni industriali che, nel nostro caso, risalgono addirittura agli ultimi anni del 1800; non è possibile che in Europa si lavori per un anno e mezzo per la tutela della concorrenze e del mercato e nessuno si ponga il problema del lavoro e delle produzioni di eccellenza.

Rispetto alle azioni comuni da intraprendere insieme ai sindaci europei, siete a conoscenza di iniziative particolari già avviate a livello locale nelle altre città europee interessate da questa vicenda?

Ad ora non ancora. Crediamo sia un canale nuovo, che anche noi vogliamo contribuire a costruire. I governi locali devono essere coinvolti se vogliamo veramente costruire un’Europa “dal basso” e vicina ai cittadini. Chiediamo che le regole dell’Europa prevedano il puntuale coinvolgimento delle amministrazioni locali quando scelte come queste impattano così duramente sui territori dell’Unione.

Avete prontamente richiesto un incontro con l’AD di GE ITALIA, ad ora senza esito. Siete sorpresi da tale comportamento o ve lo aspettavate?

Un po’ ce l’aspettavamo…

Quindi ritenete che la mancanza di disponibilità manifestata da GE ITALIA rappresenti in qualche modo una tacita ammissione di colpa in un processo di acquisizione che inizialmente vi era stato presentato senza particolari criticità e poi rivelatosi tutt’altro?

Auspichiamo che l’attesa sia dovuta alla ricerca di una soluzione!

In seguito all’incontro avuto con voi, il Prefetto di Milano si è impegnato ad istituire un tavolo governativo sulla vicenda. Il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero del Lavoro e la Regione Lombardia come si stanno muovendo in seguito alle vostre sollecitazioni?

Il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità una mozione presentata dai Consiglieri Rosati, Valmaggi ed altri, in cui si chiede l’intervento del governo per non disperdere questa esperienza ed il capitale umano ed economico investito. Dai Ministeri non abbiamo ancora ricevuto risposta.

Proprio dal governo ci si aspettava una presa di posizione che ancora non è arrivata e ci si chiede quanto tempo ancora si dovrà aspettare prima che il premier e i suoi ministri decidano di dare voce alle sollecitazioni dell’amministrazione sestese, dei sindacati e dei lavoratori, su una questione che il Segretario Generale di FIOM Milano, Marcello Scipioni, ha definito “Politica”,  perché riguarda il controllo sulla produzione di energia e, quindi, attiene all’autonomia di un paese.” Secondo Scipioni, “L’Italia non può permettersi il lusso di perdere un tassello strategico del suo patrimonio industriale come l’azienda di Sesto, non solo perché è una parte fondamentale dell’identità di quella città e del tessuto industriale milanese, ma perché opera in un settore che guarda al futuro”. 

In attesa della tanto invocata convocazione del tavolo nazionale, proseguono senza sosta le mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ormai da giorni in presidio permanente, così come le pressioni sulle istituzioni ad ogni livello, locale, nazionale ed europeo, affinché si possa ad arrivare ad una soluzione alternativa all’ondata di licenziamenti programmata.



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Pubblicato in PADRINI & PADRONI

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