La Fiom di Landini caccia i suoi delegati alla Fiat di Termoli

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Colpevoli di aver scioperato con lavoratori aderenti ai sindacati di base. Ora in Fiat è la stessa Cgil che sanziona chi lotta contro i turni massacranti. Due articoli e un comunicato

di Fabrizio Burattini e Giorgio Cremaschi

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Due articoli su una vicenda paradossale: la sanzione della Cgil ai suoi stessi delegati della fabbrica Fca di Termoli

Il primo articolo è di Fabrizio Burattini, vicepresidente del Collegio Statutario nazionale della Cgil

Ho partecipato alla riunione della presidenza del Collegio statutario nazionale della Cgil nella quale, seppure con il mio voto contrario, è stata adottata una delibera che sancisce la incompatibilità tra l’appartenenza alla Cgil e l’aver partecipato nel maggio scorso alla costituzione di un Coordinamento di lavoratrici e lavoratori FCA del Centro Sud.

Già in altre occasioni le decisioni della presidenza del CSN si sono concluse in modo non unanime e in particolare con il mio voto contrario, ma non ho mai ritenuto necessario né utile esplicitare pubblicamente i motivi del mio dissenso, sia per rispetto di decisioni comunque assunte dopo un dibattito democratico sia perché comunque quelle decisioni, seppure da me non condivise, non rischiavano di impedire la prosecuzione del confronto tra le diverse posizioni presenti nella Confederazione e nelle sue articolazioni territoriali e categoriali.

Questa volta, al contrario, ho ritenuto necessario esprimere con chiarezza di fronte a tutti le ragioni del mio dissenso perché quanto deliberato rischia di segnare in modo indelebile la nostra discussione.

Il CSN è l’organismo della Cgil a cui è affidato il potere di interpretazione dello Statuto e quello di annullare o correggere decisioni assunte da strutture del sindacato considerate irregolari ai sensi dello Statuto. Stavolta, invece, la decisione del CSN, nei fatti, mette le strutture della Fiom del Molise e della Fiom della Basilicata nella possibilità di espellere una quindicina di iscritte e iscritti, molte/i delle/dei quali rappresentanti aziendali eletti dalle lavoratrici e dai lavoratori FCA.

Questa potenziale decisione di espulsione inoltre potrebbe assere assunta da quelle strutture attraverso una semplice presa d’atto di quanto deliberato dal CSN, dunque privando quelle compagne  e quei compagni di ogni possibilità di difendersi, di esplicitare le proprie ragioni, e di avere i due gradi di giudizio che l’articolo 4 dello Statuto garantisce a tutte e a tutti. In realtà potrebbero trovarsi ad essere sanzionati (peraltro con la sanzione più grave consentita dallo Statuto, cioè con la messa fuori dall’organizzazione) in maniera ancora più sommaria di chi avesse commesso atti gravi e penalmente rilevanti. Perfino chi si trovasse in stato di arresto per un procedimento penale ha diritto, giustamente, ai sensi dello Statuto ad un trattamento più garantista.

Di che cosa sono imputati queste compagne e questi compagni? Non certo di aver partecipato ben 10 mesi fa ad una riunione di un Coordinamento, ma di essersi assunti in qualità di RSA Fiom la responsabilità di non piegarsi di fronte ai ricatti di Marchionne e dei suoi capi e capetti aziendali e di aver continuato ad applicare, al di là delle decisioni del vertice Fiom, la linea di opposizione che tanti entusiasmi aveva suscitato nel 2010-2011.

Fino a qualche anno fa la Cgil, e ancor più la Fiom, si differenziavano dagli altri sindacati perché consentivano e a volte perfino valorizzavano il protagonismo dei lavoratori, degli iscritti, dei delegati. Ed è questo protagonismo che ha segnato le conquiste più importanti. Oggi, al contrario, l’iscritto modello è quello che sa solo applicare e propagandare le decisioni assunte dall’alto.

Il fatto che la Cgil e la Fiom considerino il comportamento di queste compagne e di questi compagni incompatibile con l’appartenenza alla Confederazione la dice lunga sugli orientamenti dell’attuale gruppo dirigente di queste strutture.

Se continua così, Marchionne, Renzi e compagnia possono dormire sonni tranquilli.

 

Ecco l’articolo di Giorgio Cremaschi

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Il Sant’Uffizio della Cgil, il Collegio Statutario, ha decretato che buona parte dei delegati FIOM degli stabilimenti Fiat di Termoli e Melfi hanno tenuto comportamenti incompatibili con l’organizzazione. Ora queste lavoratrici e questi lavoratori verrano convocati dalle segreterie della FIOM del Molise e della Basilicata, che in accordo con la segreteria nazionale li hanno denunciati.
Se non faranno abiura e non prometteranno di cambiare comportamento, questi delegati saranno espulsi dall’organizzazione. 
Sembra incredibile anche solo a raccontarlo, visto che Camusso e Landini ogni giorno fanno proclami di democrazia. Eppure è proprio così, semplici operai vengono cacciati dal loro sindacato perché fanno il loro dovere di sindacalisti.
La ragione formale del provvedimento è che questi delegati FIOM avrebbero costituito negli stabilimenti Fiat un coordinamento con delegati e militanti dei sindacati di base. Siccome questa è una motivazione ridicola, che mette in discussione i diritti costituzionali delle persone, occorre andare a quella vera, che naturalmente non viene espressa. 
Mesi fa, dopo il fallimento dello sciopero del sabato a Pomigliano, sciopero mal preparato e peggio gestito, la FIOM nazionale decise di sospendere tutte le lotte in Fiat. I delegati di Melfi e di Termoli non accettarono questa resa e decisero di continuare a proclamare scioperi e proteste contro i turni, i ritmi, le condizioni di lavoro massacranti. Era una scelta difficile, perché si misurava con la paura dei lavoratori di fronte al regime autoritario e ricattatorio che governa la Fiat di Marchionne. Ed era anche una scelta coraggiosa perché le direzioni aziendali non usano guanti di velluto con chi non si piega o non si vende.
Dopo tanta fatica si cominciavano a vedere i primi risultati. A Termoli c’era stata una protesta improvvisa. che aveva coinvolto tutta la fabbrica. A Melfi la stampa locale registrava la crescente insoddisfazione degli operai per la pesantezza dei carichi e dei turni di lavoro. I gruppi dirigenti della FIOM avrebbero dovuto usare ovunque come esempio l’operato i questi delegati, invece hanno cominciato a contrastarli. E quando hanno visto che non cedevano alle pressioni, li hanno denunciati al Collegio Statutario. Questo organismo era stato concepito come una sorta di Corte Costituzionale della Cgil, che avrebbe dovuto vigilare sulla coerenza dei comportamenti dei gruppi dirigenti rispetto allo statuto. Invece, man mano che degradava la democrazia interna al sindacato, anche questo organismo si è trasformato. Ed è diventato un tribunale dell’inquisizione sui comportamenti dei militanti di base. 
La sanzione verso i delegati “incompatibili” è peraltro coerente con l’accordo del 10 gennaio 2014 . Con quel patto la Cgil ha garantito alle controparti la “esigibilità”delle intese. Cioè l’impegno ad imporre obbedienza ai delegati, anche quando si fanno accordi che proprio non piacciono. Ora in Fiat è la stessa Cgil che sanziona chi lotta contro i turni di lavoro massacranti.
Questa decisione spiega, meglio di tante dotte analisi, perché la democrazia e i diritti siano precipitati così in basso e perché sia così difficile la risalita. 
Voglio perciò esprimere piena solidarietà alle compagne e. ai compagni colpiti dal vergognoso e vile provvedimento, in particolare a Stefania Fantauzzi , “Mimmo”Destradis Domenico e Antonio Lamorte , della cui amicizia mi onoro. 
Per Susanna Camusso e Maurizio Landini questa vicenda segna una macchia che nessun riflettore televisivo potrà coprire. 
Per coloro che non si arrendono il rigore ed il coraggio di queste operaie e di questi operai sono un insegnamento prezioso.

 

Infine un comunicato dell’opposizione interna alla Cgil:

Contro le espulsioni, l’autoritarismo. Per le libertà sindacali

Esecutivo nazionale Sindacato altra cosa-Opposizione Cgil.

Il ricorso presentato dalla Fiom della Basilicata e del Molise contro i compagni e le compagne Fiom Fca di diversi stabilimenti ha avuto un esito inaccettabile. Il collegio statutario nazionale della Cgil ha infatti deliberato, a maggioranza, l’incompatibilità tra l’appartenenza al coordinamento intersindacale di lavoratori del gruppo Fca e la Cgil. Ciò consegna alla Fiom la facoltà di espellere senza ulteriore giudizio e senza diritto di difesa i compagni e le compagne Fiom del coordinamento Fca. Le loro colpe? Essere entrati in dissenso con la linea dell’organizzazione ed aver proclamato sciopero su diversi sabati comandati. Ogni iniziativa è stata assunta dai compagni e dalle compagne come singoli/e delegati/e Rsa Fiom ed in rapporto con i lavoratori Fca. Il comitato dei lavoratori Fca appare pertanto solo un pretesto per impedire la discussione interna e soffocare il dissenso. Peraltro all’interno di un’azienda che ha cancellato i diritti sindacali, rotto il contratto nazionale e messo fuori legge la Fiom e tutto il sindacalismo non complice. E’ lo stesso diritto di organizzare e praticare il dissenso dentro la Fiom e la Cgil a venire messo in discussione alla radice. L’espulsione di delegati in prima linea nella battaglia contro il modello Marchionne sarebbe un atto violento di rottura della storia della nostra organizzazione. Una rottura che non può e non deve avvenire. E’ nostra intenzione riprendere la campagna, ad ogni livello, per impedire le espulsioni e l’autoritarismo, per le libertà sindacali, la difesa della Costituzione, il pieno diritto di sciopero.



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Pubblicato in cronache sociali

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2 Commenti

  1. Cristina Nizzoli, sociologa del lavoro, autrice di "C'est du propre!" un libro sul sindacato CGIL e CGT nel settore delle pulizie in Francia e in Italia.

    In un paese come l’Italia sul quale pesano i risultati delle ricette neoliberiste applicate alla lettera da più di un ventennio, la corruzione della politica, la crisi economica e la crisi della sinistra, si stenta a credere che dei lavoratori possano ancora trovare il coraggio per organizzarsi e costruire delle lotte. Invece questo succede. Cosi’, questi delegati e lavoratori metalmeccanici, partendo dai loro territori e dai loro luoghi di lavoro, decidono di organizzarsi, di continuare a lottare nel silenzio mediatico e senza nessun appoggio a sinistra.

    In questa situazione la CGIL compie una scelta ben precisa, una scelta politica molto chiara: decide di espellerli dal sindacato.

    Si tratta di una vicenda emblematica, che ci fa riflettere sul ruolo della CGIL nel contesto attuale. Un sindacato in cui i delegati hanno poca autonomia e devono seguire delle parole d’ordine che provengono dall’alto della gerarchia sindacale. Un sindacato estraneo ai luoghi di lavoro e che può decidere di ostacolare i suoi stessi iscritti – e delegati – nel momento in cui questi decidono di “essere il sindacato”, organizzandosi dal basso.

    E se in questa vicenda quello che colpisce è il fatto che si tratti proprio della FIOM, e quindi di quella parte della CGIL che rappresenta la categoria di lavoratori che ha fatto la storia del movimento operaio italiano, l’attenzione non deve essere distolta da quei settori in cui la CGIL è completamente assente.

    Quei settori in espansione e non delocalizzabili come quelli delle pulizie o della logistica, i cui lavoratori, grazie all’esternalizzazione e al ricorso al sistema cooperativo (nel quale il lavoratore salariato diventa giuridicamente un associato della cooperativa), sono sottoposti alle peggiori pressioni padronali. Discriminazioni, straordinari non pagati, orari di lavoro comunicati all’ultimo momento, cadenze di lavoro insostenibili ritmano la vita di questi lavoratori precari che compongono la nuova massa salariale.

    Cosi’, se a Melfi e Termoli, la CGIL si impegna a frenare l’implicazione dei suoi lavoratori sulle scelte della loro azienda, in altri territori questo stesso sindacato ha già scelto di essere assente, come nei depositi della logistica del nord Italia in cui i lavoratori lottano ormai da anni.

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