Perché Giovanardi odia Schiavone

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Già, perché Giovanardi e il Sap odiano certi poliziotti virtuali, gli scrittori di gialli, Amnesty International, le vittime reali di malapolizia e i loro familiari?

di Ercole Olmi

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«Ladro, corrotto, corruttore, procacciatore di prostitute, picchia i testimoni, massacra di botte i cittadini, poi si fa i cannoni, ma come si fa?». E’ nota a tutti l’avversione profonda di Giovanardi Carlo contro Schiavone Rocco. Quest’ultimo è un poliziotto di carta, partorito da Antonio Manzini e scaraventato in tv da una recentissima fiction di Rai2. Ma il primo, ex ministro berlusconiano per i rapporti col Parlamento, è un senatore in carne e sangue. Classe 1950, ex carabiniere di leva, democristiano di lungo corso poi Ccd con Casini, berlusconiano nel Pdl e alfaniano nell’Ncd e ora quagliarelliano in Idea, acronimo di “identità e azione”, ex dc ed ex postfascisti fuoriusciti da Ncd che non ne hanno mezza di rientrare in Fi.

Ma perché un senatore vero se la prende con uno sbirro virtuale?

Intanto perché è un cattolico conservatore, quella parte oscurantista e reazionaria della Chiesa che entra a gamba tesa nella testa, nei corpi, nelle mutande e nelle tasche delle persone, obbligandole a fare certe cose e proibendone molte altre. Fino agli anni 50 quel tipo di chiesa metteva all’indice film, fumetti e romanzi. Ha provato a impedire la circolazione di Cartesio, Rousseau, Pascal, Erasmo da Rotterdam, Darwin, Kant, Proudhon, Schopenauer, Marx, Nietzsche, Beccaria, Croce, Emile Zola, Simone de Beavoir, Balzac, Dumas (padre e figlio), D’Annunzio, Leopardi, Foscolo, Gentile, Guicciardini, Machiavelli, Hume, Voltaire, Victor Hugo, Flaubert, Malaparte,Moravia e Sartre. E più recentemente, catalogandoli come “autori sconsigliati”, certa chiesa pretende di vietare ai fedeli Woody Allen, Max Weber, Luchino Visconti, Gore Vidal, Velazquez, Vazquez Montalban, Kirk Douglas, Milan Kundera, Abbagnano (quello dei testi di filosofia dei licei!), Asimov, Stephen King, Jack Kerouac, Bukowski, Camus, Severino, Popper, Ida Magli, De Marchi, Philip K. Dick, perfino Oriana Fallaci. Solo per fare alcuni esempi.

Fosse per Giovanardi vieterebbe a Nonno Libero di mangiare le orecchiette perché gli si potrebbe alzare il colesterolo e ha chiesto davvero, a gran voce, di cambiare il copione di una fiction dettando il finale alla Rai: «Arrestate Schiavone nelle prossime puntate», come dire «Circondate l’edicola, arrestate Diabolik!». Perché il nostro è ossessionato dagli stili di vita al punto da essere il padre, assieme al mai rimpianto Fini Gianfranco, della legge sulle droghe più amata dalle cosche. Ignaro che il proibizionismo è il fattore cruciale del gigantismo delle narcomafie, Giovanardi fece scivolare la sua legge nel decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 e fu giudicata per questo incostituzionale dopo 8 anni ma intanto aveva riempito le prigioni di povericristi e le casse delle ndrine di soldi.

«Se avessi uno come Rocco Schiavone vicino di casa non uscirei mai, avrei sempre paura di poter essere picchiato o venduto per i suoi comodi», ha detto ancora Giovanardi. Ma in Italia succede spesso, anche troppo, di incontrare “vicini di casa” di quelli che spaventerebbero GC.

Federico Aldrovandi, per GC, altro non era che «eroinomane», ha detto spesso che non è morto per le botte e che non è stato massacrato. E che il colore rosso visibile nella foto del defunto Aldrovandi non è riferibile a sangue, bensì al cuscino. E Stefano Cucchi: «anoressico, drogato e sieropositivo». E Ilaria? «Sfrutta politicamente la tragedia del fratello». Altro che abusi di polizia. Quelli, Giovanardi Carlo, riesce a vederli sono nella fiction di Schiavone, nella vita reale li avalla, li nega e sostiene politicamente gli autori anche contro le evidenze giudiziarie. Eppure bastava leggere i giornali degli stessi giorni in cui andava in onda Schiavone per scoprire che Angelo Bello, capitano del Terzo Reggimento Lombardia dei carabinieri è stato arrestato con il convivente per possesso di circa cinquanta grammi di shaboo, la droga sintetica molto in voga presso la comunità asiatica. Non risultano dichiarazioni sdegnate di Giovanardi Carlo.

D’altra parte è l’unico bipede a credere ancora alla tesi della bomba a bordo del Dc9 Itavia che precipitò al largo di Ustica. Giovanardi sembra espressione di quel cattolicesimo che vorrebbe morto chi è vivo, e vivo chi è morto. Perché ovviamente è contro l’eutanasia, ne sanno qualcosa i familiari di Luana Englaro, ed è profondamente omofobo: un bacio tra donne, per GC, è come chi fa la pipì per strada. Chissà che film ama e che libri ci sono sul comodino di Giovanardi, o di Tonelli.

Anche Tonelli odia Schiavone. Si tratta del conducator del Sap, il grande sindacato di polizia (di destra) che dedicò alcuni minuti di standing ovation ai quattro massacratori di Federico Aldrovandi: «Viviamo in un clima di odio nei confronti delle forze dell’ordine, fomentato dal partito dell’antipolizia, che ha radici profonde e che rileva un atteggiamento ideologico di grandissima avversità Ma dico: stiamo scherzando? Lo avete mai visto un commissario che si fuma gli spinelli, che adesca prostitute, che corrompe? È come il rapporto di Amnesty international, che accusa la polizia di tortura nei confronti dei migranti. Ho denunciato gli autori a 27 procure, perchè non si può gettar fango su chi ogni giorno fa il suo lavoro con dignità e rispetto».

Che esistano agenti e carabinieri e guardie carcerarie oneste e per bene è sotto gli occhi di tutti, sono la maggioranza; che esistano abusi commessi da persone che indossano una divisa è altrettanto evidente. Sfogliate un qualsiasi giornale in un qualsiasi giorno per ottenere prove e verifiche. Schiavone fa a pezzi un’idea di polizia edulcorata, drammaticamente irreale e distante dall’esperienza concreta di moltissimi cittadini.  Giovanardi e Tonelli difendono una polizia pura che non esiste se non nella loro mente e in molte altre fiction che puntano a colonizzare l’immaginario collettivo con modelli che nella realtà è difficile riscontrare vista l’opacità di commissariati, carceri e caserme, l’allergia alla Costituzione di molti funzionari e dei loro supporter politici che da un quarto di secolo impediscono il varo di una vera legge contro la tortura o di misure banali (ce l’ha perfino la polizia di Erdogan) come un codice alfanumerico sulla giubba di chi agisce travisato in ordine pubblico.

Quando sono saliti al governo, gli ex missini e i democristiani di destra, hanno occupato anche la Rai. In particolare la struttura che fabbrica le fiction perché – e su questo erano avanti a gran parte del centrosinistra – che non era Fede Emilio col suo grottesco Tg4 a colonizzare l’immaginario ma il complesso della produzione televisiva. Da anni abbiamo ogni sera agenti, carabinieri, soldati, carcerieri, finanzieri senza macchia e senza paura ma finti e prodotti con la supervisione del Viminale e della Difesa. Così il Secolo d’Italia poté esultare per le fiction dichiaratamente revisioniste sugli anni 70 che hanno popolato l’etere del servizio pubblico poche stagioni orsono: “Dopo anni di letture egemoniche della sinistra e di steccati politici invalicabili per chi stava su fronti opposti, per la prima volta nel salotto buono della Rai entrano gli storici di destra, chiamati a confezionare una fiction puntata sul lacerante e divisivo periodo degli “anni di piombo”. L’arrivo sul piccolo schermo degli Anni spezzati, che dal 7 gennaio su Rai Uno affronta in una trilogia altrettanti momenti chiave della stagione del terrorismo, vivrà anche grazie al contributo di studiosi di diversa sensibilità politica rispetto alla pletora di giornalisti e storici di sinistra, spesso reduci di Lotta Continua, che finora avevano dettato sentenze sugli anni bui del terrorismo. Adalberto Baldoni e Luciano Garibaldi, da sempre intellettuali non conformisti, sono stati infatti chiamati a collaborare a un progetto bipartisan e di “riconciliazione” sulla memoria storica del nostro recente passato ed hanno accettato l’invito con spirito di verità e non di parte”.

Ma l’Italia è uno strano paese: è di carta anche l’unico sbirro a vergognarsi dei misfatti della Diaz e di Bolzaneto, è il Montalbano di Camilleri.

«I politici di centrodestra che invocano censure nello stile di un passato che vorremmo tutti dimenticare verso fiction che raccontano, con ovvia libertà narrativa e anche con evidente fantasia, il mondo dei lavoratori in divisa, farebbero bene a preoccuparsi delle condizioni reali in cui versano oggi i poliziotti, visto che i governi da loro sostenuti hanno massacrato il comparto sicurezza con tagli di oltre 6 miliardi, con il blocco degli stipendi e, soprattutto, con un turn-over al 20 per cento che ha ridotto all’osso l’operatività complessiva aumentando i carichi di lavoro del personale in divisa», ha ribattuto Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil.

 

 

 

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Pubblicato in culture, Malapolizia

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7 Commenti

  1. Pellerey Mario

    GC un trump in sedicesimo ante litteram……..

  2. Francesco

    A Ustica è stato un missile aria-aria lanciato da un aereo militare straniero. La bomba invece fu collocata nell’aereo di Enrico Mattei (negli anni ’60) quando l’ingegnere era la persona più importante in Italia.

  3. Modena

    Carlo Giovanardi è nato nel 1950. Nel 1969, quando arrivò con un anno di ritardo il movimento del ’68 in Italia, Giovanardi controcorrente si iscrisse nella DC. Nel 1992 diventerà onorevole per la prima volta, saltando sull’ultimo carro della DC. Oggi è componente della Commissione Anti-Mafia, un organismo molto serio, in cui speriamo il suo contributo sia notevole.

  4. No alla Mafia

    Vorrei che Carlo Giovanardi dicesse che: “Nino Di Matteo, pm a Palermo, ha dato fastidio a una cerchia di politica con l’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia.”
    Sarebbe importante, in questo momento.
    Grazie.

  5. Ricordo Pecorelli

    Mino Pecorelli, direttore del periodico romano O.P. (Opinioni Politiche) aveva pronto un articolo superbo contro Giulio Andreotti.
    Si intitolava “Tutti gli Uomini del Presidente”, riferendosi all’allora presidente del consiglio Andreotti.
    Purtroppo la Mafia lo uccise la settimana prima che potesse pubblicarlo.

  6. Bianchini, chi ?

    A Modena tutti sanno che Carlo Giovanardi ha fatto l’errore di difendere Bianchini.
    A livello nazionale la notizia si perde tra i mille meandri della società dell’informazione, sia televisiva che scritta, ma a livello locale i media hanno dato il giusto risalto alla faccenda.
    Mi dispiace, piuttosto, che il Prefetto (che si era coraggiosamente battuto contro Giovanardi tanto in pubblico quanto in privato) sia stato recentemente trasferito lontano da Modena.

  7. Avvocati 2 vivi 1 no

    Purtroppo Modena, in cui abita Giovanardi, ha avuti tre avvocati che hanno difeso Andreotti Giulio (politico tristemente noto):

    - avv. Odoardo Ascari, che abitava in viale nicola fabrizi e deceduto alcuni anni or sono;
    - avv. Coppi, tuttora attivo anche a supporto di Silvio Berlusconi (successore naturale, ma migliore, di Andreotti);
    - avv. Carlo Giovanardi, che sebbene non abbia avuto ruoli in tribunale, ha difeso in altro modo il suddetto Andreotti Giulio con una azione politica svoltasi persino con articoli postumi comparsi, per esempio, sul quotidiano “Il Tempo” di Roma.

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