Peltier, Mumia e gli altri: che cosa aspetta Obama?

Una lettera di Leonard Peltier, da 41 anni in una galera di massima sicurezza e una proposta per attivarsi anche in Italia perché Obama chiuda in bellezza liberando Peltier, Mumia e gli altri detenuti ingiustamente

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Da 41 anni  Leonard Peltier è in carcere di massima sicurezza, come se non bastasse due settimane fa è morto il figlio minore. Mai un giorno di vita con suo padre, in libertà. Da più parti ci si sta mobilitando nel mondo perchè Obama firmi la grazia, il 20 gennaio è l’ultimo giorno possibile. Milano, Genova, Roma e Firenze: se abitate in una di queste città cercate di venire, passate parola, stampate e affiggete dove volete il cartello, se non abitate in nessuna di queste città, mandatelo se potete a qualcuno che ci abita o a qualche mezzo di informazione, anche piccolo, interessato alla notizia.

Firmate qui la petizione di Amnesty.

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di Leonard Peltier

COLEMAN, FLORIDA –Dal carcere:

Saluti miei cari,

Eccoci di nuovo qui. Questa volta siamo nel 2016. E’ da più di 41 anni che io non cammino libero e posso vedere il sole sorgere e tramontare e sentire la terra sotto i miei piedi. Io so che ci sono stati più cambiamenti di quelli che mi posso immaginare, là fuori.

Ma so anche che c’è una lotta che fa si che questo Paese si stia muovendo verso una forma più sostenibile di vita. Questo è qualcosa che noi volevamo accadesse già negli anni ’70.

Io osservo gli eventi di Standing Rock con orgoglio e dolore. Orgoglio che le nostre genti e i loro alleati si stanno alzando e mettendo le loro vite in gioco per le generazioni future, non perchè lo vogliano, ma perchè devono farlo. Hanno ragione a sollevarsi in modo pacifico. E’ il più grande raduno del nostro popolo nella storia e ci ha unito più di qualsiasi altra cosa come mai era avvenuto. Noi abbiamo bisogno del supporto reciproco nel fare questo cammino in questi tempi.

L’acqua E’ vita e non possiamo abbandonare questa questione perchè la trattino i nostri nipoti e pronipoti quando le cose andranno avanti e la situazione della nostra natura sarà peggiore di come stia adesso.

E la nostra MADRE TERRA sta già soffrendo.

E sento dolore per coloro che proteggono l’acqua a Standing Rock perchè in questi ultimi giorni hanno ricevuto la più dura risposta dalle agenzie che impongono le leggi e le nostre genti stanno soffrendo.

Finalmente stanno ricevendo l’attenzione dei media nazionali.

LA MIA CASA È IN NORTH DAKOTA. LA GENTE DI STANDING ROCK È LA MIA GENTE. TORO SEDUTO GIACE NELLA SUA TOMBA LÌ. LA MIA CASA A TURTLE MOUNTAIN È APPENA A POCHE ORE A NORD DI STANDING ROCK, GUSTO A SUD DI MANITOBA, CANADA.

Io non vedo casa mia da quando ero ragazzo, ma ho sempre la speranza di tornare là per il tempo che mi puo’ rimanere da vivere. E’ la terra di mio padre e mi piacerebbe poter vivere ancora lì. E lì morire.

Ho diversi sentimenti quest’anno. L’ultima volta che mi sentii così era 16 anni fa, quando ebbi davvero una chance di essere libero. Non è un sentimento facile da definire. Qualcosa di agitato. E’ una cosa difficile  permettere alla speranza di insinuarsi nel mio cuore e nel mio spirito, qui in questo freddo edificio di cemento e acciaio.

Da una parte avere speranza è un sentimento piacevole, meraviglioso, ma dall’altra parte puo’ essere crudele e amaro.

Ma oggi scelgo la speranza.

Io prego perchè voi stiate bene di salute e con buoni sentimenti e vi ringrazio dal fondo del mio cuore per tutto quello che avete fatto e continuate a fare per me per la Madre Terra.

Per favore mantenetemi nelle vostre preghiere e pensieri in questi ultimi giorni del 2016 che scivolano via.

Vi mando il mio amore e il mio rispetto per tutti coloro che si sono riuniti nel nome della Madre Terra e delle nostre future generazioni. Io sono lì con voi nello spirito.

Doksha.

In the Spirit of Crazy Horse, (nello Spirito di Cavallo Pazzo)

(traduzione di Andrea De Lotto)



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