Sinistra, dalla Fabbrica di Nichi al Campo di Pisapia

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Che succede dentro Sinistra Italiana? A pochi giorni dal congresso fondativo, mezzo partito sembra pronto a scindersi per andare con Pisapia

di Giulio AF Buratti

Cosmopolitica - Giornata conclusiva

C’era una volta la fabbrica di Nichi ma poi venne il Campo progressista di Giuliano Pisapia e quella fabbrica sembra un’impresa artigianale in cui sono rimasti solo i fedelissimi dell’ex governatore di Puglia che ambirebbe ancora a un ruolo nazionale. Mentre le suggestioni bucoliche del Campo potrebbero interessare 18 dei 39 parlamentari attuali di Sinistra Italiana alla viglia del congresso costitutivo di quest’ultima. Riassunto delle puntate precedenti: l’Italicum, col premio di maggioranza al solo partito vincente (fattore che ha provocato la scissione del gruppo di Migliore verso Renzi), scoraggiava le coalizioni, così Sel comincia a pensare a una Sel 2.0 capace di spaccare gli eterni rivali del Prc accogliendo quel gruppo di grassiani che già nel 2009 aveva tentato di aggregarsi alla “fabbrica”. E capace di attrarre i fuoriusciti dal Pd renziano dopo averne condiviso ogni scempio allo stato sociale e alla Carta. Di questi, Fassina si sarebbe agganciato alla Sel 2.0, Civati sarebbe rimasto nel limbo della sua Possibile. Il nome Sinistra Italiana ha preso a circolare da almeno un anno ma nei territori, alle amministrative e alle regionali, ciascuno ha fatto come gli pareva continuando a non sciogliere il nodo del rapporto col Pd e dell’alternativa di società. Da fuori danno l’idea di essere tanti gruppi in continua scomposizione e ricomposizione ma nessuno riesce a comprendere le differenze sostanziali.

Un candidato unico alla segreteria (Fratoianni), un altro che fa un passo indietro (Scotto), lasciando libero il campo. È già tutto scritto il copione del congresso di Sinistra italiana? Sembra già scissione dopo l’assemblea di ieri all’Ambra Jovinelli di Roma (dal titolo «’Si’ apre») dove chi ha seguito Scotto ha discusso con Dem Gianni Cuperlo e Nico Stumpo ospiti in platea. L’assemblea si è smarcata dal «partitino» che Nichi Vendola terrà a battesimo a Rimini. Qualcuno prova ancora a ricucire e lo scenario è ancora più complicato perché la scissione dalemiana, data per certa ai primi di febbraio, sembra rientrata o rimandata alle calende greche visto che si voterà solo fra quindici mesi. A sparigliare il campo vendoliano resta Giuliano Pisapia che aveva mollato la poltrona di Palazzo Marino per giocarsi un ruolo nazionale e che vorrebbe fare la spina nel fianco sinistro del renzismo.

Per ora, dunque, gli ex Sel sembrano su due strade diverse. Questo weekend è convocato a Rimini il congresso che sancirà la nascita del partito e dovrebbe eleggere alla segreteria Nicola Fratoianni. «Da domani – annuncia Scotto dall’Ambra Jovinelli – lanceremo 100 assemblee di ‘Si apre’ in tutta Italia per una campagna di ascolto». Fratoianni, dal congresso di Podemos, replica con un post sul suo blog: «Scacciamo il politicismo. Una sinistra che si occupi solo di rincorrere strategie elettorali – è la stoccata agli avversari interni – è sconfitta in partenza, è separata dalla sua gente. La sinistra è forza collettiva, mobilitazione sociale, o non è». Le alleanze, spiega Paolo Cento, si fanno al momento del voto e non prima. Non ci si può ‘consegnare’ a Pisapia, è il messaggio. Ma la strada imboccata da Vendola e Fratoianni, dicono gli ex Sel riuniti all’Ambra Jovinelli, è sbagliata. «Il congresso non è contendibile, non ci vado: non serve un partitino minoritario. Noi vogliamo essere federatori della sinistra, parliamo con Pisapia, D’Alema e i compagni della Sinistra Pd», dice Ciccio Ferrara. Massimiliano Smeriglio, vice di Zingaretti alla Regione Lazio, è durissimo: «Non me la sento di assistere a una sceneggiata basista dove tutto è già deciso». Altri esponenti dell’ala ‘indipendentista’, in realtà, al congresso ci saranno: giusto ascoltare, affermano. Lo stesso Scotto alla fine potrebbe andare. Ma il capogruppo di Si, dopo aver ritirato la candidatura al congresso, cita Laura Boldrini nel dire che è «grave errore recintarsi nell’ennesimo partito». I nervi sono tesi. Se la frattura dovesse consumarsi, si aprirebbe anche la partita dei gruppi parlamentari, con la possibilità che dalla scissione nasca un nuovo gruppo vicino a Pisapia. Ma c’è chi prova un’ultima mediazione. Si deve evitare, afferma l’ex Dem Alfredo D’Attorre, che «per l’ennesima volta si associno le parola sinistra e divisione». «La decisione di chi pensa di non partecipare al congresso – ha aggiunto D’Attorre riferendosi proprio al gruppo di Scotto – sarebbe sbagliata, ma ora tocca anzitutto a Vendola e Fratoianni, che hanno avuto il merito di investire l’esperienza di Sel nella costruzione di un soggetto più ampio, prendere un’iniziativa per recuperare la partecipazione di tutti e aiutare a trovare soluzioni unitarie sul piano politico e organizzativo».

L’aspirazione del congresso di Rimini è aprire le porte a un mondo scomposto e frammentato, costituito non solo da partiti. Offrire un contenitore per «mettere insieme – come ha detto di recente Nichi Vendola, primo e ultimo segretario di Sel – le esperienze, le pratiche, la cultura di chi ha resistito a sinistra per diventare punto di riferimento e speranza di milioni di italiani». Il confronto dal 17 al 19 febbraio a Rimini si svilupperà su due piani: uno immediato, che stabilirà la linea politica e chi la guiderà e un altro ‘parallelo’, fuori dal Palacongressi, rivolto gli interlocutori, possibili alleati alle elezioni. La lettera dell’offerta politica di Si ha tanti indirizzi scritti sopra e sembrano gli stessi degli scissionisti: in primo luogo la sinistra Pd e D’Alema, Pisapia e Campo Progressista, Ferrero e il Prc, Landini e Coalizione sociale (ma non era stata archiviata dallo stesso leader Fiom?), Civati e Possibile, i sindaci come De Magistris (che non pare granché interessato a un ruolo di gregario in questa compagine) e Zedda, presidenti di regione come Enrico Rossi o Emiliano, la rete delle associazioni, la società civile, il sindacato, inteso soprattutto come Cgil e «a quanto si muove nei 5Stelle. Non dimentichiamo poi – ha aggiunto Vendola – che c’è un popolo che si è rifugiato nell’astensione. Vogliamo confrontarci con tutti. Ma non rinunciamo a un punto di vista autonomo. Qui sta la ragione di Sinistra italiana».



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