Incendio di Rignano, i migranti accusano la polizia

Due persone carbonizzate nel Gran Ghetto di Rignano, in provincia di Foggia. Le fiamme durante un maxi sgombero. Il sospetto che siano state appiccate per intimorire chi resisteva alla deportazione

da Rignano Garganico, il Comitato lavoratori delle campagne/Rete campagne in lotta

FOGGIA 2 MORTI NELL?INCENDIO DI QUESTA NOTTE AL GHETTO DI RIGNANO FOTO FRANCO CAUTILLO?

Questa notte un nuovo gravissimo episodio è accaduto al Ghetto di Rignano. Due persone sono morte in un incendio. Dalla notte del 28 Febbraio è in atto una maxioperazione di sgombero che sta coinvolgendo più di 700 persone. Dopo la prima giornata, in cui 100 persone sono state deportate in due strutture site nel territorio del comune di San Severo, la polizia ha avuto difficoltà a procedere con lo sgombero. Nonostante i tentativi di deportazione forzata, e le false promesse di documenti e lavoro a chi avesse lasciato volontariamente il Ghetto, i lavoratori e le lavoratrici lì presenti non hanno accettato di lasciare le loro case senza una reale alternativa immediata e praticabile. Intanto perché i posti disponibili nelle due strutture non sono sufficienti per tutte e tutti, e poi perché senza un sistema di trasporto da e per i luoghi di lavoro abbandonare il ghetto significa perdere qualsiasi possibilità di sostentamento, per quanto misera. Per non parlare della condizione delle donne, che hanno ancora meno opportunità di reddito al di fuori del sistema dei ghetti. Ma a tutti coloro che sono rimasti è stato impedito di accedere alle loro case, anche solo per recuperare gli effetti personali, ed hanno passato notti all’addiaccio. Per questo nella giornata di ieri, 2 marzo, si è mosso un corteo spontaneo che dal Ghetto ha raggiunto la Prefettura al centro di Foggia. I manifestanti hanno ottenuto che una delegazione fosse ricevuta dai rappresentanti del governo e della polizia, ma l’esito dell’incontro è stato negativo, e la Prefettura ha confermato la volontà di procedere allo sgombero. Stanotte ci sono state nuove tensioni, fino ad arrivare allo scoppio di alcuni incendi. In uno di questi sono morte carbonizzate due persone, ancora da identificare.

L’incendio, secondo i tanti lavoratori lì presenti che ce l’hanno testimoniato, è stato appiccato dalle forze dell’ordine, con la finalità di intimorire ulteriormente i presenti a lasciare quel posto. E’ praticamente impossibile in queste ore documentare quanto sta accadendo, perché è impossibile a chiunque superare i cordoni di sicurezza della polizia. Nemmeno la stampa ha facoltà di esercitare il diritto/dovere di cronaca. Ma gli abitanti del ghetto si rifiutano di consegnare i loro morti alle autorità fino a quando non emergerà la loro versione dei fatti.

Si continua poi a sostenere, in malafede, che ci sono sistemazioni alternative per tutti. E non riusciamo a toglierci dalla testa che dopo un inverno in cui le persone sono state abbandonate a loro stesse, in balìa delle intemperie e degli incendi, a primavera e in concomitanza con la campagna elettorale di Michele Emiliano per la scalata a quel che resta del PD si proceda con un’operazione che ha sapore di propaganda, ma che evidentemente è sfuggita di mano. A pagarne le conseguenze, però, sono sempre coloro che il sistema vorrebbe deboli e muti.

Questi morti, gli ennesimi che siamo costrett* a piangere, sono sulle coscienze di chi sfrutta le persone a fini politici, di chi le sfrutta sul lavoro, di chi ne fa un fenomeno da baraccone, di chi con leggi criminali crea marginalità, segregazione, ricatto. Nessuno si azzardi a dire che è colpa loro, che l’incendio è stato appiccato da qualche abitante del ghetto, che le persone si sono rifiutate di andarsene nonostante gli sia stata offerta un’alternativa. Quell’alternativa è un’invenzione, qui si gioca con la vita delle persone, una vita che evidentemente non conta nulla. I responsabili hanno nomi e cognomi – e la lista è lunga. Siedono alla presidenza della Regione Puglia, al Ministero dell’Interno, nelle Questure e in tutti i palazzi del potere, ma anche nei posti di comando delle loro aziende, con sede in mezzo mondo.

Il vostro Made in Italy è sporco del nostro sangue! Questi morti gridano giustizia. E finché giustizia non sarà, non potrà esserci pace.

La versione ufficiale, riportata dall’Ansa, riferisce di due cittadini di nazionalità africana, probabilmente del Mali, morti a causa di un incendio di vaste proporzioni che si è sviluppato nella notte all’interno del ”Gran Ghetto”, la baraccopoli che si trova nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico. Quando si è sviluppato il rogo, che in pochi minuti ha avvolto numerose baracche, sul posto erano già presenti i vigili del fuoco, carabinieri e agenti di polizia che stavano presidiando l’area dopo lo sgombero cominciato il 1 marzo.

Sono ancora impegnate nelle operazioni di bonifica le squadre dei vigili del fuoco che la scorsa notte hanno operato per ore per domare il fuoco che si è sviluppato all’interno del Gran Ghetto, la baraccopoli sorta nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico, che ospita alcune centinaia di immigrati utilizzati per i lavori stagionali nelle campagne. “Non abbiamo ancora potuto recuperare i corpi carbonizzati dei due cittadini africani deceduti a causa dell’incendio – ha detto all’ANSA uno dei vigili – Stiamo aspettando il medico legale e il magistrato di turno”. L’incendio, che ha distrutto in breve tempo un centinaio di baracche di legno, si è sviluppato improvvisamente e con violenza, grazie anche al forte vento che ha alimentato le fiamme e ha reso difficile le operazioni di spegnimento. Il rogo ha anche provocato l’esplosione di numerose bombole di gas che venivano utilizzate nelle baracche per alimentare stufe e cucine. “Al momento – ha detto un ufficiale del vigili del fuoco intervenuto sul posto – non è possibile capire se si tratti di incendio doloso o meno, anche se questa è una delle ipotesi che stiamo valutando perché le fiamme si sono sviluppate in modo violento e improvviso”.

Il Ghetto è abitato da alcune centinaia di migranti impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli nelle campagne della zona. Due giorni fa era cominciato lo sgombero da parte delle forze dell’ordine disposto dalla Dda di Bari nell’ambito di indagini avviate nel marzo del 2016 e culminate con il sequestro probatorio con facoltà d’uso della baraccopoli per presunte infiltrazioni della criminalità. Due giorni fa, sempre nell’ambito di queste indagini, è stato deciso ed avviato lo sgombero che non è avvenuto totalmente perchè alcuni dei 350 migranti che erano nella baraccopoli si sono rifiutati di lasciare il ‘Ghetto’. Ieri mattina alcuni di loro – circa 200 - hanno protestato davanti alla prefettura di Foggia, ribadendo di non voler lasciare il Ghetto e chiedendo di voler parlare con il prefetto.L’incendio si è sviluppato su un’area di oltre 5000mq e ha distrutto un centinaio di baracche. Quando le tre squadre di vigili del fuoco sono riuscite a circoscrivere e spegnere le fiamme hanno trovato i corpi carbonizzati dei due africani. Sulle cause al momento non si può ancora essere certi, ma non si esclude che possa essere di natura dolosa. “E’ stato troppo violento ed improvviso - ha riferito all’ANSA un vigile del fuoco che ha operato sul posto – e quindi non si esclude che possa essere stato appiccato da qualcuno”. Molte bombole di gas sono saltate in aria e hanno contribuito a rendere ancora più pericolosa la situazione.



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