La rabbia di Napoli, il razzismo di Salvini, il manganello di Minniti

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Il ministro della guerra ai migranti, Minniti, requisisce la Mostra d’Oltremare per garantire la parola al leader razzista Salvini e fa piovere manganellate e lacrimogeni sugli antirazzisti napoletani che sfilano in corteo

da Napoli, Antonello Zecca

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La manifestazione antifascista e antirazzista contro il comizio di Salvini a Napoli, promossa dal coordinamento Mai Con Salvini, ha visto la partecipazione di circa 8-9000 persone. Le agenzie, al termine, scrivono di tre persone arrestate e tre denunciate tra gli attivisti dei centri sociali e trentaquattro feriti (28 tra polizia e carabinieri, 6 tra i manifestanti).

Molto eterogenea la composizione politica del corteo: presenti tutti gli spazi liberati in città (Iskra, Zer081, Je So Pazzo, Insurgencia, Bancarotta, Asilo, Mensa Occupata) sindacati (USB in particolare) e forze politiche (PRC, Sinistra Anticapitalista, DEMA, Verdi, SCR, Carc, Rete dei Comunisti) e collettivi di vario genere, sia cittadini che dalla provincia. Assente il sindaco De Magistris, che pure aveva annunciato la sua presenza e aveva duramente criticato la visita di Salvini a Napoli.

Il corteo si è snodato da Piazza Sannazzaro, nelle vicinanze del lungomare, sino a Piazzale Tecchio, nelle adiacenze del luogo in cui Salvini ha poi effettivamente tenuto il comizio. La manifestazione, molto combattiva, si è svolta senza alcun problema praticamente per tutta la sua durata attraversando un quartiere a forte composizione popolare, Fuorigrotta, controllata però a vista da polizia (in testa) e carabinieri (in coda). Una volta giunto al Piazzale Tecchio, il corteo si è trovato di fronte un imponente spiegamento di forze di polizia, che bloccava completamente l’ingresso del Viale Kennedy, per impedire il raggiungimento del luogo dove Salvini stava intervenendo e a cui i manifestanti e le manifestanti avrebbero voluto consegnare un simbolico “foglio di via”.

Le forze di polizia hanno rifiutato radicalmente questa possibilità, richiesta peraltro a gran voce da un corteo pacifico ma determinato, e hanno invece risposto con cariche molto violente, condite da numerosi lanci di lacrimogeni e dall’uso di idranti. Particolare particolarmente preoccupante, i manifestanti sono stati inseguiti per alcuni chilometri dal Piazzale Tecchio fino almeno a Viale Giulio Cesare, con l’evidente obiettivo di rompere il corteo e impedirne il ricompattamento. Alcuni e alcune manifestanti sono state malmenati/e ai bordi della strada e ci sono stati alcuni fermi.

Il clima attorno alla giornata di oggi è stato caratterizzato da una fortissima tensione, voluta e ricercata dal Ministero dell’Interno e dal suo titolare Minniti, che evidentemente non poteva tollerare lo smacco subito il giorno prima grazie alla rescissione da parte dell’Ente Mostra del contratto con Salvini per l’uso di una delle sale interne.

Questo risultato era stato ottenuto dalla combinazione dell’attivismo di centinaia di militanti, dal sostegno del Comune, che si era espresso con parole chiare contro la visita del leader della Lega Nord, e da un fastidio altrettanto chiaro che si percepiva nel corpo largo della città nei confronti di un personaggio che aveva fatto del razzismo antimeridionale uno dei suoi marchi di fabbrica.

Di fronte a una situazione difficile, non solo e non tanto per Salvini, ma per il governo e per lo Stato, che evidentemente non poteva tollerare una crepa nella diga, vieppiù abbastanza visibile anche fuori i confini della città di Napoli, Minniti ha centralizzato le decisioni espropriando l’ente locale e un ente privato dalle sue prerogative con un decreto di tipo emergenziale (quello che si usa per l’individuazione dei siti per discariche e/o inceneritori, per intenderci), imponendo una visita ampiamente contestata e non voluta.

Un comizio in cui Salvini ha tra l’altro dato sfogo al suo solito repertorio razzista, nazionalista e xenofobo, con l’unica novità di una calibratura sul meridione, nell’ottica della costruzione di un profilo nazionale. Si tratta di una svolta pericolosa, perché nel quadro di una crisi sociale che al Sud continua ad approfondirsi, la Lega potrebbe trovare un bacino di consensi, ancorché più limitato, anche qui.

 

Ecco, infine, la dichiarazione del cartello Mai con Salvini

“Il Ministro Minniti (insieme a Matteo Salvini) con le sue forzature e la costruzione autoritaria di una zona rossa militarizzata nella mostra d’oltremare, contro il volere dell’ente stesso, porta grande responsabilità politica della rabbia sociale di oggi. Le cariche poi indiscriminate che hanno inseguito un corteo di migliaia di persone per chilometri! Libertà per i fermati!”

Un fiume di persone, fino a diecimila nelle strade di Fuorigrotta: è la marea che si è innalzata per contestare il leader razzista e antimeridionale Matteo Salvini e il suo congresso “dello zio Tom” con i suoi tristi autobus di deportati.

Migliaia di giovani di questa città invece nella manifestazione, ma anche associazioni, movimenti, comitati, realtà di base. Contro una presenza a cui la città era complessivamente ostile perchè ha ottima memoria della discriminazione politica e degli insulti continui.

Di quel che è successo dopo, dell’indignazione trasformata in rabbia e poi delle cariche indiscriminate fino alla fine di viale Giulio Cesare, il ministro Minniti, dopo Matteo Salvini, porta la responsabilità politica e morale. Commissariata per l’ennesima volta la città, sfidata la totale impopolarità di questa presenza con un provvedimento autoritario che ha imposto alla mostra d’oltremare un comizio che l’ente autonomo e il Comune che ne detiene la proprietà non volevano ospitare.

Una sfida muscolare al sentimento antirazzista e antileghista della città completato da un impressionante militarizzazione e dalla costruzione di una Zona Rossa, cui Napoli ha sempre dimostrato di essere allergica.

Se Salvini poteva tenere il suo comizio razzista nella mostra d’Oltremare, persino contro il volere della stessa, allora i cittadini di Napoli avevano il diritto di andarlo a contestare!

Il dispositivo militare ha reagito al tentativo di consegnare il “foglio di via” a Salvini e poi ha deciso di mostrare i muscoli caricando il corteo che a quel punto si è difeso come poteva. Con il camion dell’amplificazione da cui arrivavano ripetuti inviti a compattarsi e continuare la manifestazione per tornare verso piazza Sannazzaro, ma non è stato possibile perchè le cariche con idranti e lacrimogeni sono continuate per chilometri su tutta via Giulio Cesare fino all’imbocco della galleria. Con cinque, forse sei persone fermate, alcune nelle cariche gratuite a grande distanza dalla Mostra e persone pestate anche sui marciapiedi. Chiediamo a tutti quelli che dispongono delle foto di questi pestaggi coi manganelli di farcele avere.

Noi rivendichiamo la liberazione dei fermati e di sicuro l’opposizione alle politiche razziste e antimeridionali continuerà!



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Pubblicato in Quotidiano movimento

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3 Commenti

  1. cittadino deluso

    Una parola…..ridicoli. Lasciarlo solo a parlare sarebbe stato un modo per far capire che non era gradito. grazie a questi pazzi ora è anche vittima. siamo in democrazia…la conoscete questa parola?

  2. freeitaly

    - Colpo di Stato di Napolitano e i centro sociali zitti e allineati

    - 4 premier di cui 3 targati PD e i centro sociali zitti e allineati

    - Savini a Napoli sfasciata una città

    Se manifestare il proprio pensiero mette terrore più di una dittatura, significa che bisogna chiudere i centri sociali frequantati da FASCISTI & SQUADRISTI

  3. Lino

    Salvini aveva tutto il sacrosanto diritto di andare a Napoli e dire la sua .

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