Cartier-Bresson, sguardi che producono il mondo

Cartier-Bresson: 140 scatti in mostra a Palazzo Ducale fino all’11 giugno, in parallelo con la concomitante esposizione “Elliott Erwitt – Kolor”. Due maestri della fotografia contemporanea

da Genova, Claudio Marradi

MEXICO. Mexico City. Prostituées. Calle Cuauhtemoctzin. 1934. MEXICO. Mexico City. Prostituées. Calle Cuauhtemoctzin. 1934. © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

 

Ci sono sguardi che hanno la facoltà di evocare ciò su cui si posano. Farlo esistere. Come la parola che, nominando le cose nell’infanzia del mondo, le pro-duce. Le fa, letteralmente,  venire alla luce: sguardi maieutici, avrebbe detto Socrate. Lo sguardo di Henry Cartier Bresson fu uno di questi, in quell’infanzia del mezzo fotografico come espressione artistica che si stava svincolando da un mandato di mera descrizione del mondo dal quale aveva, a sua volta, liberato a suo tempo le arti figurative.

E’ alla potenza fondativa di questo sguardo che Palazzo Ducale di Genova dedica la mostra “Henry Cartier Bresson fotografo”, curata per l’edizione genovese da Denis Curti, prodotta da Civita Mostre con la collaborazione della Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi e promossa dal Comune di Genova, dalla Regione Liguria e dalla Fondazione Palazzo Ducale (www.mostracartierbresson.it).

140 scatti con i quali Palazzo Ducale istituisce, fino al prossimo 11 giugno, un percorso in parallelo – colore vs bianco e nero, ironia vs poesia, immediatezza vs accurata preparazione dello scatto –  con la concomitante esposizione “Elliott Erwitt – Kolor” in un dialogo serrato tra due maestri della fotografia contemporanea entrambi appartenenti all’agenzia Magnum, di cui Cartier Bresson fu anche fondatore nel 1947. Un dialogo a distanza che trova fondamento anche nella stima che i due  nutrivano reciprocamente:“Erwitt – riconosceva il fotografo scomparso nel 2004 – è riuscito a bilanciare il suo lavoro con gli impegni pubblicitari e commerciali per le riviste Life e Holiday. Per me, Elliott è riuscito a compiere un miracolo lavorando su un continuo di campagne commerciali ma riuscendo ad offrire, comunque, un bouquet di foto rubate con un sapore, un sorriso, dal suo io più profondo”.  Non che Cartier Bresson non avesse il gusto dell’ironia, anzi.  Come quando nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York intende dedicargli una mostra “postuma”, credendolo morto nella guerra appena conclusa. Lui, quando si mette in contatto con i curatori per chiarire la situazione, con immensa autoironia  e sfida scaramantica, dedica oltre un anno alla preparazione dell’esposizione, che verrà inaugurata nel 1947.

Un ciclista sfreccia per la via visto dall’alto di una scalinata, due bambini giocano in una strada di periferia, un signore con cappello e impermeabile colto al volo nell’attimo in cui salta una pozzanghera in un giorno di pioggia…  Come in un miracolo in cui l’esordio  sembra coincidere col punto più alto di una carriera, quando Cartier Bresson realizza “Gare Saint Lazare”, il suo scatto forse più famoso, ha solo 24 anni e  ha comprato la sua prima Leica da appena due. Ed è ancora alla ricerca del suo futuro professionale. È incerto e tentato da molte strade, dalla pittura al cinema. “Sono solo un tipo nervoso, e amo la pittura. Per quanto riguarda la fotografia, non ci capisco nulla” confessa. Eppure tutte quelle immagini  prima di lui non esistevano in sé, confusi elementi di un paesaggio visto di sfuggita nella fretta della vita quotidiana.  Prima che arrivasse lui a ritagliarle una per una,  facendole emergere dalla nebbia della disattenzione dello sguardo inconsapevole di ognuno di noi.  E concorrendo così a distillare una porzione di quell’immaginario condiviso che diverrà autentica icona, a prescindere dalla quale una certa idea della Francia non esisterebbe neanche. E senza la quale  il Paese transalpino sarebbe più un’espressione geografica e politica, piuttosto che quella composita ma riconoscibilissima identità culturale che tutti  riconosciamo, in un pacchetto cognitivo che include anche softpower geopolitico e marketing di un brand territoriale  che vale, per la sola Parigi, milioni di visitatori all’anno.

“Concentrazione, disciplina mentale, sensibilità e un senso della geometria. Solo tramite un utilizzo minimale dei mezzi si può arrivare alla semplicità di espressione”. E’ la ricetta bressoniana di una tecnica che arriva a ottenere il massimo di un’apparente naturalezza. Ma che in realtà richiede il massimo dell’esercizio  per ottenere risultati all’altezza della sua celebre formula di un fotografare come gesto poetico che  “mette sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”. Di qui la scelta del bianco e nero: prima necessità negli esordi tra le due guerre mondiali, poi scelta stilistica rigorosa di un “fotografare che è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale”. Piacere fisico come fisico è il piacere del testo di un altro francese come Roland Barthes.  Perché la parola che fonda il mondo non può che essere il corpo erotico della parola poetica. Gli scatti di Cartier Bresson, con quel nero sfuocato di un corpo ripreso in movimento,  sembrano allora leggibili come haiku giapponesi scritti col pennello di una Leica nella luce della foto-grafia: nello stacco sfrangiato tra il nero dell’inchiostro e il bianco della carta il segno scaturisce e naufraga nel vuoto, l’essere nel nulla.

FRANCE. Paris. Place de l'Europe. Gare Saint Lazare. 1932. FRANCE. Paris. Place de l’Europe. Gare Saint Lazare. 1932. © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

Scheda informativa HENRI CARTIER-BRESSON FOTOGRAFO

Curator per Palazzo Ducale Denis Curti 11 marzo  – 11 giugno 2017

Genova, Loggia degli Abati di Palazzo Ducale

Da martedì a domenica 10 – 19 Lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima

Info mostra 199.15.11.21 (dall’estero 02 89096942) mostre@civita.it www.palazzoducale.genova.it www.mostracartierbresson.it

Biglietto di ingresso € 12,00 open € 10,00 intero  € 8,00 ridotto

Touring Club Italiano, Arci, FeltrinelliCard, Abbonati Teatro Carlo Felice, Abbonati Teatro Stabile di Genova, Amici dei Musei e di Palazzo Ducale, Teatro della Tosse Card, Card dei Musei di Genova, Possessori del biglietto di ingresso ai Musei di Strada Nuova, Dipendenti IREN con accompagnatore, possessori cartoline sconto alberghi genovesi, abbonati annuali AMT, Soci Fondazione Ansaldo, Partecipanti Grandi Convegni muniti di badge nominativo, possessori biglietto mostra Modigliani, disabili, insegnanti, giovani dai 19 fino a 27 anni compiuti con documento e/o tesserino universitario, gruppi da 15 a 25 persone.

€ 3,00 ridotto speciale scuole e giovani fino a 18 anni

€ 5,00 ridotto speciale ogni venerdì per giovani dai 19  a 27 anni; ridotto tesserati CUS, tutti i pomeriggi feriali dalle 14.00

Gratuito minori di 6 anni, accompagnatori di persone disabili, giornalisti accreditati dall’ufficio stampa e guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe, membri ICOM

Biglietto integrato con la mostra Elliott Erwitt KOLOR (Sottoporticato di Palazzo Ducale, dall’11 febbraio al 16 luglio 2017) € 15,00 intero € 5,00 cumulativo speciale scuole e giovani fino a 18 anni

Diritto di prenotazione € 1,50 per i biglietti: intero, ridotto, gruppi € 1,00 per i biglietti: ridotto speciale scuole, minori di anni 18, tesserati CUS

Visite guidate € 100,00 gruppi € 80,00 scuole € 120,00 in lingua



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