Pasti caldi ai migranti: condannata una deputata svizzera

Condannata in Ticino Lisa Bosia Mirra, deputata socialista svizzera, per aver aiutato i migranti transitanti dall’Italia. «Non mi dimetto. I miei elettori mi hanno votata per questo»

di Checchino Antonini

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Condannata in primo grado Lisa Bosia Mirra. Da un punto di vista morale e antropologico è l’opposto di persone come Salvini o Di Maio. Per nove volte aveva fatto entrare in Svizzera degli immigrati che non avevano documenti in regola e, l’anno scorso, aveva ricevuto, con un sacerdote comasco, un premio per aver assistito con pasti caldi i migranti che attendevano in stazione a Como. Ora nei confronti di Lisa Bosia Mirra, deputata nel Gran Consiglio del Canton Ticino (Svizzera), è stato emanato un decreto d’accusa (in sostanza un decreto penale di condanna) per violazione della Legge federale sugli stranieri. Alla consigliera è stata inflitta una condanna alla pena pecuniaria di 80 franchi al giorno e, spiega il Ministero pubblico svizzero, l’esecuzione della pena è stata sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. Stando alle accuse, nel settembre scorso, Lia Bosia Mirra era stata fermata dalle Guardie di confine «per aver collaborato all’entrata illegale in Svizzera di cittadini stranieri sprovvisti dei documenti necessari di legittimazione». «L’inchiesta – spiega il Ministero pubblico – ha appurato che ciò è avvenuto già in precedenza; almeno nove volte, in totale, fra l’agosto e il settembre 2016 con diverse modalità». Bosia Mirra è dunque stata ritenuta colpevole di «ripetuta incitazione all’entrata, alla partenza e al soggiorno illegale» secondo la legge federale sugli stranieri.

«Sono stata zitta a lungo – scrive la stessa deputata sul suo profilo fb – ma adesso sono pronta a raccontare a chiunque abbia la voglia e il tempo di ascoltare quello che ho visto a Como: delle ferite ancora aperte, delle donne stuprate, dei minori respinti. Di come quel parco antistante la stazione si sia trasformato nella dimostrazione più evidente della fine di qualunque umanità. E di come fosse impossibile fare diversamente da come ho agito. Perché quello che pesa, infine, più dell’ingiustizia, è il privilegio. Il privilegio di quel passaporto che permetteva a me di tornare a casa, a me che non ho fuggito la guerra, che non ho mai patito la fame, che non ho rischiato la vita nel deserto. Io tornavo a casa e loro restavano al parco. Anche quella ragazza il cui fratello era morto nel naufragio dell’imbarcazione sulla quale viaggiavano entrambi; anche quell’uomo che aveva trascorso dieci mesi attaccato ad un muro da una catena. Non la tiro lunga, sono a Belgrado, anche qui disperata umanità senza diritti. È come sempre più utile fare che parlare ma sono pronta a raccontare, ma non è una bella storia».

E’ la prima volta che Lisa Bosia Mirra si esprime sulla vicenda: il Ministero Pubblico ha emesso un decreto d’accusa non riconoscendo le attenuanti umanitarie. La difesa ha detto che farà ricorso. Come si sente? «Sono sconcertata, perché la Procura non ha accettato il memoriale di difesa, e quindi si è andati diretti verso una condanna senza tener conto di nessuna attenuante umanitaria. E questo lascia presagire che c’è un clima politico delicato che riguarda il tema dei migranti oltre che di giustizia», dice a una emittente radio svizzera. Ma non si dimetterà, nemmeno se dovesse essere condannata in via definitiva. «Per ora no, sempre che non me lo chieda il partito. Io ho comunque la certezza assoluta di poter contare sui miei elettori, loro sapevano benissimo di cosa mi sarei occupata. Poi come detto degli aspetti più istituzionali valuteremo nelle sedi più opportune e nel partito».

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