No Tap, ancora barricate a Melendugno

Torna il cantiere del Tap dopo la pessima sentenza del Tar e tornano nella notte le barricate a Melendugno

di Checchino Antonini

68dfbd93-85a0-47ca-a2ec-07077359a722_large una carica dei giorni scorsi contro i cittadini che si oppongo al Tap

 

Tornano le barricate nell’area del cantiere Tap, a Melendugno: dopo il verdetto del Tar Lazio che ieri ha dato il via libera all’azienda per riprendere le operazioni di espianto degli ulivi nella zona dove arriverà il gasdotto, respingendo così il ricorso della Regione Puglia, gli attivisti ‘No Tap’ sono nuovamente sul piede di guerra. In circa 300 sono presenti sul posto e nella notte hanno eretto ancora delle barricate. Il responso del Tar è un nuovo tradimento all’esito del Referendum del 4 Dicembre circa le competenze stato-regione. La decisione sullo spostamento degli ulivi è di competenza regionale e non ministeriale. E 94 sindaci su 97 della Provincia di Lecce sono contrari alla devastante grande opera, così la Regione Puglia, e il Comitato No Tap che da sei anni cerca insistentemente di far luce sugli impatti ambientali, sanitari e sociali dell’opera oltre che sugli interessi nascosti dietro l’opera.
Qui l’articolo di Maurizio Zuccari sul Tap

Le barricate sono state costruite dagli attivisti, contrari all’approdo del gasdotto sulla costa di San Foca di Melendugno, sulle strade interpoderali di accesso all’area cantiere del consorzio Tap, che pertanto è tornata nuovamente ad essere interdetta all’accesso veicolare. Le barricate sono state realizzate ancora una volta utilizzando anche le pietre dei tanti muretti a secco che costeggiano la zona. Nella notte, personale della security dell’Almaroma all’interno del cantiere ha segnalato anche il lancio di pietre nell’area. Smontata da parte dei manifestanti anche una parte della recinzione perimetrale del cantiere. Circa 300 persone sono già presenti presso il presidio permanente. I lavori sono fermi. Sono circa una dozzina i rimanenti alberi di ulivo da espiantare e trasportare nella masseria dove vengono curati per poi essere successivamente reimpiantati nella stessa area, a conclusione dei lavori.

A rischio i concerti No Tap del 25 aprile e del primo maggio

E ora rischiano di saltare i due concerti ‘No Tap’ organizzati a San Foca di Melendugno per il 25 aprile e l’1 maggio. È quanto emerso dalla riunione del coordinamento di forze di polizia convocata nel pomeriggio in Prefettura a Lecce. Presenti tra gli altri anche il sindaco di Melendugno, Marco Potì, e il presidente della Fondazione ‘La Notte della Taranta’, Massimo Manera, al quale la Regione Puglia ha affidato l’organizzazione di un concertone per il 25 aprile, festa della Liberazione, per richiamare l’attenzione sulla vicenda del gasdotto Tap. Nel corso dell’incontro è emersa, anche alla luce del verdetto odierno del Tar del Lazio, l’assenza delle condizioni di sicurezza nel piano rielaborato dal Comune di Melendugno secondo le recenti prescrizioni ministeriali anti-terrorismo necessarie per poter far svolgere l’evento. Troppe le problematiche inerenti la sicurezza da dover gestire in appena cinque giorni, riguardanti soprattutto i sistemi di sbarramento e filtraggio via mare. Non ci sarebbero neppure i previsti coefficienti di contenimento in rapporto ai possibili partecipanti. L’area in cui si dovrebbero svolgere i due concerti è quella di piazza del Popolo, con 3.500 metri quadri utili per ospitare al massimo cinquemila persone. Il concerto dell’1 maggio, invece, è in fase organizzativa da parte dei giovani del ‘So what Festival’ con una raccolta fondi lanciata sul web.

Due settimane fa, la prima decisione del Tar del Lazio aveva fatto gridare vittoria gli attivisti anti-Tap, protagonisti delle proteste in Puglia. Ora arriva quella che sembra una marcia indietro dentro un tira-e-molla, ma in realtà è la normale dinamica della giustizia amministrativa: il Tar ha bocciato il ricorso della Regione Puglia e l’espianto di 211 ulivi legato ai lavori per il gasdotto può ripartire. Il 6 aprile il presidente della terza sezione, Gabriella De Michele, dovendo dare una risposta d’urgenza alle istanze della Regione, aveva emesso un decreto e aveva sospeso gli atti del ministero dell’Ambiente che autorizzavano l’espianto ulivi. Ma si trattava un atto temporaneo e cautelare, in attesa di riesaminare l’intera questione nel merito in una seduta collegiale dei giudici. Ieri, infatti, c’è stata la camera di consiglio che ha deciso di respingere il ricorso. Una decisione in linea, d’altra parte, con la sentenza del Consiglio di Stato del 27 marzo. A ricordarlo è l’amministrativista Gianluigi Pellegrino, che da salentino conosce bene le zone d’approdo della pipeline al centro della contesa. «Il Consiglio di Stato – afferma – aveva già validato l’opera evidenziando come il tracciato del gasdotto sia frutto del vaglio di ben 12 soluzioni, tra cui è stata scelta quella preferibile. La salvaguardia degli olivi è garantita», sintetizza il giurista.

Così il Tar ha dato il via libera al Tap

Le ragioni per cui il Tar ha rigettato il ricorso della Puglia sono contenute in un atto articolato, redatto dal giudice Daniele Dongiovanni, ma si possono sostanzialmente ridurre a due. La prima è che il Tap è un’opera «dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato» e come tale la titolarità del controllo sul rispetto di quanto previsto nel decreto sulla Valutazione di impatto ambientale ricade sul Ministero dell’Ambiente. La seconda è che sebbene la Regione sia indicata nello stesso decreto «come Ente vigilante, non può escludersi che il Ministero rimanga titolare di una facoltà di controllo». Il ministero, tra l’altro, ha spiegato che il numero di ulivi rimasti da espiantare e spostare è ormai limitatissimo. Anche due dipartimenti regionali, sottolinea poi la sentenza, avevano dato il via libera all’espianto e le ulteriori osservazioni del Dipartimento Ecologia «non hanno posto nel nulla» quelle autorizzazioni.
Leggi gli affari di Erdogan sul Tap

Ma che cos’è il Tap?

Il progetto TAP – Trans Adriatic Pipeline è un progetto infrastrutturale per la costruzione di un condotto per il trasporto del gas naturale proveniente dai giacimenti di ShahDenizinin Azerbaijan fino alle coste italiane per la distribuzione in Europa. Questo gasdotto fa parte del più grande progetto denominato Corridoio Sud del Gas di cui fanno parte il Trans Anatolian Pipeline (TANAP) e il Trans Caspian Gas Pipeline. Il Tap è il tratto di gasdotto che dovrebbe connettere Kipoi (al confine greco/turco) al Salento. TAP dovrebbe avere una lunghezza di 878 chilometri (di cui 550 chilometri in Grecia; 215 chilometri in Albania; 105 chilometri nell’Adriatico e 8 chilometri in Italia). Secondo quanto descritto nel progetto definitivo, il tratto italiano del gasdotto dovrebbe avere una portata di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con la possibilità di un aumento di portata nel futuro fino a 20 miliardi di metri cubi. Il TAP dovrebbe approdare al lido San Basilio meglio conosciuto come Mamanera a San Foca (una frazione di Melendugno). Località conosciuta dai pugliesi per essere, d’estate, la più grande dance hall reggae a cielo aperto del Salento oltre che uno dei lidi più frequentati dai turisti per il mare cristallino. Il progetto, ritenuto di importanza strategica dall’Europa e dal governo italiano, come opera per la diversificazione degli approvvigionamenti energetici, viene avversato da popolazione e governi locali. Per dare voce alle preoccupazioni circa il gasdotto inizialmente si è attivata l’Associazione Tramontana che, venendo a conoscenza del progetto grazie ad un consigliere comunale, ha preparato le prime osservazioni per contrastare il progetto. Successivamente Tramontana è confluita all’interno del Comitato No Tap.

Che cosa devasterà il Tap

Le preoccupazioni ambientali si basano sulla presenza, nelle acque interessate dal progetto, di banchi di corallo, praterie di posidonia oceanica, grotte carsiche e in generale una ricca biodiversità che verrebbe compromessa. Basti pensare che quell’area è meta per la nidificazione di tartarughe Caretta Caretta. Inoltre, il gasdotto, da progetto, dovrebbe approdare vicino alla scogliera di San Basilio con le sue fragili falesie che potrebbero essere danneggiate dalle manovre di trivellamento e posa del condotto. Infine, il tratto di raccordo tra l’approdo e il PRT (Pipeline Receiving Terminal) ubicato nel Comune di Melendugno dovrebbe attraversare un’area con 1900 ulivi. La questione degli ulivi però è ben più amplia: il Tap dovrebbe terminare nel Comune di Melendugno ma per essere operativo bisognerebbe connetterlo, tramite una nuova connessione, con la Rete Nazionale dei Gasdotti che si trova a Mesagne, un comune a 55 km da Melendugno, eradicando oltre 10mila ulivi. Preoccupazioni anche sul fronte economico per le possibili perdite nei settori turistico e ittico a causa dei disservizi che potranno essere portati dai lavori di realizzazione dell’opera. Infine, sono state sollevate preoccupazioni anche a livello sanitario. Il presidente della sezione di Lecce della LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) ha manifestato le sue perplessità circa la mancanza nei documenti progettuali di TAP di uno studio sull’impatto sanitario del progetto. L’aspetto portato alla luce riguarda i fumi prodotti dalla centrale di depressurizzazione del terminal di ricezione, che andrebbero a peggiorare le condizioni d’inquinamento atmosferico del Salento, già contaminato dai residui provenienti da Taranto e Brindisi a causa dei venti che li trasportano nell’area. Due documenti scientifici dimostrano un incremento dell’incidenza dei tumori sulla popolazione connessa di questa opera.



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