La crisi dell’”esperimento Europa” è permanente?

“Confini e oltre: reinventare l’Europa”: un convegno a Roma promosso dall’Europa-Institut di Basilea. Domani e giovedì all’Istituto Svizzero

di Giulio AF Buratti

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Saranno il filosofo italiano Roberto Esposito, docente alla Normale di Pisa, e la storica Madeleine Herren-Oesch, dell’Università di Basilea ad aprire il 7 giugno, a Roma, il convegno “Confini e oltre: reinventare l’Europa“, ultima tappa di un ciclo di conferenze promosse dall’Europa-Institut di Basilea, diretto proprio da Herren-Oesch, ospitato dall’Istituto Svizzero di Roma. Il loro dialogo si intitola: “Europa e filosofia, identità e differenza”.

L’appuntamento si propone di indagare le alternative, ragionando in termini di prospettive diverse e priorità da ridefinire alla persistente crisi dell’”Esperimento Europa”, il titolo del ciclo, un compito reso tanto più urgente dalla poliedricità di questa crisi –  economica, sociale, politica e culturale – che causa profonde divergenze tra i vari attori riguardo alla direzione e agli obiettivi dell’integrazione europea.

Gli attentati di Manchester e Londra e le tornate elettorali, la costruzione di muri, l’emergere del sovranismo con accenti xenofobi, rendono ancora più attuale la riflessione proposta da interventi come quello di Humeira Iqtidar (Kings College London), previsto per il giorno 8 (giorno in cui si terranno le elezioni in Gran Bretagna), che studia da le idee e le pratiche connesse alla tolleranza nella teoria politica islamica. O come quello della storica Francesca Falk che, all’Università di Friburgo, si occupa di post-colonialismo e dell’emigrazione italiana in Svizzera. Falk proverà a ragionare sugli spazi di resistenza: «Le deportazioni per motivi politici non sempre hanno portato ai risultati sperati, e invece di prevenire le proteste hanno permesso la loro diffusione in altri luoghi. Di conseguenza, questi spazi sono diventati terreno fertile di nuove coalizioni e zone di contatto di deportati di diverse origini politiche, geografiche e di classe. In tali circostanze, nuove idee politiche si sono sviluppate. L’analisi di tali spazi favorisce inoltre la nostra comprensione di come la resistenza politica possa essere contenuta, dispersa e ricostituita nella sua stessa dispersione».

un'opera di Yves Mettler, artista ospite del convegno un’opera di Yves Mettler, artista ospite del convegno

«Nella prima parte del mio intervento – spiega ancora a Popoff – mi concentrerò sulle deportazioni politiche nelle isole di Ponza e Ventotene durante il fascismo italiano e di come lì nuove idee politiche siano state sviluppate. La genesi del Manifesto di Ventotene nelle concrete condizioni del confino può essere considerata come un punto di partenza per una genealogia che apre potenziali traiettorie di sviluppo per un’altra Unione europea e la concezione attuale della democrazia. Nella seconda parte, tratterò il retroterra dei rifugiati (“background rifugiati”) di alcune figure emblematiche del processo di unificazione europea (Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Ursula Hirschmann).

«Nel mio intervento – spiega Esposito, autore, tra l’altro del recente “Da fuori. Una filosofia per l’Europa”  (Einaudi, 2016) – cercherò di articolare, intorno al tema dell’unità europea, i linguaggi della filosofia e della politica. Il presupposto di partenza da cui partire è che, per proporre un’Europa politica, si debba partire dalla questione della sua identità/differenza dagli altri ‘grandi spazi’ in cui oggi il mondo è diviso. In questo senso può essere utile interrogare la storia dell’Europa dal punto di vista del suo rapporto col pensiero. In fondo, mancando (a est) di chiari confini geografici, l’Europa ha sempre dovuto autodefinirsi in base a determinati ideali e valori (anche se li ha spesso traditi)».

Temi che Esposito sta indagando da mesi nel corso di un dibattito a distanza sulle colonne del Corriere della Sera nato proprio da un suo articolo firmato assieme a Ernesto Galli della Loggia sulla necessità di una svolta politica dell’Ue: «Fin dalla sua origine, in ogni crisi profonda che ha sperimentato, l’Europa ha avuto una relazione stretta con i suoi caratteri ideali. Anche e soprattutto oggi, sotto la pressione di una terribile crisi biopolitica, in cui muta la stessa composizione etnica ed antropologica dei suoi abitanti, di fronte al crescente flusso immigratorio e all’attacco del terrorismo, l’Europa ha bisogno di reinventarsi, costruendo ciò che le manca, vale a dire appunto un ‘popolo europeo’. Ciò tocca la questione del rapporto, oggi in profonda difficoltà, tra Unione europea e democrazia. Fin quando essa sarà intesa come un grande mercato, anziché come un’entità politica capace di un progetto, resterà debole e divisa di fronte agli altri Stati-continenti».

La conferenza è organizzata dall’Istituto Svizzero di Roma e dalla Europa-Institut / Institute for European Global Studies (EIB) presso l’Università di Basilea, uno dei più importanti centri di ricerca che indaga l’Europa da una prospettiva globale, storica e interdisciplinare. La conferenza gode inoltre del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT).

un'opera di Yves Mettler, artista ospite del convegno un’opera di Yves Mettler, artista ospite del convegno


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