La deputata kurda: «Europa non sia serva di Erdogan!»

«Sconfiggeremo l’ISIS e sconfiggeremo Erdogan». L’intervista di Popoff a Tugba Hezer, deputata kurda eletta nel Parlamento turco

da Venezia, Enrico Baldin

19047532_10209546983252863_33090752_n Tugba Hezer, Hdp

«Sconfiggeremo l’ISIS e sconfiggeremo Erdogan». Ha piglio deciso Tugba Hezer, deputata kurda eletta nel Parlamento turco. Popoff l’ha incontrata a Venezia, dove si svolgeva un presidio organizzato dal comitato kurdo veneziano, a cui hanno partecipato diverse forze di sinistra, da Rifondazione alla Fiom, dal centro sociale Morion a Sinistra Italiana, dal locale circolo Anpi a Ya basta passando per Pax Christi.

Suo fratello faceva parte del PKK (Partito Lavoratori Kurdi) ed è stato ucciso alcuni anni fa, sua sorella invece è una militante del YPG (Unità di Protezione Popolare), la milizia kurda che a nord della Siria ha contribuito a liberare l’area dagli jihadisti dell’ISIS. Tugba Hezer ha soli 28 anni, è la più giovane deputata turca ed è stata eletta nel 2015 con l’HDP (Partito Democratico del Popolo) a Van, nel Kurdistan turco. Per il suo partito cura le relazioni internazionali.

A lei e ad altre 130 persone, il governo Erdogan ha recentemente intimato di ritornare in Turchia entro tre mesi, pena la distruzione del loro passaporto e della loro cittadinanza. La Hezer per ora non ci pensa neppure, perché teme che in Turchia verrebbe arrestata, come del resto annunciato da fonti vicine al governo turco. La sorte del carcere è già toccata ai due leader del suo partito, ad altri 13 parlamentari, a un centinaio di sindaci e a oltre 5000 attivisti kurdi, accusati di voler ribaltare Erdogan, di avere collaborato al tentato golpe di luglio scorso, di intrattenere rapporti con gruppi eversivi. Non va meglio ai non kurdi però: dopo il golpe di quasi un anno fa, e dopo il referendum recentemente vinto da Erdogan con conclamati brogli, il Presidente turco ha rafforzato i suoi poteri, usandoli in forma repressiva. Si parla di circa 50mila persone arrestate sempre con le solite accuse, oltre 120mila dipendenti pubblici licenziati, decine di testate giornalistiche chiuse e centinaia di giornalisti “imbavagliati”. «Erdogan come ogni dittatore è fobico, licenzia e fa arrestare qualsiasi persona di cui abbia un sospetto, e pure quelle persone di cui vuole semplicemente sbarazzarsi». Tugba Hezer ci risponde a tutto campo.

In queste ore da Raqqa giungono notizie di un avanzamento da parte delle forze kurde nei quartieri della città che per l’ISIS è strategica. E’ la dimostrazione che l’ISIS si può sconfiggere?

Direi di sì, l’ISIS può essere sconfitto. Militarmente e culturalmente. La liberazione della loro città più importante sarà un duro colpo per lo Stato Islamico. Al pari è importante non dare alcuna possibilità all’ISIS per risollevarsi, togliendo ogni pretesto di sviluppo militare e culturale. ISIS in tutto il Medio Oriente fa proseliti dove c’è povertà e dove la distruzione delle guerre degli ultimi anni hanno creato le condizioni per odiare l’occidente. Serve una alternativa a ISIS: noi nel Rojava che abbiamo contribuito a liberare, stiamo cercando di metterla in pratica.

Perché reputa il vostro modello del Rojava vincente nei confronti dello Stato Islamico?

E’ vincente perché al fondamentalismo religioso sostituisce la libertà, perché alla barbarie antepone la democrazia e i diritti, perché alla violenza preferisce il dialogo e la pace. In Rojava (nord della Siria), sul modello della terza via alternativa all’ISIS e alle dittature mediorientali, noi kurdi abbiamo cercato di costruire – sulle macerie di una guerra – una società realmente inclusiva, realmente plurale e multiculturale. Abbiamo scacciato i tagliagole dell’ISIS, a Kobane la popolazione riconosce il ruolo delle combattenti kurde e pure della nostra organizzazione democratica.

In occidente siete apprezzati per la vostra concezione femminista.

In confronto alla concezione di donna che ha imposto ISIS prima della nostra liberazione non ci vuole molto ad apparire femministe. A parte questo la centralità della donna, il rispetto e il riconoscimento del suo ruolo, per noi kurdi è centrale e di assoluta importanza. E’ stato un percorso culturale durato decenni ma che ora è a pieno compimento. In battaglia e nell’esercito, ma anche nell’organizzazione sociale e nei villaggi, la donna ha la giusta considerazione. E senza bisogno di forzature.

In Europa molti vi riconoscono il ruolo fondamentale nel combattere l’ISIS in Siria. Perché allora Erdogan vi avversa così duramente?

Erdogan ha capito la nostra forza militare e di organizzazione della società. Quando ha visto che eravamo l’avamposto per la liberazione del Kurdistan siriano, quando ha visto che riuscivamo ad amministrare il Rojava ha pensato che noi kurdi eravamo nemici da annientare. Per questo ha iniziato ad attaccarci militarmente nei nostri villaggi del Kurdistan turco, ed indirettamente dando a ISIS l’occorrente per combatterci a nord della Siria. Erdogan ha spalleggiato gli jihadisti, ha raso al suolo città curde uccidendo civili, ha incarcerato parlamentari e militanti.

Eppure negli anni scorsi si era arrivati ad un cessate il fuoco col PKK, sembrava che una pace fosse vicina. Cos’è che ha fatto saltare il quadro?

Una serie di cose: da un lato quando alle prime elezioni del 2015 Erdogan ha visto che eravamo in grado di eleggere 80 parlamentari ha pensato che HDP fosse una forza di opposizione che poteva metterlo alle corde, specie nei territori dell’est in cui abbiamo sindaci e governiamo. In secondo luogo la resistenza messa in piedi in Siria gli ha dato ulteriore conferma di ciò. Tenga conto anche che alle stesse elezioni è stato contrastato da destra dai nazionalisti del MHP che invocavano una soluzione “brutale” per noi kurdi. Non volendo più perdere voti a destra ha pensato di tornare a combatterci aggraziandosi i nazionalisti. Ed ha rotto la tregua. Il resto, dal colpo di stato alla proclamazione dello stato d’emergenza, è storia recente.

Alla luce di questo, con Erdogan sempre più autoritario ed accentratore, come si può uscire da questa situazione che di mese in mese si fa sempre più complicata per voi?

Noi possiamo uscirne percorrendo due strade. Innanzitutto non dobbiamo abbassare la guardia sulle nostre rivendicazioni, non dobbiamo farci intimidire dagli attacchi militari e dagli arresti, continuando a proporre e ad offrire la nostra strada di democrazia e pace. Dall’altro lato però, in tutte le sedi internazionali e soprattutto in Europa, abbiamo bisogno che gli Stati, le associazioni, i partiti chiedano ad Erdogan di smettere con la sua politica autoritaria e fascista. Voi italiani di fascismo ne sapete qualcosa, lo avete vissuto. Noi lo stiamo vivendo ora più che mai, e di mese in mese l’escalation verso la dittatura si fa peggiore.

Lei chiede l’aiuto dell’Europa, ma proprio l’Europa sovvenziona il governo turco per bloccare i profughi siriani al confine e non farli arrivare in Europa.

Lo so, e questo è assurdo perché quei profughi scappano da una guerra terribile dove le persone che hanno perso la vita, la casa e gli affetti sono milioni. L’Europa non deve essere succube di Erdogan, non ne ha motivo. L’Europa deve invocare il rispetto dello stato di diritto in Turchia e in tutto il Medio Oriente.

5000 militanti, dirigenti e parlamentari dell’HDP, un centinaio di sindaci, i due co-presidenti del partito arrestati. Non ha paura che prima o poi tocchi pure a lei?

Certo, da un lato lo temo e perciò cerco di evitarlo. Dall’altro lato credo che resistere sia il nostro impegno quotidiano, quindi metto in conto possa accadere. Ma vede, tutto ha un inizio ed una fine. Anche Hitler è stato sconfitto, come pure Mussolini. Finirà pure Erdogan, di questo sono sicura.

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