Centro Italia, 70mila scosse e la vita ai margini delle zone rosse

Centro Italia, l’impegno di Legambiente nei comuni del cratere, due mostre a Rispescia. A Fano, il fotografo Matthias Canapini racconta il progetto “Oltre il sisma”

di Francesco Ruggeri

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Oltre 70mila scosse con una media di 240 scosse al giorno. Quattro regioni (Abruzzo, Umbria, Marche e Lazio) e 140 comuni colpiti dal sisma che dal 24 agosto 2016 ha fatto tremare a più riprese il Centro Italia, lasciando dietro di sé distruzione, morte, macerie, danni ingenti al patrimonio urbanistico e a quello storico artistico, costringendo le persone ad abbandonare i propri luoghi. Ad oggi sono 299 le vittime del terremoto, 200mila gli immobili lesionati o inagibili e solo nelle Marche si contano ben 87 comuni danneggiati dal terremoto.

Sono questi i principali numeri del sisma del Centro Italia che Legambiente ha raccolto, elaborato e presentato a Rispescia (Gr) a Festambiente, ai quali si aggiungono quelli del volontariato e dell’arte salvata grazie anche al Gruppo Protezione Civile Legambiente Beni Culturali Marche che, in questi mesi, ha dato e continua a dare un prezioso contributo nel recuperare e mettere in sicurezza i beni artistici e culturali delle terre marchigiane. In particolare i volontari sono stati impegnati per oltre 3mila e 600 ore di servizio, hanno realizzato 88 interventi e recuperato 3613 beni culturali, di questi 3056 di proprietà diocesana e 555 di proprietà comunale. Tra i tanti comuni dove i volontari sono intervenuti ci sono: Caldarola, Camerino, Treia, Visso, Ussita, Castelsantangelo Sul Nera e Cessapalombo.

numeri diffusi di Legambiente, e aggiornati al 14 luglio oltre a tracciare un primo bilancio complessivo a quasi un anno dal terremoto, aprono le due mostre fotografiche realizzate dall’associazione ambientalista e inaugurate a Rispescia (Gr) a Festambiente, il Festival Nazionale di Legambiente in programma fino al 15 agosto nel cuore della Maremma. Due rassegne fotografiche che ci riportano nei luoghi del sisma e che raccontano, scatto dopo scatto, l’altro volto di questi luoghi legato alle persone, al patrimonio storico culturale, ai tanti volontari che stanno aiutando le popolazioni terremotate, e ai giovani imprenditori e produttori locali che stanno faticosamente cerando di tornare alla normalità riavviando le loro attività e ripartendo dai settori chiavi per queste terre, l’agricoltura e l’allevamento. Settori che danno come risultati eccellenti prodotti enogastronomici frutto di un lavoro secolare come ad esempio salumi e formaggi di qualità, legumi come la lenticchia di Castelluccio, l’unica lenticchia Igp d’Italia, la cicerchia e il farro dop di Monteleone, il pregiato tartufo nero della Valnerina, tra Scheggino e Norcia e lo zafferano di Cascia, l’oro giallo ingrediente principe di molte ricette italiane.

“La ricostruzione dei luoghi, che andrà fatta con cura e attenzione mantenendo quel legame forte e profondo con la storia e le radici di quei territori, – dichiara Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente – può e deve essere accompagnata dalla rinascita di comunità solidali che devono essere sostenute nella loro volontà di ricominciare, da protagoniste in questi luoghi, rilanciando allo stesso tempo una nuova idea di sviluppo e benessere dell’Appennino centrale. In questo modo si può evitare lo spopolamento di queste aree, puntando allo stesso tempo sulla valorizzazione dei beni culturali, dei sentieri e dei parchi.  Ed è questo il filo conduttore che lega le due mostre fotografiche che abbiamo realizzato e inaugurato a Festambiente, e che raccontano il contributo che vogliamo dare con i nostri volontari impegnati nelle aree del sisma e con la raccolta fondi La Rinascita ha il cuore giovane che si pone come obiettivo quello di ricostruire il tessuto produttivo di un territorio, lavorando su una nuova economia civile, ecologica e solidale”.

La prima mostra fotografica dal titolo “La Carovana dell’arte salvata: agire insieme per ripartire” racconta il prezioso lavoro portato avanti dal Gruppo Protezione Civile Legambiente Beni Culturali Marche, specializzato proprio nella salvaguardia del patrimonio artistico che in questi mesi, sempre sotto la direzione della soprintendenza, ha svolto diversi interventi come il recupero, l’imballaggio e la messa in sicurezza delle opere. Le foto, scattate da Luca Marcantonelli e da Lucia Paciaroni, ritraggono proprio i volontari impegnati nel mettere in sicurezza quadri, tele, oggetti sacri recuperati all’interno di chiese, musei, archivi marchigiani. “Per quanto riguarda il futuro delle opere d’arte nelle aree terremotate – spiega Francesca Pulcini, Presidente di Legambiente Marche – è urgente uscire dall’emergenza e passare alla fase successiva, cioè gestire e organizzare i depositi temporanei dove sono stati ricoverati i beni artistici-culturali subito dopo il recupero, ed avviare un lavoro di valorizzazione attraverso mostre diffuse e laboratori di restauro nelle zone più prossime ai luoghi di origine, per rinsaldare il sentimento di coesione di cui ha bisogno una comunità per ricominciare a pensare al futuro senza rischiare di disgregarsi. Attività di questo tipo, aperte anche alle scuole, ai restauratori, agli amanti dell’arte, alle università, ai centri di formazione e agli addetti ai lavori che dopo il sisma hanno perso l’impiego, aiuterebbero a creare occupazione e flusso turistico”. La mostra inaugurata a Rispescia, dove resterà fino al 15 agosto, farà tappa poi tappa in altre comuni.

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La seconda mostra fotografica dal titolo “La Rinascita ha il cuore giovane” raccoglie le storie di dodici giovani imprenditori locali di San Pellegrino di Norcia (Pg), Norcia, San Ginesio (MC) e delle frazioni di Amatrice (RI) e Arquata del Tronto (Ap) e di Caccamo di Serrapetrona (MC). Giovani che stanno guardando avanti anche grazie alla raccolta fondi “La Rinascita ha il cuore giovane” (http://rinascitacuoregiovane.it/) – promossa da Legambiente, Libera, Altromercato, Federparchi, Alleanza Cooperative Italiane Giovani, Alce Nero e Fondazione Symbola – che si pone come obiettivo quello di aiutare i giovani imprenditori e cooperative delle zone colpite dal sisma che hanno subito danni a strutture e produzioni accelerando il processo di rinascita di questi luoghi. Anche in questo caso le foto sono state scattate da Luca Marcantonelli e da Lucia Paciaroni. Agli scatti de “La Rinascita ha il cuore giovane”, si aggiunge quello che racconta in sintesi, in un breve pannello, gli obiettivi dell’Osservatorio nazionale per una ricostruzione di qualità,ubicato presso l’area del Cratere, a Muccia, creato da Legambiente e la Fillea Cgil, il principale sindacato delle costruzioni. Le prime priorità dell’Osservatorio sono: la ricostruzione delle scuole, la gestione delle macerie finalizzate al recupero e al riutilizzo, l’attenzione alla qualità e sicurezza del lavoro.

Ad esempio a Trisungo, una frazione di Arquata del Tronto (Ap), Federica Angelucci, 25 anni, ha riaperto la pizzeria storica di famiglia ‘Il Ponticello’ scegliendo una cucina tipica montana che rispetta la tradizione, con prodotti freschi e di prima qualità. I 5mila euro attribuiti dalla raccolta fondi le hanno permesso di rientrare nelle spese di riparazione della cappa del forno e della copertura del tetto, entrambi danneggiati dal sisma.

Tra le altre storie raccontate in questa mostra c’è poi quella di Alessia Brandimarte, 34 anni, titolare di un’azienda di allevamento di ovini con 92 capi, e gestisce un caseificio aziendale per la lavorazione del latte. Il sisma ha fatto crollare caseificio, stalla e fienile. Il contributo di 5mila euro è servito a coprire parte della spesa per riparare i danni, consentendo di riavviare le attività. Storie di futuro e speranza arrivano anche da Bagnolo, frazione di Amatrice (Ri) e da San Ginesio (Mc) dove due giovani imprenditori locali non si sono fatti fermare dal sisma. Ad Amatrice Valentina, 32 anni, figlia di Linda Salvati, dallo scorso anno ha cominciato a praticare l’apicoltura per passione con pochi mezzi, ma con la prospettiva di rilevare e ampliare l’azienda con laboratorio per la smielatura e il confezionamento del miele. Purtroppo la struttura dove voleva creare il laboratorio è stata danneggiata dal terremoto. Con la raccolta fondi ha acquistato delle attrezzature per la lavorazione del miele ed è ripartita con il suo sogno.

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Infine dalla provincia di Macerata, arriva storia di Federica di Luca, titolare della Società agricola multifunzionale (che si compone di un’azienda agricola, una fattoria didattica, una fattoria sociale, un agrinido, un’agrinfanzia e un centro famiglie), ha 39 anni, mentre le educatrici coinvolte nella gestione dell’Agrinido hanno una età inferiore ai 35 anni. La struttura ha subito danni rilevanti per oltre il 70%. La raccolta fondi ha contribuito all’allestimento di una yurta all’esterno della struttura lesionata che oggi ospita l’Agrinido e numerosi eventi.

A piedi tra i borghi per raccontare l’umanità ferita dal sisma

Il fotografo fanese Matthias Canapini racconta il progetto “Oltre il sisma”, che lo porta a vivere tra le comunità dei crateri e nei piccoli paesi ai margini delle zone rosse. “Sotto casa ci sono altre guerre, silenziose, che non si combattono con armi o carrarmati

Amatrice. Foto di: Matthias Canapini
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VISSO (MC) – “Al terzo giorno ho smesso di fotografare macerie e ho iniziato a raccontare storie, lentamente, immortalando stralci di una umanità resistente e solidale: i piccoli gesti di postini, allevatori, studenti, turisti, operai. Una processione religiosa sull’altopiano di Forca Canapine o il saluto della buonanotte tra Erziana e Assunta, donne sfollate nel borgo di Bolognola”. Si chiama “Oltre il sisma” ed è ilprogetto che sta portando il fotografo fanese Matthias Canapini a camminare per mesi sui Sibillini, nei borghi martoriati dal terremoto, per documentare “l’umanità ferita dal sisma di settembre e ottobre, per raccontare che dietro i numeri, le macerie, le cravatte e i bei discorsi c’è Stefano, ci sono Federica, Bruno, Alice e il piccolo Ernesto”. Reduce dalla pubblicazione di “Eurasia Express”, il libro che sta portando in giro per l’Italia e che racconta il suo viaggio in Asia “6 mesi di cammino per dare un volto e un nome alle persone che sono dietro gli strascichi di guerre, migrazioni e politiche”, Matthias ha iniziato il 24 agosto 2016 “il viaggio speciale che mi sta riportando a casa”.

Come è nato “Oltre il sisma”?
E’ iniziato tutto il 24 agosto, con la scossa di Amatrice. Mi trovavo in sud Italia per raccontare storie sul mondo contadino, ho sentito la notizia del terremoto e sono partito subito. Da quel momento, ogni 2 settimane ho continuato a viaggiare in queste zone, raccogliendo testimonianze e seguendo il processo e il destino delle persone. Viaggio in questi territori a piedi, con il desiderio di percorrere questi posti lentamente, facendo un cammino che mi consenta di raccontare in maniera più ampia cosa sta accadendo. Per dare voce anche ai margini di questo terremoto, dalle frazioni meno colpite fino ad arrivare, nell’ultimo mese, agli epicentri. Il progetto consiste proprio in questo: raccontare cosa c’è oltre la scossa, oltre il terremoto, e riportare a casa queste storie.
Sono partito dall’agrinido “La quercia della memoria” di San Ginesio e da lì ho proseguito per circa un mese, a piedi, all’interno dei Sibillini. Ho viaggiato anche in autostop, cercando passaggi dalla gente del posto, parlando con operai, casalinghe, allevatori, studenti, turisti volontari finiti lì per caso: in un viaggio per raccontare l’umanità che tenta di risollevarsi dopo le scosse.

Agrinido. Foto di: Matthias Canapini
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Che cosa ha trovato?
E’ un viaggio particolare e interessante. Negli anni precedenti sono sempre andato alla ricerca di guerre nel mondo, dall’Ucraina alla Siria, poi mi sono reso conto che sotto casa ci sono altre guerre, silenziose, che non si combattono con armi o carrarmati ma che provocano comunque un numero altissimo di vittime, di traumi e di ferite. ‘Oltre il sisma’ è stato un po’ un ritorno alle origini. La forte umanità che incontravo negli altri angoli del mondo ora era qui, a due passi da casa: una resistenza umana che tenta di risollevarsi. Una umanità, soprattutto, che torna comunità e condivide i piccoli gesti, si aiuta. La solidarietà che emerge sempre più forte, nelle situazioni difficili.

Una, tra le tante storie che ha documentato.
Mi piace raccontare il giorno in cui sono finito a Pievebovigliana. Arrivo e trovo camini spenti, il borgo vuoto, le ruspe che costruiscono lentamente lo spazio per le casette. Ad un certo punto mi fermo davanti a un bar, quasi completamente distrutto. Appoggio le spalle al muro e comincio a contare i passi: esattamente 29. A 29 passi di distanza, Luigi e Oliva, una coppia di 50 anni, con la figlia Caterina avevano riaperto, in un borgo praticamente vuoto, abitato dagli ultimi anziani. Sono rimasto un po’ con loro e poi gli ho chiesto: ma perché vi ostinate a rimanere qua e a riaprire un bar? E loro, che in quei 29 passi di distanza hanno trovato una volontà gigantesca, hanno risposto: ‘se anche fanno di tutto per piazzarci lungo la costa, queste sono le nostre radici. Se non crei un bar, un punto di ritrovo, anche solo per gli ultimi anziani, ammazzi la comunità del posto’. Allora capisci che al di là di tutto, c’è un impegno collettivo alle spalle: dietro a tante scelte non c’è più solo il lavoro privato, la volontà singola di rimanere, ma si ragiona a livello globale, collettivo.

Tutto il materiale raccolto dove confluirà?
Il mio ultimo pellegrinaggio si è snodato da Ussita a Montegallo, da Amandola a Preci, attraversando a piedi o in autostop i Sibillini da nord a sud, perdendomi tra sentieri di montagna cotti dal sole e pascoli smarriti tra cielo e terra. Ho in programma di viaggiare in queste zone fino al prossimo inverno quando andrò a vivere in un rifugio di montagna, a Sefro. L’intento è fare un libro, accompagnato dagli scatti che sto facendo lungo la strada. Sono scatti che dal terzo giorno in poi hanno abbandonato le macerie, preferendo raccontare una partita a carte tra gli anziani, una bambina in bici, un allevatore sui monti: la rinascita dell’uomo, tutto il bello che sopravvive anche nel dramma.

Bolognola. Foto di: Matthias Canapini
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Umanamente cosa ti sta lasciando questa esperienza?
Dopo anni di viaggio fuori, mi sono messo in cammino a passo d’uomo ed è uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto proprio perché torni allo origini, scopri le tue radici, la tua comunità, la tua terra. Questa viaggio a due passi da casa mi sta dando veramente tanto e arrivi al punto di vedere immagini e visioni che trovavi solo dall’altra parte del mondo. Viaggiare tra la propria gente, cogliendo tutto quello che di buono ci riservano le situazioni difficili, è una cosa straordinaria, la più bella, in assoluto. Anche perché cambi il punto di vista, apprezzi sempre di più casa tua, capisci quanto ancora c’è da fare, e si deve fare, per cambiare lo stato delle cose. Un terremoto ha inizio nel momento in cui finisce, con drammi che si consumano lentamente, sotto casa, come un tarlo che scava nel legno cavilloso. Vorrei continuare a muovermi a passo d’uomo tra alberi, borghi in pietra e animali, tessendo una rete tra le varie comunità che con tenacia resistono. Ancora. (Teresa Valiani)

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