Il “team” di Trump per la pace israelo-palestinese

Mediatori che non mediano. Suo genero, il suo ex avvocato e l’ambasciatore Usa a Tel Aviv. Ecco il team del presidente Trump che dovrebbe lavorare per la pace tra Israele e Palestinesi

di Eugenio Garcia Gascòn*   Traduzione di Marina Zenobio

Da sinistra: David Greenblatt, David Friedman, Jared Kushner, Benjamin Netanyahu e l’ambasciatore di Israele in USA Ron Derm  Da sinistra: David Greenblatt, David Friedman, Jared Kushner, Benjamin Netanyahu e l’ambasciatore di Israele in USA Ron Derm

Tra i dirigenti palestinesi cresce l’impotenza e il malessere per la gestione del processo di pace da parte dell’amministrazione Trump. Per cominciare, dell’equipe americana fanno parte tre ebrei radicali: Jared Kushner, genero del presidente e suo consigliere per i Medio Oriente, Jason Greenblatt, ex avvocato di Trump ora suo consigliere speciale per i rapporti con Israele, e l’ambasciatore USA a Tel Aviv David Friedman.
Il problema non è che i tre siano ebrei, considerando che fin dal 1991, da quando si tenne la Conferenza di Madrid, l’amministrazione americana ha designato solo ebrei, dettaglio rivelatore delle vere intenzioni di tutte le amministrazioni nordamericane che da allora si sono succedute.

Il problema è che i tre fanno parte dei circoli più radicali degli ebrei americani che si identificano con i settori più duri del Likud. Solo per fare un esempio, i tre sono d’accordo con l’espansione delle colonie ebree nei territori occupati, e infatti hanno contribuito anche economicamente e moralmente all’espansione coloniale israeliana.

Rendere protagonisti del processo di pace questi tre uomini del presidente, rivela anche quanto gli Stati Uniti stiano diventando sempre più radicali, e non soltanto rispetto al processo di pace in Medio Oriente ma anche in altri ambiti.
L’Autorità palestinese non sa che fare. Le riunione dei dirigenti palestinesi con questi tre uomini sono diventate un dialogo fra sordi, un vero supplizio. Kushner, Greenblatt e Friedman non solo difendono le posizioni israeliane, ma le presentano come se fossero posizioni americane. E questo sta accadendo su vari aspetti bloccando lo sviluppo del processo di pace. Probabilmente questa è l’intenzione di Israele e l’intenzione dei tre “mediatori” americani che, in realtà, difendono senza mediazioni le posizioni del governo di Netanyahu.

“E’ il “team di pace” più pro-Israele dalla Conferenza di Madrid del 1991” ha detto un dirigente palestinese.
Davanti a questa situazione sarebbe conveniente che l’Unione Europea intervenisse in qualche forma, ma non lo farà. Bruxelles è incapace di articolare una politica estera congiunta sui temi più importante per l’Europa, e questo è ciò che sta accadendo anche con il conflitto in Medio Oriente.

L’Europa disegnata dagli Stati europei costituisce il principale problema per il futuro dell’Europa, e ciò è particolarmente percepibile nel conflitto tra Israele e i Palestinesi.

*Eugenio Garcia Gascòn, corrispondente da Israele per Publico.
Fonte: OtherNews – Publico.es



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