Trump: me ne vado dall’ Afghanistan. Anzi resto

Una giravolta di Trump e gli effettivi militari Usa in Afghanistan aumenteranno di 4000 unità. Saranno soprattutto consiglieri e istruttori. Ma non andrà come crede

di Marina Zenobio

trump Afghanistan

“Tra le prime cose che farò quando sarò presidente – diceva Donald Trump durante la sua campagna elettorale – è ritirare le nostre truppe dall’Afghanistan”. Oggi, da presidente, con una piroetta di 180 gradi, durante un discorso tenuto all’interno di Fort Myers in Virginia, dice che non solo non farà rientrare gli 8.400 soldati impiegati in Afghanistan – soprattutto forze speciali, consiglieri ed istruttori – ma incrementerà gli effettivi e le operazioni militari. Trump non ha dato cifre ufficiali ma si parla di altre 4000 unità.
Il presidente americano ha preferito mantenere il segreto su alcuni aspetti del Piano di rinforzo alle truppe in Afghanistan o sulle operazioni militari perché considera “controproducente” dare un vantaggio al nemico. “I nemici degli Stati Uniti non conosceranno mai i nostri piani – ha detto Trump con l’arroganza che lo contraddistingue aggiungendo – non dirò quando ma attaccheremo”. Poi ha ricordato che la Casa Bianca continuerà a sostenere il governo afghano e le sue forze militari nella lotta contro i talebani ma “la nostra pazienza non è illimitata, il governo afghano dovrà fare la sua parte in termini militari, politici ed economici”. E non sono mancati toni aggressivi nei confronti del Pakistan per il suo dare ospitalità ai talebani.

Non è difficile comprendere i motivi della giravolta di Trump e chi c’è dietro. Dopo 16 anni di conflitto, il più lungo in cui sia stato coinvolto l’Esercito statunitense, 2.004 soldati americani caduti in combattimento e milioni di dollari spesi, i principali consiglieri militari di Trump con l’aiuto del Pentagono hanno convinto il presidente che una ritiro statunitense lascerebbe l’Afghanistan nella stessa situazione di vulnerabilità in cui nel 2011 avevano lasciato l’Iraq. Una vulnerabilità che aprirebbe la strada alla presa del porte da parte dei talebani e la possibile conversione del paese in un santuario terrorista dal quale, come accadde in quell’11 settembre, attentare nuovamente contro gli Stati Uniti.
Ma ci sono diverse cose che il presidente americano non sta prendendo in considerazione e con lui chi lo consiglia. L’aumento delle truppe non potrà che peggiorare la situazione in Afghanistan, a dimostrarlo il record di morti tra i civili ogni anno sempre più alto, a partire dall’escalation voluta da Barak Obama nel 2009. Secondo dati ONU il bilancio del primo semestre del 2007 si è chiuso con 1662 civili morti e 3.581 feriti. Dal 2009 in Afghanistan sono stati uccisi 26.512 civili e 48.931 feriti.
Come Obama ai suoi tempi e George W Bush prima di lui, un altro presidente degli statunitense ha optato per il mare minore: andare avanti con la guerra pur sapendo che all’orizzonte non c’è nessun segnale che indichi una vittoria militare, uno Stato afghano in grado di occuparsi di sé stesso o una data per un ritiro davvero credibile.

Trump sembra dimenticare, o forse proprio non lo sa immerso com’è nella sua ignoranza, che l’Afghanistan è stato la tomba di tutte le potenze che hanno provato a dominarlo, dall’Impero Britannico all’Unione Sovietica agli Stati Uniti, e non saranno 4000 effettivi in più che cambieranno le sorti. L’Afghanistan ha dimostrato che è un paese impossibile da controllare senza il sostegno dei Pashtum e l’attiva collaborazione del Pakistan, due elementi su cui si poggiano i talebani.
E c’è un’altra cosa che Donald Trump, impanato nella sua arroganza, non vede o fa finta di non vedere. Le sue cattive relazioni con la NATO non gli permetteranno di avere anche truppe europee al fianco del suo esercito in Afghanistan.

Per questo l’affermazione del presidente americano, secondo cui non intende costruire una nazione ma solo “uccidere terroristi”, non è solo una smargiassata delle sue, ma la prova che gli Stati Uniti insistono nel commettere gli stessi errori, ancora e ancora una volta.



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