Iuventa ancora sotto sequestro. Continua la guerra alle Ong

Respinto il ricorso: la nave Iuventa resta sotto sequestro. E nel teorema contro le Ong spuntano ex poliziotti destituiti dal corpo ed ex soldati fascisti

di Francesco Ruggeri

iuventa

Iuventa ancora sotto sequestro nel porto di Trapani. La vicenda finirà in Corte di Cassazione visto che il tribunale di quella città ha respinto il ricorso presentato dall’Ong tedesca Jugend rettet per il dissequestro della nave Iuventa utilizzata nel mare tra la Sicilia e il Nordafrica per salvare migranti. Dallo scorso agosto, la procura trapanese sta costruendo il pezzo giudiziario della campagna anti Ong con un’inchiesta che ipotizza il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E nel mirino dei magistrati anti Ong c’è anche Save the children per via dell’iscrizione al registro degli indagati del capitano della sua nave, Vos Hestia.

Marco Amato, comandante nella nave utilizzata per le operazioni di recupero di migranti tra il Nordafrica e la Sicilia, è indagato nell’ambito del medesimo teorema, secondo il vasto fronte di associazioni umanitarie e antirazziste. A fare il suo nome ,Pietro Gallo dell’Imi security service che si occupava della sicurezza a bordo della Vos Hestia (che denunciò il caso Ong prima all’Aise e poi alla polizia di Trapani). Ma Famiglia Cristiana, uno dei giornali più attenti alla vicenda, ricorda che lo stesso Gallo sarebbe stato perquisito su ordine della medesima procura.

Tutto ha avuto inizio esattamente un anno fa, il 25 settembre 2016: quattro contractors  – tutti dipendenti della Imi – salgono a bordo della nave di Save the children Vos Hestia. C’è il titolare della società Cristian Ricci, ex ufficiale della Guardia Costiera, e tre ex poliziotti: Floriana Ballestra, Pietro Gallo e Lucio Montanino. I tre inviano un report all’Aise, il servizio segreto estero per accusare Iuventa di “concorso” con gli scafisti libici. Il giorno dopo Ballestra e Gallo contattano la segreteria di quel filantropo di Salvini per spifferargli la faccenda. Di Salvini sappiamo quello che basta. Floriana Ballestra, si legge sul settimanale cattolico era un’agente della stradale di Torino destituita nel 2011. Gallo sarebbe stato anche lui destituito dalla Polizia, nel 1992 a 19 anni. Un mese dopo gli operatori Imi vanno alla squadra mobile di Trapani. La Procura decide di verificare, intercettando per diverso tempo le loro conversazioni telefoniche.

Arriva maggio di quest’anno. L’Imi infiltra a bordo della nave di Stc un poliziotto per conto della Procura di Trapani. Con lui, per la Imi, c’è anche un ex militare dell’Esercito in qualità di “consulente per la sicurezza della nave e di assistenza ai rifugiati salvati dagli annegamenti”. Sulla sua pagina Facebook il testo di Faccetta nera, foto del duce, insulti xenofobi e contro la presidente della Camera.

Così si legge su Famiglia Cristiana: “Boldrini sei una pazza folle… Abolisciti da sola”, scrive 29 agosto scorso. E ancora, lo stesso giorno: “Ma questa ha bevuto?? Ma la devono picchiare a sangue?”, commentando una foto della presidente della Camera. Lo stesso account Facebook è poi presente nel gruppo social aziendale della Imi, insieme a Gian Marco Concas, l’esponente di punta di Generazione identitaria, sigla salita alla ribalta con la C-Star, grottesca protagonista dell’estate passata con la crociera di inquietanti personaggi legati a 50 sfumature di estremismi di destra, religiosi, identitari, squadristi, ora ferma nel porto di Palamos, in Catalogna, pare in attesa di una terza missione antiumanitaria contro le Ong.

«A coordinare le operazioni di soccorso non eravamo noi con la Iuventa bensì la Vos Hestia, sotto il costante e diretto controllo della Guardia costiera», dice l’avvocato Leonardo Marino, legale della Ong tedesca Jugend Rettet, aggiungendo che, nella zona stava pure operando, a poca distanza, la nave Seefuchs della Ong Sea Eye. «Io rappresento la difesa, naturalmente, ma ritengo che se la Procura di Trapani abbia ipotizzato dei reati, debba contestarli a tutti quelli che hanno preso parte all’operazione, senza escludere nessuno: comandanti ed equipaggi delle navi impegnate in mare, nonché gli uomini della Guardia costiera».

A corredo dell’istanza di dissequestro, Marino ha depositato la corrispondenza e-mail tra l’equipaggio della Iuventa e il Mcrr (il centro nazionale di coordinamento dei soccorsi). E anche Save the Children, commentando la notizia dell’indagine che coinvolge il comandante della Vos Hestia, ricorda che l’operazione è avvenuta sotto il controllo della Guardia costiera: «Ribadiamo con forza che Save the Children ha sempre agito nel rispetto della legge durante la propria missione di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo e confermiamo, pertanto, ancora una volta, che l’Organizzazione non è indagata. Tutte le operazioni sono state condotte in strettissimo coordinamento con la Guardia costiera italiana e nella massima collaborazione con le autorità».

I legali di Jugend Rettet parlano di «falsificazione terrificante». Per i pm, che hanno cominciato a indagare su input di due operatori della società di contractors, Imi Security Service, almeno in tre occasioni l’equipaggio della Iuventa si sarebbe spinto a ridosso delle coste libiche per prendere a bordo profughi che non versavano in situazioni di pericolo.

Le accuse mosse alla Ong tedesca «si basano – secondo Marino – su dichiarazioni contrastanti di due agenti di sicurezza privati». Secondo alcune inchieste giornalistiche, gli operatori dell’Imi sarebbero vicini a gruppi di estrema destra. Una nota «politica» che però non interessa più di tanto ai legali che hanno invece cercato di demolire le 500 pagine del fascicolo del pm. In una delle mail depositate, riferisce il legale, Mrcc scrive: «’Andate a prestare soccorso’». Nessuna irregolarità, quindi, ma solo una mistificazione messa in atto dalle due gole profonde. «Uno dei due accusatori – ha aggiunto Marino – riferisce che gli scafisti sono fuggiti via verso la Libia con una barca di legno; il secondo afferma che sono andati via con un gommone. Una contraddizione palese». L’Ong ritiene che le accuse mosse nei loro confronti siano «strumentali e inconsistenti». «Eppure questi elementi sono stati ritenuti sufficienti per avviare un’indagine e procedere al sequestro preventivo della Iuventa». Ci sarebbe, inoltre, secondo i legali, un’irregolarità anche nell’operato della Procura. «Prima di procedere al sequestro preventivo della nave Iuventa – ha detto Marino – avrebbe dovuto chiedere autorizzazione all’Olanda (l’imbarcazione batte infatti bandiera olandese ndr), cosa che invece non ha fatto».  Inoltre, «i natanti che trascinano tre imbarcazioni, immortalati da fotografie che gli investigatori hanno diffuso alla stampa e che hanno fatto il giro del mondo, non appartengono a Jugend Rettet», continuano a dire i vertici della Ong. Chi ha fornito le immagini ai media, hanno sottolineato, «ha omesso di trasmettere quelle a nostra discolpa». Per i responsabili della Ong, è in atto un’azione di criminalizzazione nei nostri confronti e delle altre Ong che operano nel Mediterraneo. Non abbiamo mai collaborato con gli scafisti e condanniamo il loro business crudele sulla pelle di vite umane”.



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