In fondo in fondo, a sinistra, c’è sempre l’Ulivo

Sinistra. Pisapia verso una lista civica nazionale, Mdp fa sé il quarto polo mentre il percorso del Brancaccio spera che qualcuno si accorga di loro. Ma il Rosatellum è dietro l’angolo

di Giulio AF Buratti

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Ultime schermaglie a sinistra, anzi a centrosinistra, prima dell’esito del Rosatellum previsto per oggi. Ieri sembrava sarebbe stato il giorno di Anna Falcone e Tomaso Montanari, animatori del “percorso del Brancaccio”, un po’ messi da parte durante un’estate di prendi-e-lascia tra Pisapia e bersaniani. Invece sia l’ex sindaco di Expo, sia gli ex protagonisti di infauste stagioni uliviste si sono tenuti saldamente in mano la scena.

I due volti del comitato per il No al referendum renziano sono riusciti a dire tutto e il contrario di tutto. Ad esempio “Mai più centrosinistra” e, subito appresso, “Facciamo la lista con Mdp”.

Sinistra ossimorica. Bye bye Pisapia, che sembra dirottare le energie del suo Campo Progressista verso una lista civica nazionale. E che a loro non interessa perché ripropone lo schema che Bertinotti non riuscì ad applicare con Prodi, quello «dell’alleato condizionante”. Welcome a Mdp di D’Alema e Bersani come era parso chiaro ai più scafati osservatori della “prima” del 18 giugno al Brancaccio, appunto. Indimenticabile Gotor che banalizzava banalità sui trotskisti dell’Illinois.

Grande successo di pubblico, il teatro era pieno, un po’ meno di critica, si potrebbe dire abusando ancora della metafora teatrale. Ne sarebbe seguito un cartellone di repliche scialbe, sui territori, oscurato dallo spettacolo maestoso del circo di Repubblica che, da alcune mesi, ci delizia tirando la volata a Pisapia.

Così Falcone e Montanari dicono che «prendono atto» della disponibilità di Mdp, e la decorano con il loro vocabolario ricco di iperboli sulla democrazia partecipata, sulla sinistra mai vista, sul processo innovativo quando lo sanno pure i bambini (che da grandi non andranno a votare proprio per questo) che è un remake di un film già visto e che il boccino è più che mai in mano a quel che resta dei partiti. E a chi (ma sono pochi, assordante il silenzio di Rifondazione) strabuzza gli occhi a sentire nomi tristemente famosi per la partecipazione a governi liberticidi e antipopolari, Montanari ribatte che non vanno fatti processi al passato, che conta il programma, che non vuole liste di proscrizione. Tutt’al più a chi ha bombardato la popolazione civile della ex Jugoslavia gli si raccomanda di «non perseverare» e magari di «fare un passo di lato». Insomma, per Montanari, «c’è posto per tutti».

Mdp gioca da solo. Si sottrae all’abbraccio di Fratoianni e a quello di Pisapia. E fa partire il suo cantiere per il Quarto polo. «Anche senza Giuliano, non cambia la natura del nostro progetto: noi siamo per una sinistra di governo», si è convenuto nella riunione, convocata stamattina, nella sede di Mdp. «E la sommatoria di sigle non ci interessa», si specifica.

Quindi nessuna assemblea costituente unitaria, per il momento. E anche Falcone/Montanari non sono in grado di indicare una data per il lancio ufficiale della cosa del Brancaccio.

Pisapia ci rivedremo, firmato D’Alema

«Noi andiamo avanti, mi auguro in un ripensamento di Pisapia», aveva detto di prima mattina D’Attorre. «Penso che con Pisapia ci rivedremo – sottolineava Massimo D’Alema – in fondo abbiamo lo stesso obiettivo: ricostruire il centrosinistra sulla base di una netta e chiara discontinuità di contenuti e di leadership». Tutti sono consapevoli che l’intero sistema politico, compreso il fronte del centrosinistra, deve aspettare di sapere con quale legge elettorale si voterà per capire come muoversi. È quella la madre di tutte le battaglie, e già oggi, con i primi voti segreti nell’Aula di Montecitorio, se ne capirà l’esito. Ovviamente tra gli ex Pd, si pensa a come affrontare il nodo della leadership e la road map verso la nuova lista. I nomi che circolano sono sempre gli stessi, Roberto Speranza, Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pierluigi Bersani, senza dubbio la personalità più popolare e conosciuta di Articolo 1, ma che a più riprese ha già detto di non essere più disponibile a un ruolo di frontrunner. Delle prossime tappe organizzative hanno parlato in un lungo faccia a faccia a Montecitorio Roberto Speranza e il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. «Abbiamo fatto passi avanti verso la lista unica, presto ci vedremo e discuteremo come procedere», riferisce Fratoianni. In attesa che si capisca come andare a votare, nel calendario di Mdp c’è l’assemblea del 19 novembre, ma ancora non è chiaro che tipo di appuntamento sarà. L’ipotesi più accreditata è che in quella sede Mdp terrà la propria Costituente, una sorta di minicongresso in cui votare i propri gruppi dirigenti. Ma se le condizioni politiche lo permetteranno si ipotizza anche una riunione aperta alle altre forze politiche che possa, in modo collegiale, mettere a punto il programma comune per la lista unitaria. Al momento, lo scenario meno probabile è che già a novembre si possa organizzare un Assemblea Costituente del nuovo partito della sinistra, frutto dalla fusione tra Mdp e SinistraItaliana.

Pisapia teme un remake dell’Arcobaleno

Il giorno dopo la rottura con Mdp, Giuliano Pisapia ha visto i suoi, decidendo di andare avanti per la sua terza via, «nè stampella del Pd nè cartello elettorale di sinistra» destinato, a suo avviso, al fallimento. «Di un partitino al 3% neanche noi sappiamo che farcene, non vorrei che alla fine sia Cp a prendere il 3», mostra i muscoli Massimo D’Alema mentre il Pd aspetta di capire se il Rosatellum andrà in porto per provare a convincere Pisapia a entrare in coalizione con i dem. Anche se non volano gli stracci a sinistra del Pd, le strade tra gli ex dem e Campo Progressista si biforcano anche se non ancora nel gruppo parlamentare. Il 28 ci sarà la convention del suo Campo e il giorno appresso un evento con Enrico Letta e Bonino per un’eventuale lista civica nazionale, si dice.

Pisapia teme la riedizione della sinistra Arcobaleno, «il solito cartello – dice il braccio destro dell’ex sindaco, Alessandro Capelli – che regolarmente nasce a pochi mesi dalle elezioni e poi si sfascia dopo aver eletto qualche dirigente o portavoce». Divergenze, scandite negli ultimi mesi da polemiche e fraintendimenti, che avevano spinto Pisapia anche a pensare di fare lui, oltre a chiederlo a D’Alema, «un passo di lato». Ma in serata, il leader Cp ha deciso di non ritirarsi. «C’è chi mi chiede un passo in avanti, chi indietro e chi di lato. Sembra di essere alla scuola di tango», ironizza D’Alema.

Se il patto tra i partiti e dentro i partiti reggerà – i timori sono tutti alla Camera visto che al Senato non ci sono i voti segreti -, la riforma elettorale spingerà nella parte maggioritaria a creare coalizioni nei collegi. All’esito del Rosatellum guarda Matteo Renzi che ha sempre corteggiato l’ex sindaco di Milano ma ora è attento a non tirarlo per la giacca. Alcuni contatti tra gli sherpa sono cominciati ma prima degli appelli all’unità del centrosinistra riformista bisognerà aspettare qualche giorno. E la prima occasione, se il Rosatellum venerdì sarà approvato, sarà la festa per i 10 anni del Pd che vedrà sul palco, oltre a Renzi, tutti gli ex segretari. Tranne Pierluigi Bersani.

Il nuovo che avanza a Falcone e Montanari

«Consideriamo chiusa la stagione del centro-sinistra. Il momento è ora: mettiamo a disposizione il metodo del Brancaccio affinché si arrivi ad un polo civico e di sinistra e, entro la fine dell’anno, ad una lista unica e unitaria», recita il comunicato stampa, ma al momento gli unici a scarabocchiare sul calendario sono i partiti.

«Per cambiare veramente lo stato delle cose – hanno detto – occorre qualcosa di veramente nuovo: un progetto unitario più grande e ambizioso dei singoli pezzi, che vada oltre le prossime elezioni e abbia come denominatore comune il contrasto alle politiche neoliberiste. È per questo che consideriamo chiusa la stagione del centro-sinistra. A giugno, abbiamo lanciato il percorso ‘del Brancaccio’. Ora, quattro mesi e molte assemblee dopo, è a tutti chiaro che era la strada giusta. Per questo rilanciamo lo stesso obiettivo, con l’imperativo di partire, senza ulteriori tentennamenti, per la costruzione di un Polo civico e di Sinistra che confluisca, nell’immediato, in una lista unica nazionale e, in prospettiva, in un soggetto capace di dar vita a quella Sinistra che, in questo Paese, non c’è ancora».

«Oggi – hanno proseguito Anna Falcone e Tomaso Montanari-  siamo qui per prendere atto, finalmente, che sono maturati anche in altri le ragioni e la volontà di lavorare per una lista unica della Sinistra. Le vicende di questi ultimi giorni hanno reso evidente la faglia di separazione tra chi rimane arroccato a vecchi schemi e condizionato dall’egemonia del Partito democratico, e le forze che intendono davvero cambiare lo stato delle cose. Per questo vogliamo mettere a disposizione il metodo e l’esperienza del Brancaccio. Continueremo con le assemblee locali delle “Cento piazze per il Programma”, che culmineranno in un grande incontro nazionale, a novembre».

«Contemporaneamente, verificheremo con i responsabili di tutte le forze politiche che si dichiarano alternative alle destre e al Pd la possibilità di costruire un calendario e un metodo condivisi che portino, prima della fine dell’anno, ad una lista unica ed unitaria per le prossime elezioni. E ribadiamo la centralità di una vasta partecipazione dal basso, che porti ad eleggere – col metodo una testa un voto – e secondo le modalità più trasparenti e plurali possibili, una grande assemblea che decida democraticamente sul programma finale e su candidati realmente espressione dei cittadini, con il più ampio spazio per donne e giovani. Le regole di questo processo saranno fondamentali: noi crediamo, per esempio, che sia inaccettabile il modello mediatico e ambiguo delle primarie».

«Perché il nostro impegno sia credibile e sia l’inizio di una nuova stagione politica – hanno concluso – è necessario un radicale rinnovamento di linguaggio e di leadership, un rinnovamento anche generazionale che rappresenti nei volti e nelle storie una sinistra non solo finalmente unita, ma realmente nuova e credibile. La nostra stessa condizione di cittadini, e non di politici di professione, ci impone un ruolo di garanzia, di stimolo e di controllo: al quale non verremo meno. Da oggi inizieremo a realizzare questo programma: con tutte e tutti coloro che vorranno starci. La politica – come ha detto Jeremy Corbyn – non deve tornare nelle scatole. E non lo farà».

Un po’ di numeri a vanvera

«Tutta la parte di sinistra al di fuori del Pd vale, insieme, tra il 7% e il 10%. Sinistra Italiana vale 2-2.5%, Mdp vale tra il 3 ed il 3.5%, Possibile, con Rifondazione e Comunisti Italiani, possono arrivare al 2-3%». Così la sondaggista di Euromedia Research Alessandra Ghisleri, che oggi è stata ospite del programma di Rai Radio1 ‘Un Giorno da Pecorà. Per Ghisleri invece «Pisapia non ha molti voti ma è un ottimo megafono per quella parte politica ed è una persona molto ascoltata, è un uomo di coalizione, in grado di raggruppare grandi masse di voti. Insomma – ha concluso – è una guida che piace moltissimo».



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