Puigdemont: «Abbiamo il diritto di essere repubblica indipendente»

Catalogna. Il discorso sulla situazione politica di Carles Puigdemont al Parlament. Le conseguenze del referendum

a cura di Francesco Ruggeri.

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«Come presidente della Generalitat, assumo il mandato perché la Catalogna si converta ad una Repubblica indipendente». Così il presidente catalano Carles Puigdemont nel suo intervento al Parlamento di Barcellona. Un discorso teso a difendere e rivendicare il risultato referendario ma anche a non alzare la tensione con Madrid anche per non alimentare la fuga di capitali dalla Catalogna. Infatti, subito dopo ha precisato che la Catalogna «sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione».

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha fatto ingresso nell’emiciclo del Parlamento di Barcellona poco dopo le 19 iniziando la seduta sul processo di indipendenza catalana dopo un ritardo di più di un’ora. Il discorso terminerà alle 19.41. Con alcune frasi pronunciate in spagnolo per rivolgersi direttamente al re di Spagna. Migliaia di persone attendono in Paseig Luis Companys, di fronte al parlamento catalano, il discorso del presidente Carles Puigdemont. La concentrazione à stata convocata dall’Anc, la principale organizzazione della società civile indipendentista, che ha disposto grandi schermi per trasmettere l’intervento del ‘President’. C’era incertezza, fino all’ultimo, sulla formula che il presidente del governo catalano avrebbe usato parlando al Parlamento di Barcellona. La sindaca di Barcellona, Ada Colau, preme per una mediazione. Al suo appello si sono uniti otto premi Nobel per la Pace. Madrid parla di “golpe”. Chiuso il parco intorno al Parlamento catalano, dove era prevista una manifestazione.

«Sono qui dopo il risultato del referendum del primo ottobre per spiegare le conseguenze politiche che ne derivano. La Catalogna è un affare europeo. È un momento critico e serio e dobbiamo prenderci le nostre responsabilità per eliminare la tensione e non incrementarla». Nonostante gli sforzi per far saltare il referendum, «voglio ringraziare tutti coloro che hanno permesso si realizzasse. Chi ha votato sì, chi ha votato no, chi ha votato scheda bianca. Tutti hanno reso possibile» la consultazione. La Catalogna è stata umiliata quando ha tentato di modificare il suo statuto «rispettando la Costituzione». Lo ha detto il presidente catalano Carles Puigdemont, ricordando il testo di modifica dello statuto «tagliato» e «modificato» per due volte, tanto da diventare «irriconoscibile». Il risultato è stata «un’umiliazione».

«Come presidente della Generalitat, assumo il mandato perché la Catalogna si converta ad una Repubblica indipendente». Lo ha detto il presidente catalano Carles Puigdemont nel suo intervento al Parlamento di Barcellona.

«Il governo della Catalogna sta facendo un gesto di responsabilità e generosità: se nei prossimi giorni tutto il mondo agirà con la stessa responsabilità, tutto si potrà svolgere con calma e nel rispetto dei cittadini». «In tutti i formati possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro laCatalogna, ricordando tra le altre la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane». Il processo di autonomia della Catalogna ha «subito un’involuzione» nel quadro democratico spagnolo che anzi ha aperto ad una «ulteriore centralizzazione». Da questo punto di vista, «gli ultimi anni sono stati i peggiori in 40 anni» di storia. Così il presidente catalano Carles Puigdemont nel suo intervento al Parlamento di Barcellona. «Speravamo che re Felipe potesse fare da mediatore, visto che nessuna istituzione centrale si apre al dialogo con la Catalogna. Ma con il suo discorso della scorsa settimana ha dimostrato che questa ipotesi è persa». La Catalogna, ha proseguito, «sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perché in questo momento serve a ridurre la tensione».

«Stiamo vivendo un momento eccezionale. Le sue conseguenze vanno oltre il nostro Paese. Dal mio discorso non aspettatevi né minacce, né ricatti, il momento è troppo serio per far alzare la tensione. Voglio rivolgermi a tutta la nazione, a tutti quelli che si sono mobilitati per l’indipendenza, o per il dialogo, o per l’unione, e sono tanti. Siamo lo stesso popolo. Ma quello che vi dirò oggi è solo il risultato del primo ottobre. Un referendum che s’è svolto sotto l’attacco della guardia civil, con più di 800 feriti». Puigdemont ha ricordato anche l’imponente repressione preventiva da parte dello stato spagnolo e un applauso, il primo dopo pochi minuti, ha salutato i suoi ringraziamenti a tutta la macchina referendaria.  «In tutti i formati possibili è stato chiesto un dialogo per un referendum come in Scozia nel 2014. La risposta è stato un no combinato con la persecuzione della polizia, dei giudici e delle autorità spagnole contro laCatalogna, ricordando tra le altre la detenzione di 17 cariche pubbliche catalane».

puigdemont s’è detto consapevole che la «violenza gratuita» di Madrid ha spinto le imprese a lasciare Barcellona, che c’è molta gente angosciata. «Sono fatti che hanno reso le cose molto confuse». «Non c’è stata nessuna istituzione che abbia voluto dialogare con questa società. Non siamo dei matti, non siamo dei terroristi. Non abbiamo nulla contro gli spagnoli e la Spagna ma la situazione è insostenibile, un popolo non può essere obbligato… C’è democrazia anche oltre la costituzione… Diamo una possibilità al dialogo», ha insistito. «Chiedo alle imprese di non spaventare la popolazione e alle forze politiche, alle fonti di informazione, di non alzare la tensione. E al governo spagnolo di rinunciare alla repressione».

 



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