«D’Alema fai qualcosa di sinistra: vattene!»

Napoli, studenti e precari contestano Camusso e D’Alema. Ma la Falcone, Civati e Fratoianni giurano che è D’Alema il nuovo di cui abbiamo bisogno. Verso il listone Grasso

di Giulio AF Buratti

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«D’Alema fai qualcosa di sinistra, vattene!». E poi un lungo coro contro Susanna Camusso, segretaria della Cgil: «Jatevenne», andatevene. È finito così, ancora prima di cominciare il convegno «L’Europa e la crisi della socialdemocrazia» previsto oggi a Napoli in un’aula dell’Università Federico II. Intorno alle 15.30, infatti, un centinaio di giovani dei collettivi studenteschi e dei centri sociali hanno fatto irruzione nel palazzo dell’ateneo in via Marina, per contestare D’Alema e impedire lo svolgimento dell’iniziativa. Ferma la condanna di tanti, in primis del ministro dell’Università, Valeria Fedeli: «È gravissimo che si impedisca a qualcuno di parlare». Magari qualcuno le potrebbe spiegare che èla democrazia, anzi la sua mancanza, a generare forme di contestazione rumorosa, non è la violenza dei tagli, delle controriforme, della macelleria sociale alla quale lei stessa partecipa. E’ solo dissenso. « Molti media hanno evidenziato il fatto, pochi le ragioni», spiegano i contestatori, le Reti studentesche autorganizzate. «Siamo la generazione dei senza futuro come qualcuno ci ha definito, gli invisibili, come quei tanti lavoratori precari vestiti da fantasmi che sono andati a contestare Napoli sotterranea la settimana scorsa. Siamo stanchi, stanchi che chi ha approvato il pacchetto Treu e votato il Job’s Act venga a raccontarci nuove frottole sulla “precarietà in Europa” come recitava la locandina del convegno. La polizia ha tentato di vietarci l’accesso nelle nostre aule, quelle che frequentiamo quotidianamente e così la protesta è cresciuta ancora di più. Saremo in tanti venerdi 17 novembre alla “marcia degli esclusi” un corteo che vedrà in piazza insieme agli studenti anche migranti, senza casa, disoccupati e precari. Quelli lasciati fuori dalla porta di un paese escludente e ingiusto paese  che proprio i Dalema (sic!), la loro obbedienza alle politiche di austerità, il loro consociativismo con il neoliberismo del centrodestra di Berlusconi ha creato in questi anni. Chi ha cancellato i diritti base della cittadinanza e ora pretende di venire a darci lezioni ipocrite di democrazia».

Il blitz è scattato improvvisamente, mentre Susanna Camusso era all’esterno dell’edificio in attesa dell’inizio del convegno e D’Alema non era ancora arrivato. Qualche urlo, una breve colluttazione con gli agenti di polizia e i commessi dell’ateneo e i ragazzi sono entrati nella sala, appendendo uno striscione «esclusi e precari per colpa vostra. Napoli verso il 17N». «D’Alema non può fare campagna elettorale all’università», hanno urlato i ragazzi, esponendo un cartello con la scritta «D’Alema: pacchetto Treu, guerra in Kosovo, riforma Fornero, Buona Scuola Jobs act». «Credono di poter venire qui come i nuovi, quelli che vogliono cambiare, che stanno dalla parte degli studenti. Non è vero. Oggi sono qui a fare passerella e ci hanno consegnato la polizia per impedirci di entrare all’università», hanno detto i giovani ai cronisti, accusando l’ex premier di presentare un «carrozzone con Bassolino (che non era al convegno, ndr) e company». Inutile la trattativa tentata da alcuni esponenti locali della Cgil e di Mdp e dalle forze dell’ordine per far liberare la sala. Gli studenti hanno cominciato una sorta di ‘lezione autogestità nell’aula a cui ha assistito anche l’ex vicesindaco di Napoli Tino Santangelo, che era lì per seguire il dibattito ‘ufficiale’. Intanto all’esterno, Susanna Camusso ha atteso per circa mezz’ora, poi ha cominciato ad allontanarsi a piedi: una passeggiata che i contestatori hanno accompagnato con un coro «Jatevenne», contestandola e scortandola fino a quando è stata lontana dall’edificio. «Quando si impedisce a delle persone di discutere liberamente si fa un danno a tutti», ha commentato la segretaria della Cgil, quella che ha firmato un accordo capestro per mettere la museruola agli oppositori interni e a tutti i lavoratori, e che è stata duramente attaccata dai collettivi: «Susanna Camusso forse è il peggior segretario della storia Cgil ed è la responsabile dei peggiori contratti che i lavoratori hanno firmato negli ultimi anni nel settore privato e nel settore pubblico», ha detto ai cronisti uno dei contestatori. D’Alema, invece, non è mai arrivato in via Marina e il convegno dopo circa un’ora è stato rinviato a data da destinarsi. Tanti i messaggi di solidarietà arrivati a D’Alema e Camusso.

Il pianeta lontanissimo di Anna Falcone

Restiamo sulle cronache del “nuovo che avanza”. Di Anna Falcone si dice che sia molto legata a D’Alema per ragioni familiari e culturali. Da alcuni mesi tira la volata a quello che viene definito il listone, la solita accozzaglia elettorale coi rimasugli dell’Arcobaleno più i fuoriusciti dal Pd. Una minestra che le sembra meravigliosa e mai vista. «Andiamo avanti, con la coerenza e il coraggio di chi non è mai sceso a compromessi». Anna Falcone vive in un pianeta lontanissimo dalla realtà ma facilmente raggiungibile dai giornalisti che raccolgono le sue parole in libertà o, addirittura, lunghi interventi. Repubblica e Manifesto sono i giornali che varcano i confini della galassia meglio di altri. E si leggono così articoli come quello in cui ribadisce la «trasparenza» del percorso cominciato con l’appello «Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza», il cosiddetto percorso del Brancaccio, e che ha condotto a un documento per una lista unitaria. E invita, Falcone, le forze coinvolte nel processo a «non drammatizzare le sbavature di un percorso formale» e «a contribuire a scrivere un programma» comune. L’esponente della «Alleanza Popolare» sottolinea che nel documento unitario ci sono i «punti sostanziali» di quell’appello, tranne quisquilie trascurabili come la l’abolizione della legge Fornero o l’assicurazione che non ci saranno alleanza col Pd prima o dopo le elezioni. Ma lei, la nuova che avanzia, insiste: «I fini ‘alti’ del nostro appello, l’apertura a tutti della dichiarazione di intenti» sono e restano «i punti per noi irrinunciabili». Sul pianeta Terra, in quello sputo di penisola incastrata nel Mediterraneo, l’Italia, si dice, invece che si sia comportata come una politicante consumata ma lei si ostina a fingere di essere inedita, intrepida, nuova, mai vista, e prova a mettere una pezza al casino che ha combinato firmando un pezzo di carta con Mdp, Civati e Fratoianni, alla facciaccia di Rifondazione, dell’Altra Europa e di tutti quelli che avevano creduto che forse era possibile – con la p minuscola – una sinistra non compromessa col pd nemmeno nelle sue varianti dalemiane o bersaniane che, dopo aver votato e scritto l’invotabile, si ergono a ricostruttori-ricompositori della politica e della sinistra.

«Contemporaneamente, sia chiaro, lo spazio politico ‘del Brancaccio’ non esaurisce certo il suo percorso con la partecipazione ad una lista unitaria», assicura Falcone. »Abbiamo davanti a noi una battaglia che è più importante delle identità, o velleità, dei singoli«, ribadisce. »Continuiamo a lavorare per il progetto della lista unica che abbiamo presentato nel nostro appello«. E chiunque »sostenga altro o denunci presunti inciuci e tradimenti«, aveva »un progetto diverso dal nostro fin dall’inizio e l’unità non l’ha mai voluta costruire. Forse, ed ora ha una paura dannata che stavolta il progetto riesca. Peggio, che possa nascere, finalmente qualcosa di serio e partecipato aSinistra». Per «serio» si intende «innocuo» rispetto ai meccanismi violentissimi e criminali del neoliberismo, ossia il programma di Mdp e della sua “ditta” europea, quel partito socialista europeo che ha imposto fiscal compact e austerità ai lavoratori del continente. Il testo preliminare, così Falcone chiama la carta firmata, «Non è la sostituzione del nostro programma con un accordo deciso dall’alto, ma una base condivisa per stabilire il perimetro su cui costruire l’alleanza. Ora chiediamo a tutte le forze che pensano che non sia il caso di lasciare il prossimo Parlamento a alle destre (vi ricorda qualcosa, ndr) di non drammatizzare le sbavature di un percorso formale, ma di voler contribuire a scrivere un programma davvero capace di invertire la rotta, e di partecipare alla assemblea sovrana che si delinea all’orizzonte di questo percorso».

La rivincita del politicismo

«Dopo mesi molto, troppo lunghi si è arrivati alla definizione del progetto della lista per la sinistra e per la Repubblica, che unisca tutti i soggetti presenti in Parlamento e che – cosa ancora più importante – si apra alla società. Quella civile, impegnata, e quella che riguarda la vita delle persone, la loro quotidianità. La lista dovremmo chiamarla ‘finalmente’». Civati Filippo, deputato e segretario di Possibile, non può che essere contento di una soluzione che lo rimette in gioco. Il suo è un partito clandestino, ne parlano i giornali ma nessun essere vivente lo ha avvistato in natura. E’ il primo pezzo del Pd ad aver abbandonato l’astronave madre per rifare il centrosinistra. L’originalità non è il suo forte. «Ora tutti la danno per scontata – aggiunge il leader di Possibile – ma credo sia il momento di ringraziare tutti coloro che in questi mesi hanno dato il proprio contributo perché si evitassero inutili polemiche, si cercasse il confronto, si abbassasse il tasso di narcisismo e si assumesse una responsabilità più forte e condivisa. Ma perché mi faccio male a leggere simili stronzate? Forse nella speranza che anche ai lettori appaiano parole vuote come sembrano e sono. O che qualche lettore mi rispondesse a tono senza frasi fatte tipo “E allora? Allora vuoi che vinca Renzi, che rivinca Berlusconi? Che vada avanti Grillo». Ma torniamo a Civati: a Reggio Emilia, in occasione della prima manifestazione unitaria promossa da Possibile a luglio, dissi, tra l’altro, che ‘l’ultimo che esce dalla maggioranza è il benvenuto’: ciò che è successo nell’ultimo mese e l’attenzione che sta provocando la scelta del Presidente Grasso mi conferma che non era soltanto una battuta né uno slogan». «Abbiamo finalmente una ‘cornice’ – conclude Civati – un percorso da condividere e un obiettivo comune. Resto convinto che due aspetti siano fondamentali per completare il ‘quadro’: il Manifesto e la partecipazione delle persone, la più ampia e inclusiva, che sappia forzare le maglie tremende del Rosatellum, facendo saltare la blindatura del sistema. Due impegni che assumo nuovamente e che saranno per me la cifra di questa proposta elettorale, ma per me prima di tutto culturale e politica».

Già, Grasso.

Grasso piace a Di Pietro. A Grasso piacerà Di Pietro? Un dilemma che non mi lascia dormire in una notte in cui la pioggia batte su Roma e copre ogni altro rumore. «Come vedrei Grasso leader del centrosinistra? Bene! È una figura istituzionale, sempre riservato, è sempre stato un punto di riferimento, non si è candidato perché era presidente del Senato e voleva rispettare il proprio ruolo, ha affrontato criminali di ogni specie, non credo che avrebbe paura di affrontare le elezioni. Grasso è una personalità su cui nessuno avrebbe da ridire. Potrebbe essere il federatore del Nuovo Ulivo. Per questo non glielo faranno fare…» Antonio Di Pietro è intervenuto questa mattina ai microfoni di una radio di un’università privata. Sulle parole di Prodi di Pietro ha commentato: «Ha detto che l’Italia è al baratro? Dovremmo rimpiangerlo prima o poi. Quando facemmo l’Ulivo allora creammo una aspettativa. Purtroppo tanti uccelli del malaugurio hanno remato contro».

Dopo Bassolino arriva anche Cuperlo. «L’incontro con Grasso è stato lungo, cordiale. Grasso è una personalità autorevole, lo è per definizione, oggi è anche una personalità preziosa, perché ha le caratteristiche per poter aiutare a ricostruire il metro comune di un centrosinistra unito. Lo dico consapevole degli ostacoli che abbiamo, perché non si può far finta che non ci siano state rotture e divisioni. Ho avuto l’impressione che il presidente del Senato sia motivato a dare una mano a ricostruire un campo, poi quello che accadrà lo vedremo nei prossimi mesi. Se scenderà in campo? Non mi sembra una personalità che i questa fase pensa di straniarsi dalla vicenda politica del paese». A Circo Massimo, su Radio Capital, Gianni Cuperlo parla così dell’incontro con il presidente del Senato. Cuperlo ha anche lanciato una richiesta a Prodi, Veltroni e Letta: «Se quello che dice Prodi è un segnale preoccupante? Certo che lo è, quando ho letto l’articolo su Repubblica ho fatto un sobbalzo. Fa riflettere e dovrebbe fare riflettere il gruppo dirigente del partito più grande, che Prodi tra l’altro ha contribuito a immaginare e a fondare. Mi colpisce naturalmente la riflessione del presidente, ma penso anche ad altre personalità che hanno avuto un ruolo rilevante nellasinistra e nel centrosinistra italiano in questi anni: penso a Enrico Letta e alle sue attività accademiche fuori dall’Italia, penso a Walter Veltroni e alle sue attività fuori dalla politica». Prodi, Veltroni, a volte ritornano, Scommettiamo che rispunta anche Pisapia?

Che Grasso piacesse a Fratoianni Nicola, quello che voleva fare la rivoluzione senza prendere il potere, non è un mistero. «Non c’è dubbio che sia sempre più lontana un’alleanza col Pd. Le alleanze o le divisioni non si definiscono sulla base di una formula astratta o di una legge elettorale, ma sulla base delle politiche. Il centrosinistra e il Pd perde perché non parlano più al Paese», così ha detto l’ex zapatista Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana ai microfoni di Rainews. «In questi giorni, come avrete visto – prosegue il leader di SI – stanno giungendo dal Pd continue richieste di dialogo e di alleanza. E questo avviene dopo mesi ed anni in cui tutto ciò che era alla sinistra del Pd era bollato come gufi, rosiconi, conservatori che cercano di mettere il gettone dell’Iphone, partitini del 3%. A quei dirigenti del Pd che ci scoprono in queste ore io rispondo pronti a discutere sempre : primo, siete pronti a cancellare il JobsAct e a restituire l’art. 18 ai diritti sacrosanti dei lavoratori? Siete pronti ad abolire la Buona Scuola e lo Sblocca Italia?». «Su questo – insiste l’esponente della sinistra – il documento che abbiamo presentato al presidente Grasso parla chiaro: c’è bisogno di una svolta radicale ed alternativa con questi annidi governo, facendo il contrario di quello che si è fatto finora.» «Infine – conclude Fratoianni – do un consiglio ai dirigenti del Pd : è inutile che facciate una campagna contro la sinistra per battere la destra, è inutile che andiate a dire in tutti i salotti tv che è colpa della sinistra se vince la destra. La destra cresce perché la cosiddetta sinistra di governo, perché il Pd ha fatto politiche sbagliate nel corso di questi anni».«Io penso che il profilo, la storia, le idee e i valori che il presidente Grasso rappresenta siano importanti per poter dare credibilità al progetto che abbiamo in mente», dice ancora all’indomani dell’incontro avuto con il presidente del Senato Pietro Grasso. «Ieri insieme a Speranza e a Civati – prosegue il leader di SI – abbiamo voluto discutere con lui del profilo politico che serve per dare credibilità alla nostra proposta. Una proposta che vuole cambiare tutto sul piano delle politiche concrete, perché vogliamo rimettere al centro della politica del nostro Paese le vere emergenze a partire dalla lotta alla disuguaglianza che cresce, perchè avvertiamo la necessità e l’urgenza di invertire la rotta rispetto a politiche sbagliate che non hanno funzionato.» «Con il presidente del Senato è stato un incontro lungo, articolato e interessante ma la risposta riguardo alle sue intenzioni Grasso la darà quando riterrà di darla. Non lo vogliamo tirare per la giacchetta, rispettiamo le sue valutazioni e i suoi tempi. Per quello che ci riguarda ora bisogna definire insieme, democraticamente e in fretta le cose più semplici ed essenziali: il programma, la leadership, il gruppo di persone intorno a questa persona. E poi subito dopo dobbiamo correre su e giù per il Paese per presentare e spiegare agli italiani la nostra chiara idea di sinistra per i tanti problemi del nostro Paese».

Ma Grasso che dice?

«Il Pd era quello del bene comune. Quello di Bersani insieme a Sel, quelli erano i principi e i valori che incarnavano il ragazzo di sinistra che aveva avuto per tutta la vita compressa questa sua natura dei valori di uguaglianza dei diritti, di libertà. Compressi prima come magistrato che non può farsi influenzare dalle proprie idee politiche e poi dal ruolo istituzionale di presidente del Senato. Ora vediamo se finalmente alla bellissima età che ho raggiunto posso riuscire a esprimere me stesso». Così Grasso, ieri a Pescara, ha risposto alla domanda sul perché sia uscito dal Pd.

 

 

 



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