Com’è andato il corteo di Eurostop

Alcune migliaia di persone hanno sfilato in corteo a Roma contro il governo delle banche, della precarietà e del manganello

di Checchino Antonini

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Parecchie centinaia di persone hanno manifestato a Roma, forse diecimila, secondo gli organizzatori, certo molto più di quelle, appena mille che dichiara la questura, all’indomani di uno sciopero generale che s’è fatto notare soprattutto nel trasporto pubblico locale di alcune grandi città. Molti dei partecipanti ripetono, piacevolmente sorpresi, “pensavo peggio, pensavo meno, alla fine la gente c’è!”. Lo striscione alla testa del corteo recita: «Via il governo delle banche, della precarietà, dei manganelli» e sembra piuttosto appropriato dopo la performance repressiva di ieri contro gli insegnanti in sciopero che manifestavano a Viale Trastevere. E’ un corteo contro la narrazione tossica dei governi sull’uscita dalla crisi, sulla ripresa, mentre al Mise ci sono trattative su 200mila posti di lavoro in bilico. Lo spezzone più colorato e numeroso del corteo pare quello dei braccianti della Puglia: tanti ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana che con fischietti e trombette rumoreggiano più di tutto il resto del corteo. «Spezzare le catene dello sfruttamento e della schiavitù» si legge sul loro striscione o ancora «Schiavi mai» . «Negative basta!» (riferito ai pareri negativi delle commissioni territoriali al diritto d’asilo) cantano a ritmo e poi «Documenti subito, casa subito, lavoro subito, dignità subito». In un altro spezzone vigili del fuoco in divisa, principalmente da Bari e Pescara che chiedono «Contratti e assunzioni». Dal microfono del camion con casse che detta il ritmo di marcia si alternano canzoni e interventi. «Solidarietà con chi lotta in Dombass, con i catalani e con i migranti che muoiono in mare. Solidarietà a Fabio Vettore che è stata arrestato a Amburgo per protestare contro il G20. Noi ci ribellioni alla vostra governance, vogliamo distruggere l’Europa delle banche». «Schiavi mai» è anche la sintesi dei cori e degli striscioni dei migranti. Aboubakar Soumahoro dell’esecutivo nazionale Usb ha spiegato l’importanza della grande adesione dei braccianti alla manifestazione: «Sono anni che nelle campagne dell’Italia si è costruito un teorema dello sfruttamento e della ghettizzazione. Che significa meno diritti e il mancato riconoscimento delle giornate effettivamente lavorate. La filiera degli agrumi e dei pomodori va avanti attraverso un sistema di sfruttamento dei migranti che secondo noi vanno in qualche modo sindacalizzati ed è il lavoro che Usb ha avviato. Questa piazza ne è la dimostrazione». Il sindacalista è poi passato alle rivendicazioni: «Chiediamo il rispetto dei contratti, il riconoscimento delle giornate effettivamente lavorate ai fini della disoccupazione agricola, chiediamo che le aziende che attingono ai fondi europei della PAC e dei fondi strutturali siano subordinati al rispetto dei contratti. Non possono prendere una barca di soldi e non rispettare le norme contrattuali».

Molte le bandiere e i militanti e dirigenti di Rifondazione e del Pci, organico a Eurostop, ma c’è soprattutto Usb e la sua piattaforma sociale Eurostop, al punto che in modo sbrigativo i pochi cronisti presenti chiamano l’evento “manifestazione di Eurostop” senza accorgersi che la composizione è molto più articolata anche se la manifestazione in contemporanea, contro la violenza fascista e mafiosa a Ostia, un po’ di pubblico l’ha scippato a questo corteo che sfila per il centro di Roma, da piazza Vittorio fino a Piazza Venezia dove si conclude di fronte a uno squadrone di cavalleria di sbirri – cavalli con occhialoni di plastica – che mescola la memoria delle cariche antioperaie dell’olimpionico D’Inzeo al revival postmoderno di Scelba da parte di Minniti. Non è mancata nemmeno la provocazione del cretino passante che si è fermato urlando «Pensate agli italiani senza lavoro!». L’uomo è stato subito allontanato dal servizio d’ordine del corteo.

«In questi due giorni di lotta, oggi e lo sciopero di ieri, abbiamo dimostrato che c’è un mondo del lavoro e un popolo che non è rappresentato né dai sindacati confederali né da quella che ufficialmente si chiama sinistra. C’è lotta e si farà sentire sempre di più», spiega l’ex sindacalista della CGIL, Giorgio Cremaschi, durante il percorso. Cremaschi ha poi aggiunto« Chiediamo immediatamente l’abolizione di quelle che definiamo le 4 leggi canaglia ovvero legge fornero, Jobs act, buona scuola e decreto Minniti». Dal palco finale si rivolgerà ai «lavoratori italiani di tutti i colori» spiegando che «se abbiamo gli stessi diritti, avremo tutti lo stesso potere di fronte al padrone». Insomma i diritti dei migranti riguardano tutti e migrante è un bel pezzo di questa manifestazione che annuncia un’altra piazza, fra poco più di un mese, per i diritti di profughi, rifugiati e immigrati, «contro la guerra ai poveri – dice Aboubakar Soumahoro, leader dei braccianti di Usb – per liberare i profughi dalla gabbia delle cooperative sociali». «Senza paura!», ripete più volte, «senza paura!», scandiscono i suoi compagni lungo il corteo e durante i comizi finali.  Hanno parlato anche il presidente di Azione Civile, Antonio Ingroia, il segretario del Pci, Mauro Alboresi, quello di Rifondazione, Maurizio Acerbo, il rappresentate del coordinamento Usb dei vigili del fuoco. «Se un’emergenza c’è si chiama capitalismo oppure è quella determinata dai trattati Ue», grida il segretario Prc alludendo anche a un’idea di sinistra, «l’unica possibile, dentro e con le lotte, per proseguire la battaglia referendum costituzionale». Perché non è nella piattaforma ma la metà “bianca” del corteo, in realtà, non parla dì’altro: del naufragio (largamente annunciato) del percorso del Brancaccio, della mossa di Fratoianni-Speranza-Civati per far fuori anche l’ultimo simulacro di parvenza e annunciare uno spettacolo tutto loro, in un altro teatro, per il 2 dicembre dopo aver eletto delegati il 25 e 26 novembre. E il 2 dicembre Rifondazione terrà il suo comitato politico nazionale mentre Eurostop ha annunciato un’assemblea nazionale dal palco per dare seguito alla manifestazione di oggi.



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