Sotto sfratto la Casa Internazionale delle Donne di Roma

A rischio sfratto un luogo simbolo, conosciuto a livello internazionale,  patrimonio e risorsa sociale e culturale delle donne delle capitale e non solo

di Marina Zenobio

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800 mila euro entro fine mese o sarà sfratto. E’ questo il “regalo” che il governo di Roma si prepara a fare alla Casa Internazionale delle donne (Cidd) per il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza di genere. Il consorzio che gestisce la Casa, nel cui edificio di proprietà del Comune ospita una miriade di associazioni che si occupano, tra l’altro, di assistenza legale e contrasto alla violenza, ha infatti ricevuto l’ingiunzione di pagamento relativo ad affitti non pagati. Se la richiesta non sarà soddisfatta scatteranno “la procedura coattiva, in sede civile per il recupero del credito e la procedura di riacquisizione del bene in regime di autotutela”, stando alle dichiarazioni rilasciate da Rosalba Castiglione, assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale.

Così la sindaca Raggi, dopo i numerosi sgomberi delle occupazioni abitative e di altre realtà sociali romane, si prepara ad abbattersi su un luogo da trent’anni patrimonio e risorsa per le circa 30 mila donne che ogni anno lo attraversano. Un luogo occupato, certo, ma nel corso degli anni il consorzio che gestisce la Casa aveva spesso trovato accordi con le precedenti gestioni capitoline per poter rimanere nel palazzo in cambio di ristrutturazioni e di una quantità di servizi e attività offerte alle donne. Infatti già nel 2013 la Casa Internazionale delle donne aveva aperto una trattativa con il Campidoglio che, dopo aver verificato la qualità dei servizi, proponeva una valutazione del loro valore economico dell’ordine di 700 mila euro l’anno.

“La Casa – si legge in un comunicato del direttivo della Cidd – è da tutti apprezzata per la sua capacità di autogestione e per aver mantenuto, nel corso degli anni, in ottimo stato un bene pubblico dedicato alle donne, per essere luogo di offerta di servizi sociali e culturali, per svolgere azioni di accrescimento delle capacità delle donne. Tutto frutto del lavoro volontario e dell’impegno quotidiano e gratuito di centinaia di donne e di decine di associazioni. Per decenni questo luogo è stato salvato, conservato, restaurato, reso vivo e frequentato, sottratto al degrado cui sono andati incontro tanti beni pubblici della nostra città”.

Alla luce di ciò che la Casa Internazionale delle donne rappresenta come risorsa sociale e culturale per la capitale e non solo, nel corso di una conferenza stampa la presidente della Cidd, Francesca Koch, ha chiesto un ripensamento delle valutazioni fatte dal Comune, “in un’ottica più complessa in grado di capire anche la situazione di tutta la società” ed ha inviato Raggi, prima sindaca donna di Roma, ad andare vedere con i propri occhi di cosa si sta parlando. La Koch ha anche sottolineato che la Casa ha già pagato il 40 per cento del dovuto “sarà poco ma non è certo niente se si considera che in media, al netto dell’affitto, la struttura costa ogni anno 700 mila euro”.

Koch ha dichiarato che l’amministrazione della Casa ha provato a saldare il debito ma poi, complice anche la crisi “ci siamo rese conto che era un impegno molto difficile da sostenere e da allora abbiamo chiesto a più riprese, alle varie Giunte che si sono succedute, di rivedere questo accordo, anche e soprattutto perché il Comune avrebbe potuto e dovuto riconoscere i servizi offerti dalla Casa, che hanno un valore economico oltre che sociale”.

Infine la presidente Koch ha informato che lunedì 13 novembre alle 18 – presso la sede di via della Lungara 19 – si terrà un’assemblea pubblica aperta a tutte e tutti. Ma c’è anche un altro appuntamento in agenda, quello di martedì prossimo con l’assessora Rosalba Castiglione “proprio perché – dichiara Koch – riteniamo che ci siano tutte le possibilità di superare questo momento difficile e ritrovare una collaborazione”.

E mentre su Twitter monta l’hashtag #lacasasiamotutte, su change.org è possibile firmare una petizione a sostegno della Casa.



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