Tortura, migranti e prigioni: l’Onu boccia l’Italia di Minniti

Il comitato delle Nazioni Unite contro la tortura boccia la legge sulla tortura, l’accordo con la Libia e il 41 bis

di Checchino Antonini

da NOISE film per ACAD .
Regia Carmine Cristini

La legge per la tortura non serve a niente. E stavolta non lo dice Popoff o qualche altro giornale partigiano e ostile al Pd. La legge sulla tortura recentemente approvata dal parlamento italiano non è conforme alla Convenzione Onu e va cambiata. Così spiega il comitato delle Nazioni unite contro la tortura, il Cat. La definizione di tortura aggiunge elementi che rendono la tortura difficile da dimostrare (la crudeltà, il verificabile trauma psichico, le condotte plurime), il reato è stato concepito come generico e dunque commettibile da chiunque e non solo da pubblici ufficiali, inoltre non è imprescrittibile e non c’è un fondo per risarcire le vittime. Sono tra i rilievi più importanti che il rapporteur sull’Italia del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha formulato all’Italia, durante la sessantaduesima sessione del Comitato stesso. Non c’era da aspettarsi altro da una porcheria partorita da un governo e un parlamento ostaggi delle lobby di polizia e carabinieri. Che ne è, adesso, dell’atteggiamento remissivo di Amnesty International di fronte a quel testo? E di tutte le dichiarazioni roboanti di esponenti del partito della nazione che esaltavano quella legge come fosse una conquista di civiltà oppure, grottescamente, ne temevano gli effetti sull’operato di sbirri avvezzi a calpestare i più elementari diritti umani in nome dell’efficienza e della “sicurezza”?

Lo scorso luglio, l’Italia ha approvato una legge contro la tortura, attesa quanto meno dal 1984, anno della ratifica della Convenzione ONU contro la Tortura, e per di più unica fattispecie penale espressamente prevista in Costituzione (art. 13 co. 3). Ma la nuova fattispecie non riconosce il reato di tortura come reato tipico del pubblico ufficiale in barba alla Convenzione firmata dall’Italia nel 1989. Inoltre la previsione della pluralità delle condotte violente, il riferimento alla verificabilità del trauma psichico e i tempi di prescrizione ordinari annacquano un testo quasi a consigliare, agli addetti ai lavori, le condizioni per abusare piuttosto che per rispettare i diritti delle persone in custodia dello Stato. Più di mille editoriali vale il commento di uno come Gasparri, postfascista impiantato in Forza Italia: «Chi canta vittoria ha in realtà fatto un buco nell’acqua. Mentre chi a sinistra dice che la legge non serve a nulla ha ragione. Il testo così com’è è carta straccia».

Altro rilievo mosso al nostro paese riguarda la raccomandazione ad istituire un comitato nazionale per la promozione e protezione dei diritti umani. Molto apprezzata è stata invece l’istituzione del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, che risponde al Meccanismo Nazionale di Prevenzione stabilito dalle Nazioni Unite, incarico attualmente ricoperto da Mauro Palma.

«Critiche durissime riguardano la gestione delle politiche migratorie che non possono mai legittimare la tortura e le brutalità», avverte Antigone. Nel lungo comunicato del Cat pubblicato sul sito dell’Unhcr si precisa che «Ue e l’Italia forniscono assistenza alla Guardia costiera libica nel Mediterraneo e in acque internazionali, nonostante l’allarme lanciato dalle organizzazioni per i diritti umani che questo metodo rischia di condannare molti migranti a una prigionia arbitraria e senza limiti di tempo, esporli alla tortura, allo stupro; costringerli al lavoro, allo sfruttamento e al ricatto». Per l’Onu, in conclusione, i migranti intercettati sui barconi dall’Ue e dall’Italia in accordo con la Libia vengono rinchiusi in prigione e «non hanno alcuna possibilità di contestare la legalità della loro detenzione, né di essere assistiti da un avvocato». Il Comitato ONU definisce esplicitamente le milizie libiche come gruppi irregolari finanziati per detenere migranti, i quali subiscono violenze e torture, e afferma che gli accordi in questione hanno istituzionalizzato una politica di sequestri e riscatti. Tutto ciò proprio nel giorno in cui la Cnn diffonde un video in cui a finire in vendita è un gruppo di “ragazzoni forti adatti al lavoro nei campi”, secondo il battitore che resta fuoricampo. L’emittente afferma di aver filmato a Tripoli una dozzina di persone che andavano “sotto il martello” (under the hammer, in inglese) nello spazio di sei o sette minuti.

Tra i rilievi e le preoccupazioni del Comitato: la persistenza del reato di immigrazione irregolare, le deportazioni collettive verso paesi che praticano la tortura e violano i diritti umani, l’uso eccessivo della forza e gli abusi di polizia contro i migranti, così come le espulsioni che non vengono precedute da verifiche attente sul rischio di tortura nei paesi di provenienza. Duro il rapporteur è anche a proposito del memorandum – non avvallato dal parlamento – con il Sudan e le conseguenti espulsioni collettive di 48 sudanesi del Darfur.

Un passaggio specifico è stato dedicato anche all’abolizione dell’appello nelle richieste di asilo politico, provvedimento contenuto nel decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione, che indebolisce la protezione giudiziaria dei rifugiati.

In ambito penitenziario il Cat solleva dubbi sul fatto che un detenuto possa essere sottosposto al regime duro di cui all’articolo 41 bis anche per vent’anni, nonché sull’eccessivo isolamento in cui vengono posti. Invita a ridurre l’uso della custodia cautelare che ha tra i più alti tassi in Europa. E’ preoccupato del sovraffollamento che supera il 120%. Valuta positivamente l’introduzione della sorveglianza dinamica ma troppo pochi sono gli educatori e gli operatori sociali. Troppi i casi di collocazione dei detenuti in regime di isolamento. Il Cat chiede i dati sui casi di violenza nei confronti dei detenuti. Mancano informazioni a riguardo. Altrimenti – afferma il Cat – il fenomeno della tortura e dei maltrattamenti non è misurabile. Chiedono spiegazioni sui casi delle violenze nei confronti di detenuti ad Asti e Lucera (caso Rotundo). Il Comitato ha chiesto spiegazioni all’Italia sui casi di Valerio Guerrieri, diciottenne con problemi psichiatrici suicidatosi nel carcere di Regina Coeli, e Alfredo Liotta, morto nel carcere di Siracusa per non essere stato curato nonostante il suo evidente deperimento fisico.

Rispetto alle violenze di polizia il Comitato Onu è preoccupato dell’assenza di provvedimenti disciplinari e penali nei confronti del personale delle forze dell’ordine che si è reso disponibile delle violenze a Genova, Napoli e Val di Susa.

Si sottolinea la difficoltà dei detenuti stranieri a vedere riconosciuto il proprio pieno diritto di difesa.

«Antigone sta partecipando ai lavori di questa sessantaduesima sessione per la quale abbiamo presentato anche uno specifico rapporto indipendente nel quale abbiamo segnalato le nostre preoccupazioni su alcuni di quelli che sono stati poi i rilievi del Comitato», scrive Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, presente a Ginevra per partecipare ai lavori delle Nazioni Unite. «Il Comitato muove una critica profonda alle politiche del governo sui temi dei migranti e della tortura, segnalando quanta poca attenzione sia stata posta sul terreno della difesa dei diritti umani. Quello che chiediamo è dunque che, conformemente ai rilievi delle Nazioni Unite, si straccino gli accordi con la Libia e con il Sudan e si interrompano immediatamente gli accordi di collaborazione con paesi dove sono provate e testimoniate torture e violazioni dei diritti umani, che sia reintrodotto l’appello per i richiedenti asilo, che si adottino politiche dirette a ridurre il numero di persone in custodia cautelare, che si prendano provvedimenti disciplinari nei confronti di personale coinvolto in episodi di violenza. E che si cambi la legge sulla tortura rendendola coerente con la definizione Onu».

«La sofferenza delle persone detenute in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità. A rilasciare questa dichiarazione è stato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati -spiegano Maurizio Acerbo e Stefano Galieni, segretario nazionale e responsabile Immigrazione di Rifondazione Comunista Sinistra Europea – e l’accusa è rivolta ai governi europei, in primis quello italiano, che firmando accordi con Serraj sta di fatto consegnando quotidianamente centinaia di persone ai torturatori. E proprio oggi un bambino solo di 5 anni è stato trovato nascosto sotto un vagone in transito al Brennero, col terrore di essere rimandato indietro: questo significa che di queste brutalità si è complici. Chiediamo quindi che venga accolto l’appello dell’ONU e si permetta a chi è in fuga in Libia di entrare in Europa attraverso canali legali. Non c’è altra risposta possibile di fronte al dolore di quello e di chissà quanti altri uomini, donne e bambini. Bisogna cancellare il vergognoso accordo siglato da Minniti con la Libia e fare subito corridoi umanitari».



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