Camogli, va in scena il conflitto di classe tra artisti e attrezzisti

Familie Flöz di Teatro Delusio al Teatro sociale di Camogli 

da Genova, Claudio Marradi 

Foto: Simona Boccedi/ Familie Flöz – Teatro Delusio www.floez.net

Le feste si passano in famiglia. Non necessariamente la propria. E se si tratta di quella, esilarante e poetica di Familie Flöz, magari può anche essere meglio. Perché la formazione berlinese ha portato al Teatro sociale di Camogli, vicino Genova, direttamente da Pechino il suo Teatro Delusio di Paco González, Björn Leese, Hajo Schüler e Michael Vogel: una commedia degli equivoci per marionette e maschere con l’espressione triste e il naso prominente che è il marchio di fabbrica della compagnia tedesca.

E’ una singolare forma di teatro nel teatro, quella che inaugura   una programmazione 2018 che incrocia disinvoltamente temi e protagonisti locali e internazionali – dalla Giovine Orchestra Genovese all’Orchestra Nazionale del  Kazakistan –  su questo antico palco la cui inaugurazione risale a 30 settembre 1876 per la volontà di 60 famiglie di  illuminata borghesia locale che,  direttamente o indirettamente,  avevano fatto fortuna col mare nel momento in cui Camogli, nota allora come “la città dei mille bianchi velieri”, era una delle maggiori potenze armatoriali del tempo.

 

 

 

E sul quale risuonano oggi rumori fuori scena,  dove la scena diventa quinta e la quinta diventa scena, in un rovesciamento di prospettiva in  cui gli spettatori possono vedere solo il retro di un palco sul quale sfilano tutti i generi possibili: dalla lirica alla danza, fra volteggi e  duelli di spada di cui si sentono solo voci e suoni.  Va così in (retro)scena un aspro conflitto di classe tra  artisti “titolati” e una forza lavoro di attrezzisti e macchinisti che tira un po’ a campare dietro le quinte. Ma che soprattutto non si basta nel ruolo di personale tecnico al servizio del talento altrui  e che reclama invece la sua fetta di felicità e di fantasia. Bob, Bernd e Ivan, divisi dallo scintillante mondo del palcoscenico solo dal velo di un sipario, lottano per realizzare i propri sogni: Ivan, il capo del backstage che non vuole perdere il controllo sul teatro,  finirà per perdere tutto il resto, mentre il desiderio di riconoscimento di Bob lo porterà al trionfo ma anche alla distruzione. E Bernd, sensibile e cagionevole, che cerca la felicità nella lettura,  la trova improvvisamente con la prima ballerina in una love story impossibile. Osteggiata da un ballerino geloso e che si può consumare solo in quello spazo liminale del retroscena come terra di nessuno tra la finzione del palco e   la realtà del mondo di fuori. Svanendo infine non appena lei sveste il tutù per gli abiti “borghesi”.

Una produzione,  in puro stile Familie Flöz, di teatro che viene prima del linguaggio parlato. E una visione del mondo in cui ogni conflitto si manifesta innanzitutto nel corpo, tradotta in pièces che nascono da un processo creativo collettivo, nel quale gli interpreti sono anche autori di figure e di situazioni.



Torna alla homepage

Articoli sullo stesso argomento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati

Ads by Google
immaginazioni
Terza pagina
Culture