Coloni israeliani incendiano una casa a Nablus, Cisgiordania. Nel rogo muore bimbo di 18 mesi. Ma l’istigatore sta al governo di Israele, è Naftali Bennett
di Marina Zenobio
In queste ore gli abitanti di Duma, villaggio palestinese in provincia di Nablus, a nord della Cisgiordania, si stanno preparando al funerale del piccolo Ali Saad Dawabsha, di 18 mesi, morto stanotte nell’incendio della sua casa applicato da un gruppo di coloni ebraici. I genitori e il fratellino di 4 anni sono ricoverati in rianimazione, con gravi ustioni, in un ospedale israeliano.
“E’ il prezzo che dovete pagare” è il messaggio in ebraico lasciato sulle pareti della casa e già usato in passato da attivisti dell’estrema destra israeliana in attacchi contro palestinesi, arabo-israeliani e luoghi di culto sia cristiani che musulmani.
In una nota emessa dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), il nuovo segretario generale dell’organizzazione, Sa’eb Erakat, ha accusato il governo israeliano di essere pienamente responsabile della morte del piccolo Ali ad opera dei coloni. “Quanto è accaduto è la diretta conseguenza di decenni di impunità data dal governo israeliano al terrorismo dei coloni. Non possiamo separare l’atto barbaro avvenuto stanotte a Duma dalla recente approvazione di nuovi insediamenti decisa dal governo israeliano, un governo che rappresenta una coalizione nazionale israeliana e l’Apartheid” ha detto Erakat. “Un atto barbarico” quello avvenuto stanotte a Duma, anche per il presidente palestinesi Abbas che, attraverso il suo portavoce ha dichiarato: “non sarebbe accaduto se il governo israeliano non avesse insistito a proteggere i coloni e ad espandere gli insediamenti illegali”.
Il riferimento è all’annuncio fatto dal governo israeliano mercoledì scorso, secondo cui prossimamente saranno costruite altre 300 case per i coloni a Beit El , vicino Ramallah, annuncio che sarebbe dovuto servire al primo ministro Netanyahu per placare le proteste dei coloni dopo la demolizione di alcune loro case costruite nei pressi di Nablus, zona riconosciuta dall’Onu come sotto occupazione illegale da parte dello stato di Israele.
Anche lo stato ebraico dichiara il suo orrore per quanto accaduto e parlano di “atto terroristico”, una definizione raramente usata, per la prima volta nel 1994, quando un colono uccise 13 palestinesi a Hebron, mentre stavano pregando. Da allora, come riporta la nota dell’Olp, sono stati registrati più di 11.000 attacchi dei coloni contro i palestinesi. Nella quasi totalità dei casi i crimini sono rimasti impuniti.
Ma ha poco da dichiararsi “sgomento e sotto choc” il governo israeliano guidato da Netanyahu che, proprio al suo interno, ha uno dei più forti istigatori e sostenitori di quelli che ora definisce “terroristi ebraici”, è Naftali Bennett (nella foto), ex ministro dell’educazione, attuale ministro dell’economia e ministro dei servizi religiosi, nonché leader del partito “Patria ebraica”. E’ lui la guida dei coloni che pochi giorni fa dichiarava: “La missione di questo governo è costruire”.
Hamas intanto ha convocato per oggi un “giorno dell’ira” in tutta la Cisgiordania in risposta all’uccisione del bambino a Duma e in concomitanza con il suo funerale. Le forze dell’ordine israeliane sono in stato di allerta per timori di scontri.