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Tsipras rimpasta il governo, via la sinistra

Dieci sostituzioni nel governo Tsipras, via i dissidenti della sinistra di Syriza. Che ne sarà del programma di Salonicco?

di Checchino Antonini

image.ashx
Fuori i dissidenti, la sinistra interna, dal governo di Syriza. E alla faccia del pronunciamento del comitato centrale del partito che aveva chiesto tutt’altro orientamento rispetto all’accordo. Che ne sarà della prima esperienza di governo di sinistra radicale ai tempi dell’euro? Da un punto di vista politico, a essere sconfitta è stata proprio l’alterità di Syriza, la sua storia di unità e radicalità. Ora rischia, se non lo è già, di essere uno dei tanti governi normali, controparte delle classi popolari del proprio paese, destinata a essere spazzata via dalla logica dell’alternanza. E che ne sarà della vivacissima conflittualità, dell’indignazione che l’aveva trascinata fin dentro la stanza dei bottoni con una dimensione che non aveva paragoni nella storia recente dell’Europa? Che ne sarà del programma di Salonicco?
E’ una questione che ci riguarda con la stessa forza con cui riguarda lavoratrici e lavoratori della Grecia ma il dibattito in Italia sembra cristallizzarsi sulla figura del premier greco disegnato come un giovane eroe, solo contro tutti. Cos’altro poteva fare? si sente dire. Andateci voi se siete tanto bravi! Perfino Monti, indimenticabile affamatore di popoli, ora senatore a vita, trova accenti di simpatia per l’ingenuo Tsipras. Il nodo sembra non venire mai messo a fuoco: che cosa deve fare un governo di sinistra radicale: amministrare la fame o lavorare per una rottura con le compatibilità? Deve avere la stessa autoreferenzialità disinvolta, rispetto alla propria base, che ostentano i partiti “normali”, i partiti borghesi e quelli fascistoidi, oppure deve dare impulso a una democrazia partecipata, obbedire alle istituzioni di movimento?
Un dibattito destinato a cercare ancora spazi e tempi per venire articolato ma intanto è prevista per le 10.30 ora locale ad Atene la cerimonia di giuramento davanti al presidente Prokopis Pavlopoulos dei ministri e viceministri che compongono la nuova squadra del governo dopo il rimpasto varato da Alexis Tsipras che ha effettuato sostituzioni in dieci incarichi. In tre, tra i quali il nuovo viceministro delle Finanze Alexiadis Trifonas, hanno scelto la formula religiosa assistiti da un vescovo.
In un’intervista alla Bbc, l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis parla di un programma di riforme economiche «destinato a fallire». Varoufakis afferma che il programma cui è stata assoggettata la Grecia «passerà alla storia come il peggior disastro di gestione macroeconomica». «Questo programma fallirà chiunque si occupi di attuarlo». E ad una domanda sui tempi in cui si consumerà questo insuccesso ha replicato: «Ha già fallito».
«Ha ragione Varoufakis», sembra fargli eco, dalle colonne del Mattino, l’ex presidente della Camera Bertinotti, controversa figura che guidò l’harakiri della sinistra radicale italiana cominciando, come Tsipras, dalla lotta senza quartiere contro i dissidenti interni.
«Il premier greco – spiega – ha evitato una condizione che non era in grado di governare, ma ha ragione Varoufakis quando sostiene che l’intesa abdica all’idea riformatrice dell’Europa. Si tratta di una sconfitta, ma non voglio essere ingeneroso perché se è vero che Atene è stata sola, la ragione di questa disfatta è da addossare non a Syrizia ma all’intera sinistra europea». La vicenda della Grecia, osserva ancora Bertinotti, «è stata la cartina di tornasole rispetto a elementi di analisi preesistenti: questa Europa, così com’è, è irriformabile. Detto ciò, ho guardato con piacere al tentativo di Tsipras: sentimento contro ragione, ma per cambiare davvero è necessario che rinasca un protagonismo conflittuale dei popoli, quello che Macchiavelli chiamava rivolta, ovviamente non violenta. Scenario che non si è visto, nonostante Syrizia e Podemos siano nati proprio per questo».
E, dalle colonne della sua Unità, Renzi si vanta di aver dato una mano al premier greco. «Quanto a Tsipras, sai come la penso sul referendum, ma abbiamo comunque dato una mano al governo greco per evitare l’umiliazione e la Grexit», scrive nella sua rubrica delle lettere su l’Unità.

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