L’Ucraina svolta ancora verso destra, nazi sempre più al potere

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Nominati nazisti in ruoli chiave dell’Amministrazione, tra cui il capo della Polizia di Kiev. Concessa la cittadinanza ucraina a paramilitari di estrema destra, rei di crimini di guerra.

di Franco Fracassi

Il nuovo parlamento deve ancora insediarsi, ma le prime conseguenze delle ultime elezioni politiche si fano già sentire: il governo ha nominato un nuovo capo della Polizia di Kiev e un nuovo responsabile della «propaganda dei servizi segreti ucraini» (Sbu), entrambi sono nazisti convinti. Inoltre, è stato deciso che il battaglione Azov, accusato di crimini di guerra, verrà ufficialmente assorbito all’interno della Guardia nazionale, e che «ai volontari combattenti che ne faranno richiesta verrà concessa la cittadinanza ucraina per meriti speciali», come ha dichiarato il ministro dell’Interno Arsen Avakov. I volontari in questione sono nazisti provenienti da tutta Europa (Italia compresa) accusati anch’essi di crimini di guerra.

Il nuovo comandante della Polizia di Kiev si chiama Vadim Troyan. Attualmente è vice comandante del battaglione Azov ed è membro attivo dell’organizzazione paramilitare Patrioti ucraini. Organizzazione che fa parte dell’assemblea nazionalsocialista ucraina. «La nostra è stata una scelta rivoluzionaria. È una scelta dettata dal cuore, e traccia la nostra linea fuida per il futuro: chi mette cuore e anima a disposizione del popolo ucraino, scegliendo di agire invece di aspettare che i russi riconquistino Kiev, sarà premiato», ha dichiarato il portavoce di Avakov, Anton Gerashenko.

Il comandante del battaglione Azov Andrej Biletsky è stato appena eletto parlamentare. Biletsky è anche leader dei Patrioti ucraini e presidente dell’assemblea nazionalsocialista. Con lui sono entrati in parlamento molti altri paramilitari e nazisti dichiarati.

Altra conseguenza del voto è stata la decisione di far affiancare i miliziani di Pravy Sektor alla polizia delle principali città. La proposta (accettata dal governo) è stata avanzata dal neo eletto Borislav Bereza, membro proprio di Pravy Sektor.

E ancora. A capo della sezione propaganda all’interno del Sbu è stato messo Yuri Michalchyshyn, membro del direttivo di Svoboda (altro partito nazista).

Le mosse del governo hanno però reso ufficiale un dato di fatto che finora era stato negato con forza da Kiev. In Ucraina combattono migliaia di volontari nazisti stranieri provenienti da tutta Europa. La Russia per mesi ha chiesto inutilmente a Finlandia, Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania e Francia di avviare indagini per mettere sotto accusa queste persone per le loro attività di mercenari. Fino ad oggi queste persone ufficialmente non esistevano. Oggi ad alcune di loro è già stata riconosciuta la cittadininanza ucraina.

Popoff ha più volte raccontato delle loro gesta e di come questi paramilitari siano addestrati, armati e finanziati dalla Nato. «Ieri ho firmato un contratto per organizzare corsi di formazione per i combattenti e gli ufficiali del battaglione Donbass da gruppi mobili di istruttori provenienti dagli Stati Uniti, tenuti da militari che non sono attualmente in servizio. Essi opereranno in base al sistema di formazione tradizionale utilizzato dal Navy Seals e la Delta Force». È parte di un messaggio che il comandante del battaglione Donbass ha affidato alla sua pagina Facebook. Semyon Semyonchenko è da poco tornato da un «viaggio d’affari in America» (come ha scritto sempre su Facebook).

Il battaglione Donbass è uno delle cinque unità paramilitari (Aidar, Azov, Donbass, Dnepr-1 e Dnepr-2) composte da nazisti provenienti da tutta Europa aggregate alla Guardia nazionale ucraina, e che combatte a fianco dell’esercito di Kiev contro le milizie separatiste. Secondo un’associazione di avvocati ucraini, i cinque battaglioni si sarebbero macchiati di crimini di guerra, ampiamente documentati da foto, filmati e testimonianze. «Heil Ucraina! Heil agli eroi!». Così termina il giuramento fatto dai paramilitari del battaglione Azov prima di partire per il fronte. Un gruppo di avvocati ucraini ha deciso di raccogliere le prove per sperare di riuscire ad aprire un processo alla Corte internazionale dell’Aja per «crimini di guerra». Finora i legali non hanno trovato nessuna sponda politica in Occidente. Gli Stati Uniti sono apertamente schierati dalla parte del governo ucraino, e quindi implicitamente alleati dei paramilitari. L’Italia e l’Europa hanno seguito Washington in questa impresa.

Prosegue il post di Semyonchenko: «Sono stati sviluppati standard per ogni reparto (ricognizione, forze speciali, di sicurezza eccetera) e per ogni sottufficiale. Particolare attenzione sarà rivolta alla formazione individuale e lavoro di squadra. Verranno utilizzati il numero massimo di esercitazioni pratiche. Un altro punto importante è la formazione dei sergenti (sottufficiali) per permettergli di agire in maniera indipendente e di gestione di un team. Gli istruttori saranno utilizzati anche per preparare le forze di sicurezza interna, e tale formazione è una delle forme di assistenza indiretta che l’Ucraina sta ricevendo. La formazione inizierà tra dieci giorni. Dopo aver concluso l’addestramento saremo pronti a condividere la nostra esperienza e a contribuire ad addestrare altre unità di volontari e di soldati regolari».

«Stavamo girando un documentario sul battaglione Azov ucraina nella città di Uzuf, in Ucraina orientale. È lì che abbiamo visto i soldati indossare quegli elmetti», ha dichiarato l’inviato di Tv2 Oysten Bogen. «Pochi minuti prima di scattare le foto ho chiesto al portavoce del battaglione Azov se questa unità, recentemente incorporata nell’esercito ucraino, era composto da elementi più o meno fascisti. “Niente affatto, siamo solo dei nazionalisti ucraini”, mi ha risposto». Un canale televisivo norvegese ha girato nel sud-est dell’Ucraina un video che mostra i soldati del battaglione ucraino Azov indossare elmetti adornati dall’emblema delle Ss. Immagini subito riprese dal canale tedesco Zdf.

«Io sono volontario. Non ricevo denaro in cambio di quello che faccio. Mi sono pagato il biglietto per venire in Ucraina. Questa esperienza l’ho sognata per tutta la vita. Non c’è spazio per i sentimentalismi. Questa è la guerra. Sono qui per uccidere». Francesco Fontana è un fascista italiano di Terza posizione che combatte nell’Ucraina orientale tra le fila del battaglione Azov. Il cinquantatreenne Fontana non ha mai nascosto la sua militanza politica, e nemmeno il suo coinvolgimento nella guerra (ha perfino inviato una lettera aperta a Popoff, nella quale ha spiegato le sue ragioni). L’ultima intervista l’ha rilasciata al canale “Russia 1”. «Per la mia formazione politica combatto dove sono i miei camerati. È per questo che mi sono sentito subito a casa, grazie anche a loro». Sull’avambraccio spicca un tatuaggio di uno squalo. Fontana ha prima aderito a Pravy Sektor, poi è entrato nella fila del battaglione “Azov”. Come lui molti altri italiani.

Percorso identico a quello del trentasettenne Mikael Skilt, di professione cecchino, per cui ha ottenuto anche un’onorficenza dal ministero dell’Interno ucraino («miglior assassino internazionale»). «È una sensazione speciale quando il tuo cuore sta battendo forte e senti le pallottole fischiare intorno a te. E poi quel sibilo che accompagna ogni mio sparo. Fantastico! Ho sentito dire che su di me hanno messo una taglia da ottanta dollari. Non si sono sprecati troppo». Skilt ha servito nell’esercito svedese. È divenuto membro di Pravy Sektor prima del massacro di Maidan.

C’è anche il diciottenne russo, nome di battaglia “Murman”: «Tra dieci anni non apparterrò più al mio Paese, tante persone non apparterrano più al proprio Paese».

«Vi inviatiamo ad aderire al battaglione Azov. Non verrete pagati. Ma soddisferemo i vostri desideri a Kiev. I candidati forniscano informazioni sulla loro situazione familiare e sociale. Fateci sapere se siete pronti a prendere parte alla battaglia, o se preferite addestrare le giovani reclute. Al vostro arrivo a Kiev verrete accolti da un camerata che parla inglese. Inoltre, riceverete vitto e alloggio nella nostra base che si trova nel sud-est del Paese». Colui che ha scritto questo annuncio e poi selezionato e arruolato migliaia di volontari, giunti da tutta Europa, è un ex militare delle forze speciali francesi (Laos, Birmania, Suriname). Si chiama Gaston Besson, ha quarantasei anni, è dichiaratamente nazista ed ha combattuto come mercenario anche in Croazia e in Bosnia (tra le fila degli ustascia). «Nella ex Jugoslavia la mia unità era famosa per la crudeltà e la spietatezza con cui trattavamo i serbi, anche i civili. Qui in Ucraina sono venuti per combattere dalla Finlandia, dalla Norvegia, dalla Svezia, dall’Inghilterra, dalla Francia, dall’Italia… Non ci interessano i fanatici. Abbiamo bisogno di gente con esperienza militare. Professionisti. Nessun interesse nella politica. Ma solo nella guerra. Ogni giorno riceviamo quindici nuove richieste di adesione da parte di volontari», ha dichiarato Besson.

In realtà, una forma di ricompensa per i membri di Azov esiste, anche se non si sa se ne abbiano mai usufruito. Stan Patton, ex dipendente della più grande società del mondo di mercenari (Academy), che è presente anche in Ucraina, ha scritto su Twitter che ogni colpo di mortaio andato a segno verrà pagato cento dollari, che diventeranno duecento se l’obiettivo è la distruzione di infrastrutture logistiche, e addirittura trecentocinquanta se distruggerà un palazzo di abitazioni.


La marcia del movimento nazista Patrioti ucraini lo scorso 29 aprile a Kiev.

Di seguito cinque video (alcuni girati dagli stessi miliziani di “Azov”) che mostrano l’addestramento, il giuramento e, poi, i volontari nazisti in combattimento.


Le immagini mostrate dal canale tedesco Zdf.


Alcune indicazioni sul time code del video per aiutarvi nella visione:
0’00” Giuramento del battaglione Azov: «Heil Ucraina! Heil agli eroi!».
3’12” Rastrellamento.
4’11” Arresti per strada con assassinio.
5’20” Cittadini si ribellano a una banda di paramilitari del battaglione Dnepr, che iniziano a sparare, ferendo e uccidendo due persone. Volevano impedire ai cittadini di votare al referendum.
6’50” Attacco a civili a Novoaidar. Senza motivo.
9’00” La guardia nazionale bombarda Slavyansk. Danni e vittime in città.
14’10” Civili uccisi da cecchini vicino all’aeroporto di Donetsk.
15’15” L’esercito ucraino bombarda Slavyansk con i suoi cannoni.
16’20” Il risultato bombardamenti: case a fuoco e distrutte. Un uomo: «Stare qui seduti a vedere la propria casa bruciare». Una donna piange perché la sua casa è stata distrutta: «Bastardi!».
20’20” Quarantacinquenne ucciso fuori da un caffè colpito da una granata. Un uomo: «Adesso ci proteggiamo vivendo tutti nelle cantine o nei rifugi».
21’40” Un’auto colpita da una granata. Una vittima.
22’20” Rifugio sotterraneo. «Ecco come viviamo». Un’anziana signora: «Vogliamo la pace, non la guerra. Ditelo alla gente di tutta l’Ucraina. Noi vogliamo la pace».
24’10” Centro di Kramatorsk. Una donna dilaniata da una granata, poi il cadavere di un uomo.
25’20” Bombardamenti notturni.
26’25” Ospedale psichiatrico colpito dall’esercito ucraino. Rifugio.
27’15” Soldati dell’esercito ucraino scaricano corpi da un blindato, nei pressi di Slavyansk.
28’15” Kramatorsk. Due persone morte per strada e una donna dentro un pullmino.
30’40” Kramatorsk. Un’auto bucherellata di colpi. All’interno il cadavere del conducente.
31’25” L’esercito bombarda il villaggio di Dobropillia usando missili Bm-21 Grad.
32’10” Vittime e distruzioni dopo un bombardamento aereo a Staraja Kondrashovka. Un uomo: «Qui non ci sono mai stati miliziani, né separatisti, né terroristi. Qui ci sono tutte persone pacifiche. Hanno distrutto tutta la strada». Un uomo: «Mio nipote è morto in ospedale». Un uomo piange: «Ma quali terroristi. Hanno ucciso un uomo di sessantasette anni. E laggiù altre cinque persone». Una ragazza piange: «Che cosa abbiamo fatto di male. Siamo persone pacifiche. Non ho parole. È un incubo. Perché dobbiamo abbandonare le nostre case nel nostro Paese. Noi siamo persone come loro. Perché ci uccidono? Perché?».
33’55” Un uomo sotto shock: «Hanno ucciso tre persone, tra cui un bambino di cinque anni». Vanya Ermilov aveva compiuto cinque anni il giorno prima della sua morte a Staraja Kondrashovka.
34’25” Lugansk. L’aviazione bombarda la piazza centrale della città, dove si trova la sede dell’amministrazione regionale: morti e distruzione.
36’00” Slavyansk. Un gruppo di genitori salutano i propri figli che fuggono (in pullman) in Crimea. Un’anziana: «Vorrei prendere quest seguaci di Bandera e… non so che cosa gli farei». Una donna: «In televisione fanno passare il messaggio che siamo terroristi, che tutti i bambini sono terroristi, gli adulti, gli anziani, e che bisogna spararci».
37’15” Un gruppo di persone abbandona in pullman il villaggio di Snezhnoe.
37’30” Bambini di Slavyansk raggiungono la Crimea. Una bambina: «Ho avuto molta paura. C’erano spari, esplosioni. Sono molto contenta di essermene andata. Qui siamo protetti». Testimonianze di persone fuggite perché avevano figli (mamme e bambini). Un uomo: «Per Kiev le nostre città non esistono, né Kramatorsk, né Donetsk e nemmeno Lugansk. Che cosa dobbiamo fare?». Una coppia di anziani piangenti: «È un incubo. Chiudo gli occhi, ma l’incubo non se ne va via. Tutte le cose belle sono sparite». Una bambina, piangente: «Non voglio tornare a casa. Mi manca solo il cane».
42’30” Egor Aleksandrov aveva dieci mesi quando è stato ucciso durante il bombardamento di Antratsyt. È il quinto bambino morto in zona dall’inizio del conflitto. Sua madre piange e si dispera sul cadavere del figlio.



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