Muos, la console Usa dichiara guerra al movimento

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La console Usa a Napoli minaccia i movimenti che si battono per il diritto alla salute e alla pace contro il devastante progetto Muos

di Alessio Di Florio

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Lo Zio Sam contro i No Muos. Colombia Barrose, console generale degli Stati Uniti a Napoli, ha lanciato un durissimo attacco a mezzo stampa contro le proteste No MUOS e le decisioni della giustizia amministrativa italiana che ha deciso il sequestro del cantiere. In quel che appare come un chiaro avvertimento minaccioso, la rappresentante di Obama ha dichiarato che “nella misura in cui gli ostacoli dovessero ancora continuare, ci sarà più attenzione e molto meno pazienza”. Lasciando trasparire una fortissima irritazione, movimenti, comitati, associazioni, istituzioni, cittadini che si son espressi contro il sistema satellitare nell’intervista al quotidiano La Sicilia, son stati ridotti a “un piccolo gruppo di persone” che “pensa di sfasciare tutto” e i ricorsi, le inchieste, le denunce, l’impressionante mole di documenti sanitari e scientifici prodotti una speculazione antimilitarista e antiamericana. L’irritazione della Barrose è arrivata a definire le vittorie giuridiche dei No Muos manipolazioni del processo giuridico “per poter arrivare a un fine politico che non è positivo per la comunità regionale” (facendo intendere quindi che cosa è positivo per la Sicilia deve essere deciso dagli USA). Addirittura i No Muos terrebbero in “ostaggio” (testualmente) un progetto, ovviamente per la console senza alcun problema per la salute (“Sono madre anch’io, mia figlia ha compiuto 15 anni due settimane fa” dichiara al giornalista), che dovrebbe avere “una parte delicatissima per l’immigrazione e per il terrorismo che minaccia Roma e l’Italia” (parole che sembrano uscite direttamente da alcuni esponenti politici italiani … senza dimenticare i vari allarmi, mai suffragati da alcuna prova, di terroristi pronti a giungere in Italia sui barconi o in procinto di arrivare anche in Vaticano…) e arrivare addirittura a permettere “a un dottore di telefonare in mezzo al deserto e dire: Sono qui, c’è un problema”. Nell’intervista vengono impartite anche lezioni di diritto all’Italia che “non doveva considerare il Muos come un tema da trattare in corti giuridiche di livello regionale perché si tratta di una materia di interesse nazionale” in quanto il MUOS è oggetto di trattato internazionale e i patti con gli USA vanno rispettati. La console pretende quindi lealtà dal governo italiano (do you remember Calipari, Cermis, Lo Porto?) e che ribadisca che quelli per il MUOS sono “accordi nazionali per la sicurezza del Paese e con questi accordi non c’entra la Regione”.

Le reazioni non si sono, ovviamente, fatte attendere. L’Associazione Antimafie Rita Atria (da sempre in prima linea sia nelle manifestazioni pubbliche che nelle denunce e ricorsi in tribunale) ha scritto a tutti i parlamentari italiani, dichiarando di non poter non sentirsi offesa “nella dignità di Popolo Sovrano di questo Stato e per l’insopportabile aggressione che le parole della Console hanno consumato nei confronti delle Istituzioni Italiane”. Per l’Associazione il voler ridurre la protesta No MUOS ad “un piccolo gruppo di persone” è la reale mistificazione della vicenda che vorrebbe svilire l’impegno di cittadini nel rivendicare la propria sovranità. Davanti alle parole della Barrose, che sembra voglia scegliere quali istanze politiche sono da accettare e quali sono, nella lettera si ribadisce il diritto “all’antimilitarismo inteso come scelta politica e culturale alternativa alla militarizzazione delle coscienze ed all’allargamento dei conflitti armati in dispregio della nostra Costituzione che prevede piuttosto le Forze Militari solo come un concetto ed uno strumento di Difesa e ripudia la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti internazionali e come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. Oltre a respingere al mittente le sprezzanti parole nei confronti della Magistratura e dei documenti legali e scientifici prodotti dall’opposizione al MUOS, durissima è la risposta alla frase sulla molta “meno pazienza” che gli USA avranno d’ora in avanti. Frase che per l’Associazione ricorda “i moniti del Sig. Luttwak e del Field Manual statunitense, ritrovato nella borsa di Licio Gelli, in cui si prospettavano punizioni per quei popoli considerati dagli statunitensi come sudditi poco disciplinati, soggetti ai re clienti scelti dall’impero centrale, previsioni che ben opportunamente molti commentatori e storici autorevoli hanno ricondotto alla esecuzione delle tante stragi rimaste impunite sul nostro territorio”.  Lo stesso Luttwak che “accusava il Governo italiano di comportarsi da prostituta per non dare esecuzione ad impegni personali di alcuni ministri di acquistare missili Pershing (esclusi invece dalla discussione parlamentare che aveva autorizzato solo missili Cruise) per cui egli minacciava e millantava di avere avviato una selezione in proprio – tramite il suo Istituto di ricerca statunitense – di imprenditori e politici italiani affidabili come interlocutori diretti del Governo statunitense”. “Non riesce tuttavia a negare la Console” evidenzia ancora l’Associazione Antimafie Rita Atria “che alla fin fine di un sistema militare di difesa ma anche di aggressione si tratti quando concludendo l’intervista afferma Parliamo di ladri: un ladro va a rubare in una casa in cui c’è un cane da guardia o in cui non c’è?. Vorremmo che voi poteste ricordare alla signora che nel 1980 la nostra casa era fornita da un ottimo cane da guardia: il tanto decantato sistema di difesa aerea, e che tuttavia è potuto accadere che pur con quella presenza di garanzia di sicurezza sia stato abbattuto un velivolo civile con 81 passeggeri a bordo (ricordata come la strage di Ustica). E che quel cane da guardia ha continuato a scodinzolare fiero del proprio ruolo ma ringhiando al padrone quando gli venisse chiesto conto del suo mancato intervento e del suo possibile coinvolgimento nella strage. Ognuno di noi e di Voi avesse davvero un cane che abbia avuto un simile comportamento lo avrebbe quantomeno allontanato”.

La lettera aperta in conclusione chiede di “promuovere un ordine del giorno Parlamentare in cui oltre a stigmatizzare con serietà e preoccupazione le affermazioni della Console, si impegni il Governo a presentare una formale protesta presso l’Ambasciatore Americano, per la rinnovata ed immotivata intrusione ed interferenza negli affari interni della nostra Repubblica da parte di un rappresentante diplomatico di quel Paese” e di “invitare il Governo a promuovere un aperto dibattito Parlamentare sui trattati internazionali cui ci si ritenga vincolati pur senza alcuna approvazione parlamentare, per riaprire finalmente la questione dei protocolli sottoscritti e mai comunicati al Parlamento benché abbiano avuto non pochi effetti sulla popolazione italiana, non ultima la vicenda del Cermis. Affermava infatti il Procuratore di Trento di fronte alla Commissione Difesa che il famoso Trattato di Londra del 1954 era stato ormai rinegoziato da tutti i Paesi membri della Alleanza Atlantica ad esclusione dell’Italia che non ha mai neppure proceduto alla sua formale ratifica”.

Il Coordinamento regionale dei Comitati No Muos evidenzia il “tono di minaccia col quale prospetta l’esaurirsi della pazienza da parte del governo USA” la console rivendicando  “che l’Italia è uno stato di diritto nel quale anche le azioni dei governanti debbono sottostare alle leggi e, in caso di loro violazione, sono sottoposte al giudicato dei tribunali”. La console USA dovrebbe quindi “essere richiamata ad un maggiore rispetto del paese che la ospita, partendo dal rispetto della volontà della sua popolazione che non può essere rappresentata come una massa decerebrata sobillata da pochi facinorosi antiamericani” per il Coordinamento che ricorda che “il governo non può autorizzare attività illegittime eludendo il giudicato dei tribunali, invocando  presunte necessità di difesa o trattati internazionali”, denunciati da anni anche dai No Muos “privi di approvazione parlamentare ai sensi  dell’art. 80 della Costituzione”. Il Coordinamento conclude affermando che “se la console rispetta la legislazione del Paese che la ospita deve in primo luogo accettare il giudicato dei tribunali e, se questi statuiscono l’illegittimità dell’opera provvedere di conseguenza, senza minacciare “perdite di pazienza” assolutamente fuori  luogo” e definendo quello mostrato nell’intervista “un atteggiamento arrogante ma che non intimidisce minimamente l’intero movimento No MUOS, che forte delle proprie ragioni continuerà la sua battaglia fino alla fine, considerato anche che nessun trattato internazionale legittimamente approvato nelle forme previste dalla Costituzione, obbliga l’Italia al mantenimento delle basi ad uso esclusivo  USA sul nostro territorio”.



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Pubblicato in PADRINI & PADRONI

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