Casa dello Studente dell’Aquila, prescrizione in vista

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Durissima presa di posizione del Comitato Familiari Vittime della Casa dello Studente dopo il rinvio del processo per il crollo nella notte del terremoto a L’Aquila del 6 Aprile 2009. Prescrizione  dietro l’angolo

di Alessio Di Florio

La citta' fantasma a tre anni dal terremoto: la casa dello studente

E’ una ferita sempre aperta. Sono passati quasi 7 anni da quella maledetta notte del 6 Aprile 2009, dalla grande scossa di terremoto e dalla morte di 309 persone. Tra cui 8 studenti universitari, le cui vite si fermarono sotto le macerie della Casa dello Studente. 7 anni di una ricostruzione che stenta a decollare, 7 anni di richiesta di una giustizia che i familiari delle vittime non intravedono. In questi anni si stanno intervallando anche diversi strascichi giudiziari. Ha avuto enorme eco nazionale e internazionale il processo alla Commissione “Grandi Rischi”, mediaticamente presentato come un “processo alla scienza” ma che in realtà era incentrato su tutt’altro. Dopo il verdetto d’appello  anche in Cassazione le assoluzioni sono state confermate. Ma non è l’unico dibattimento in corso in questi anni nelle aule di tribunale, il crollo della Casa dello Studente è al centro di un processo penale (giunto ormai in Cassazione, dopo la conferma delle condanne in appello nell’aprile 2015) e di una causa civile promossa dalle parti civili. Era stata fissata per i giorni scorsi l’udienza della causa civile, ma “è stata aggiornata a giugno” dichiara Antonietta Centofanti (Comitato familiari vittime della Casa dello Studente) perché “la Regione Abruzzo tira in ballo lo Stato, l’Università, l’ADSU, l’Angelini e gli imputati condannati nei primi due gradi di giudizio”, definendolo un “indecoroso scaricabarile rispetto a quella strage” in quello che in una durissima nota attacca come “l’inizio di un gioco sporco nel quale ciascuna delle parti, a vario titolo coinvolte, cerca di scrollarsi di dosso la responsabilità di quanto è accaduto. Questo scenario si fa ancora più vergognoso se prendiamo in esame il rischio di prescrizione per il processo penale, prevista per il prossimo 6 ottobre 2016”. Gli avvenimenti nelle aule di tribunale (tempi lunghi di iter processuali, rischi prescrizione, sentenze ribaltate come nel processo alla Commissione Grandi Rischi) “non rispondono certo al bisogno di giustizia dei familiari delle vittime di stragi e tragedie di ogni genere” denuncia Antonietta, che prosegue chiedendo che “il tributo umano che essi hanno dovuto pagare, serva per lo meno a cambiare la giustizia di questo Paese e ad abolire la prescrizione per i reati contro la vita: come lo è stato quello che ha consentito che otto ragazzi, intessuti di sogni, venissero sepolti sotto il crollo di un edificio impropriamente denominato Casa dello Studente e mai messo in sicurezza”. Scrive di un edificio “impropriamente denominato Casa dello Studente e mai messo in sicurezza” perché, evidenzia nella nota, “se lo si fosse considerato per ciò che era diventato, uno studentato, ossia un luogo che ospitava ragazze e ragazzi, il loro futuro, la loro formazione, i loro primi amori si sarebbero dovute porre in essere tutte le operazioni necessarie in termini di adeguamento e stabilità. Ciò non è stato e le responsabilità, morali e penali, sono di molti: singoli individui e istituzioni”.

Quel che è avvenuto quella notte e nelle settimane, mesi, anni successivi (e, in parte ancora oggi) probabilmente lo potranno capire nella loro interezza solo le generazioni successive e storici che, quando potranno studiare e analizzare questo periodo storico, vi si imbatteranno. Ma perché questo accade è necessario continuare a lottare, adesso e finché ci sarà ancora anche solo uno spiraglio di possibilità, perché le vittime abbiano giustizia, perché – come disse proprio Antonietta Centofanti dopo la lettura della sentenza d’Appello sul crollo della Casa dello Studente – “nessun altro debba soffrire”. Per tutto questo, e per tanto altro ancora, il Comitato familiari Vittime dello Casa dello Studente e tutti coloro che dal 6 Aprile 2009 ad oggi non si sono mai arresi stanno portando avanti un impegno civile e umano che è prezioso per tutti. Un impegno, come lo ha definito Antonietta Centofanti nel concludere la nota di questi giorni, di coloro “che da quel 6 aprile viviamo un’altra vita, segnata per sempre dall’assenza dei nostri ragazzi” nel quale augurarsi di trovare in fondo al percorso “la giustizia e non la legge”.

Alessio Di Florio



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