No Vendola, l’utero in affitto è una violenza di classe

25 commenti

Meglio una famiglia con tre genitori che una con un figlio comprato. L’utero in affitto è una mostruosita del mercato che sfrutta il corpo delle donne povere

di Giorgio Cremaschi

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Sento il dovere di esprimere cio che penso sulla vicenda che riguarda Niki Vendola, non per esprimere giudizi sulle persone le loro scelte di vita, che vanno sempre rispettate. Ma perché c’è una dimensione pubblica che non può essere ignorata e sulla quale ci siamo impegnati e scontrati.
Sono assolutamete favorevole alle adozioni di figli da parte di coppie omosessuali e anche da parte di singoli e singole. Trovo una inaccettabile discriminazione che questo ancora non sia possibile.
Allo stesso modo sono contrario al mercato degli uteri e delle gravidanze, per tutte le coppie, etero e gay. L’utero in affitto è una mostruosita del mercato che sfrutta le donne ed il loro corpo. Ed è una violenza di classe, perché sono le donne povere che per necessità vendono e le coppie ricche che comprano. Io credo che la legge debba proibire e punire simile mercato. E soprattutto credo che la legge debba comunque riconoscere come autentica madre la madre cosiddetta surrogata, con tutti i diritti del caso. Meglio una famiglia con tre genitori che una con un figlio comprato. Si garantisca poi per legge la piena possibilità di adozione per i bambini GIÀ nati, senza discriminazioni. Ci sono milioni di orfani, adottate quelli per la miseria.



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Pubblicato in PADRINI & PADRONI

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25 Commenti

  1. Ketty Carraffa

    Assolutamente d’accordo. Mi son presa insulti e minacce per quello che ho scritto… ma la penso esattamente così!

  2. luigi bizzarri

    Per coerenza di ragionamento allora proibiamo e puniamo la prostituzione

    • Maria

      Infatti dovrebbe essere vietata punendo i clienti. Perchè la prostituzione è schiavitù.

      • Giuseppe Scialla

        La prostituzione andrebbe regolarizzata, tassata e regolamentata…Ti ricordo che la prostituta in tal senso potrebbe scegliere di VENDERE la vagina, il bambino invece non ha colpe e non può decidere sulla sua sorte. E non ci sarà nessuno psicologo SINISTROSO che può affermare con CERTEZZA il contrario!

  3. lia

    Concordo con il fatto che la madre sia conosciuta.Potrebbe svvenire che un uomo e una donna si innamorano e facciano sesso senza sapere di essere fratelli e se avessero un figlio non voglio immaginare le conseguenze genetiche!

  4. Jacopo Minniti

    Ma non è assolutamente vero, in Canada e negli Stati Uniti, che è dove le coppie (sia etero che gay) si rivolgono nella maggior parte dei casi, queste donne che si prestano alla surrogacy devono soddisfare degli standard severi: devono essere già madri, devono avere un lavoro (ergo, non lo devono fare per disperazione economica), devono aver avuto gravidanze serene e parti facili. Lo fanno donne che vogliono sinceramente aiutare un’altra coppia a procreare. Non vengono sfruttate e non vengono mica coperte d’oro, prendono cifre congrue. Quando si sentono le cifre della surrogacy, non si considera che in quella cifra rientra TUTTO L’INTERO ITER, comprese le spese legali, l’inseminazione, l’ovulo, i viaggi aerei e i pernottamenti.
    Ma perché, prima di scrivere questi articoli, non vi andate a vedere i documentari che trattano la surrogacy e non ascoltate bene le interviste alle madri surrogate?!?

  5. Alessio

    Quanta ignoranza concentrata in un solo post.
    Siete ridicole, soprattutto voi donne che da sempre lottate (giustamente!) per la vostra indipendenza.
    Se una donna sceglie in autonomia, con tutte le tutele del caso, di fare questo dono ad un’altra coppia (etero od omo che sia), a voi cosa cambia?
    Cos’è cambiato dal vostro “il corpo è mio e ci faccio quello che voglio”?
    E se proprio voi non siete d’accordo e non lo fareste mai, prima di sparare a zero sulle povere donne del terzo mondo: informatevi!

  6. Francesco

    Non vedo la differenza. In un caso una famiglia ricca paga una donna per avere un bambino, nell’altro adotta un bambino di una famiglia povera. La natura di classe delle relazioni sociali non cambia sotto il capitalismo. Dunque, se nel secondo caso il comportamento è eticamente corretto e nel primo no, la valutazione si basa su principi morali che non hanno molto a che vedere con questioni di classe. Personalmente adotterei, ma non mi scandalizzo se altri fanno scelte diverse. E se fossi povero non potrei permettermi né l’una né l’altra soluzione.

  7. eugenia

    completamente d’accordo con Giorgio Cremaschi, peccato che qua e là ci siano donne che si dichiarano femministe e al contempo difendono la libertà di fare col proprio corpo ciò che vogliono, e non si rendono conto che quello che vogliono è già stato ratificato dalla legge del mercato, così facendo sono complici della cosificazione dell’essere umano e magari sono animaliste e si prodigano per la difesa degli animali perché giustamente non possono proteggersi da soli dalla violenza organizzata degli uomini, ma non si rendono conto che chi dice di fare questa scelta in libertà, non è libero dal bisogno e chi dice il contrario non ha la più pallida idea di cosa voglia dire una gravidanza, un parto e tutto ciò che segue; la questione è che le idee dominanti, e questa si sta facendo paurosamente largo, sono le idee della classe dominante: uteri in affitto, vendita di un rene, vendita del proprio sangue … di questo passo i vampiri ci sembreranno figure ingenue. C’è uno squallore di fondo nel concetto di utero in affitto che ci ricorda il grado zero di umanità a cui siamo ormai arrivati/e. Si considera sempre più importante la libertà di … condita da un prezzo, rispetto alla libertà da … condita con un diritto! Non per niente siamo in profonda crisi e non mi stupisco più di Vendola perché la sua telefonata con Archinà non mi è ancora uscita dalle orecchie …

  8. Pierluigi Rainone

    La maternità surrogata-utero in affitto deve essere dichiarata reato in tutti i paesi del mondo.

    Nichi Vendola ed il suo compagno sono diventati padri utilizzando il criminale metodo della maternità surrogata che sarebbe meglio definire utero in affitto.

    Il capitalismo ha raggiunto tutti i suoi obiettivi compresi quelli sulla produzione e sulla riproduzione della vita: da una parte una donna si presta a partorire per conto di una coppia, spesso in cambio di denaro, e dall’altro la scienza permette di far nascere i figli tramite la fecondazione assistita.

    Siamo arrivati al punto più basso per l’umanità, il profitto ha preso il sopravvento su tutto, compresi i sentimenti.

    Le moderne tecnologie, figlie dell’imperialismo cartesiano-baconiano e galileiano stanno conducendo l’umanità verso abissi sempre più profondi e non si vede una via di uscita da questa deriva liberticida e mortifera.

    Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questo ennesimo attacco alla dignità umana, a questa volontà delle multinazionali farmaceutiche di decidere della nostra vita e al capitalismo di controllare le nostre vite.

    Il neocomunismo potrà nascere solo se abbraccerà completamente il pensiero verde delle origini: quello di Ivan Illich, di Ellul, di Langer.
    Deve essere in grado di uscire dall’economicismo e dal meccanicismo per far conciliare una volta per tutte uomo, natura ed animali.

  9. Cosimo

    l’utero in affitto è un privilegio per ricchi no un diritto per tanti

  10. Silvia

    La cosa che più non sopporto di tutta questa storia è che si considera la cosa solo dal punto di vista della donna. Se una donna decide di mercificare il suo corpo, sono fatti suoi. Io personalmente non lo approvo, ma mi rendo conto che possono essere scelte personali. La cosa più assurda è che nessuno considera i diritti di una creatura che è stata messa al mondo. È lui che ne paga le conseguenze più gravi. Ci sono tanti bimbi così sfortunati nel mondo, invece qui si tratta di pagare per generarne altri. Un bimbo appena nato ha il diritto di essere rassicurato dal corpo e dall’odore della madre, di essere nutrito dal suo latte. Vi chiedo gentilmente di pensare a questo è non solo al femminismo e alla propaganda politica.

    • Paolo

      Sono d’accordo al 100000000000000000000% con quello che hai scritto.

  11. Francesco

    Interessante il commento di Silvia, qui sopra. Bisognerebbe dunque spiegare al bambino di Vendola che sarebbe stato meglio non nascesse, perché ha preso il posto di un bambino sfortunato. La stessa obiezione potrebbe valere anche contro i figli nati in provetta e contro la fecondazione assistita. Rivela una mentalità cattolica che non immaginavo di trovare in un blog di marxisti irriducibili. E Silvia è in buona compagnia: in molti interventi dietro una verniciatina di marxismo si avverte odor di turiboli … Quanto alla mancanza del latte materno, è meglio nascere in una famiglia non tradizionale o non nascere affatto? Se si trattasse della mia vita, sarei senza dubbio per la prima ipotesi.

    • Masca

      Condivido al 100% il pensiero di Silvia pur non essendo cattolico, ma convintamente ateo. Con sconcertante superficialità si riduce il problema alla “mancanza del latte materno”, boiata pazzesca. L’atto di separare un neonato dalla propria madre è semplicemente disumano, degno del dott. Mengele, non servono altri argomenti. Detto questo non vedo negativamente l’adozione di bambini o ragazzi orfani da parte di coppie omosessuali dotate dei requisiti già richiesti alle coppie etero.

      • Francesco

        Mi pare che Lei abbia risposto un po’ troppo in fretta senza aver letto bene. L’argomento del latte materno, che Lei definisce una “boiata pazzesca”, lo tira in ballo proprio Silvia, che Lei difende. Quanto al dr. Mengele, è peggio strappare un bambino alla madre o impedirgli per legge di nascere? Attenzione a certi paragoni.

  12. eugenia

    se si scrive “il bambino di Vendola” io ti rispondo che il bambino è prima di tutto della madre che l’ha partorito, se poi questa donna si è prestata dietro compenso a rimanere incinta e farsi una gravidanza e un parto, io mi preoccupo delle condizioni materiali che portano una donna ad una scelta del genere, stesso discorso per la prostituzione, bello il libro della Serughetti “Uomini che pagano le donne” e mi vien da pensare che un tempo si era sfruttati per un tot di ore al giorno, sempre troppe, poi abbiamo messo anche l’anima al lavoro, c’è un libro or ora uscito di Bifo per DeriveApprodi che tratta di questo tema e infine anche l’utero lo mettiamo al lavoro, lavoro in conto terzi naturalmente …

    • Francesco

      Mi scusi, ma Lei evita l’argomento: diciamo pure che il bambino non è di Vendola, ma di sua madre: Lei come gli spiegherebbe che non avrebbe dovuto nascere? Quali parole userebbe?

  13. eugenia

    non riesco a capire la sua domanda Francesco; il bambino è nato, non è figlio di Vendola, ma dell’organizzazione sociale che promuove per una casta il bambino “à la carte”: utero in affitto di una donna bisognosa magari di paesi a oriente del nostro, ovulo preferibilmente di una donna dei paesi ad occidente del nostro, sperma di chi vuole il figlio, bambino scodellato dopo pagamento di un tot di dollari o euro a secondo del tasso di cambio … noi siamo invitati a riflettere su questa questione e non sul bambino, io tenterei, se fosse possibile, di bloccare e rendere fuori legge questo mercato di prodotti di lusso. Il grado zero di umanità è stato raggiunto per via della pervasività del capitale che mette a frutto anche la parte più intima, più naturale dell’essere umano: la procreazione. Si arriverà, se non si è già arrivati, a donne che per motivi loro, pagando, faranno portare ad altre, dietro compenso, per nove mesi il loro bambino …
    al bambino “di Vendola” non si deve proprio spiegare che non doveva nascere, perché è nato e se ne accorgerà da solo che imbroglio è stato il suo venire al mondo!

    • Francesco

      Cortese Eugenia, innanzi tutto La ringrazio per i toni che usa. Altri in questi giorni pensano di essere legittimati a ricorrere alla volgarità e rivelano una buona dose di fondamentalismo. Quanto alle Sue argomentazioni, mi creda, sono le stesse di chi anni fa era contrario a bambini in provettta, fecondazione artificiale omologa ed eterologa e via dicendo. Questi bambini non sono diversi dagli altri. Non ci sono bambini autentici e bambini inautentici. Da adulti diventano esseri umani normali e certamente nessuno di loro prova il desiderio di non essere mai nato. In tutta onestà ritengo che anche chi ha messo a disposizione il proprio corpo per la maternità surrogata non intendesse essere madre di quel bambino e non nutra particolari rimpianti. Meglio avere due padri o una madre che non voleva essere madre? Io eviterei certe generalizzazioni. Ma se è così, se nessuno è danneggiato, non vedo in cosa consista la “sacralità” o l’ “inviolabilità” della procreazione. Da un punto di vista laico occorre solo regolamentare questo tipo di relazioni per evitare il più possibile i casi di sfruttamento, di frode, di danno per la salute delle persone coinvolte e del nascituro. Viceversa, proibire non fa che criminalizzare i soggetti deboli (le donne), e aumentare il fatturato degli sfruttatori.

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