Iglesias vince il congresso, Podemos svolta a sinistra

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Pablo Iglesias ha vinto il congresso di Podemos con una linea più radicale del suo rivale Inigo Errejon. A giugno il congresso del Psoe, stampella di Rajoy

di Francesco Ruggeri

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I 150mila militanti che hanno votato alle primarie di Podemos oggi hanno dato a Pablo Iglesias pieni poteri e le chiavi del partito, con la maggioranza assoluta nella direzione del movimento. Il suo numero due Inigo Errejon che l’aveva sfidato al Congresso di Vistalegre per strappargli il potere interno esce duramente sconfitto. La sua lista si ferma al 33%, contro il 59% di quella del segretario. Il trionfo nelle primarie offre a Iglesias il controllo assoluto del partito, con ancora maggiori poteri. La sua vittoria è anche quella di una linea politica. Iglesias propone una radicalizzazione frontista del partito, contro la strategia più moderata e aperta verso una alleanza con i socialisti di Errejon. Il successo di Iglesias, per l’analista Ruben Amon, prontamente ripreso dal cronista dell’Ansa, è anche una «seconda vittoria» per il premier Mariano Rajoy, rieletto presidente del Pp proprio oggi nel congresso ‘parallelo’ dei popolari. Tutto questo secondo la logica che l’unica sinistra buona è quella che non fa male. L’affermazione della linea radicale di Iglesias, che vuole superare il Psoe come Syriza ha fatto in Grecia con il Pasok, accresce la pressione sui socialisti, del cui appoggio puntuale dall’opposizione il governo minoritario Pp ha bisogno per andare avanti. «Rajoy vuole governare e Iglesias vuole essere il leader dell’ opposizione» sintetizza Amon. I loro interessi per ora coincidono, per stringere un Psoe in crisi, da destra e sinistra in una pinza. Inutile dire che sia Amon sia Ansa, sia i commentatori in stile Repubblica, dimenticano di citare, tra le cause del declino del Psoe, le responsabilità dei socialisti nel perseguimento delle politiche liberiste.
La stagione dei congressi a Madrid prevede a giugno anche quello socialista, e l’elezione di un nuovo leader. In lizza ci sono Pedro Sanchez, defenestrato dai ‘baroni’ nell’ottobre scorso, il suo ex-alleato Patxi Lopez, e si attende la discesa in campo della presidente dell’Andalusia Susana Diaz, la baronessa, colei che ha messo nell’angolo il “radicale” Sanchez. Se vincerà lei si prevede che l’attuale politica di ‘opposizione responsabile’ dei socialisti continui. Rajoy potrà andare avanti. Se tornerà Sanchez, è invece probabile una nuova ‘podemizzazione’ del Psoe, e Rajoy, nell’impossibilità di governare, potrebbe convocare elezioni anticipate in autunno.
Podemos intanto, dopo lo scontro congressuale delle ultime settimane, cerca di ricompattarsi. I 10mila militanti che hanno partecipato al congresso di Vistalegre ieri e oggi hanno gridato ai dirigenti «Unità! Unità!». Iglesias dopo la vittoria ha promesso al popolo podemita «Unità e Umiltà». Senza chiarire però che ruolo avrà ora Errejon. Il quale ha promesso di essere «agli ordini» della direzione, senza mai citare Iglesias, ma esigendo rispetto per il messaggio di «pluralismo e unità» venuto secondo lui dalla base. El Pais non esclude ‘purghe’ in vista.
El Pais, equivalente iberico di Repubblica, vede con antipatia la corrente più di sinistra di Podemos, Anticapitalistas, che sarà rappresentata negli organi decisionali di Podemos. In alcuni congressi è stato decisivo l’apporto degli anticapitalisti nella vittoria dei “pablisti”. “¡Podemos no es de Pablo ni de Íñigo, es de todos!”, Podemos è di tutti,non di Pablo né di Inigo, ha ricordato Miguel Urban, eurodeputato del Gue proveniente proprio da Anticapitalistas. La sintonia con Iglesias è sulla rivendicazione di una banca pubblica, un reddito di base la nazionalizzazione dei settori strategici.

«Siamo molto felici che Pablo Iglesias abbia vinto il Congresso di Podemos in Spagna – dice Paolo Ferrero, segretario uscente del Prc e vicesegretario del Partito della Sinistra europea – lo ha fatto su una piattaforma di sinistra e che prevede la prosecuzione del percorso unitario con Izquierda Unida. Si tratta di un risultato che consolida la prospettiva di un polo antiliberista autonomo dai socialisti in Spagna e che rafforza questa tendenza in Europa. La stessa prospettiva per cui ci battiamo in Italia e che rappresenta l’unica strada per evitare che la crisi prodotta dal liberismo diventi pura e semplice barbarie. A tutti e tutte coloro che in Italia guardano con favore all’esperienza di Podemos diciamo: cosa aspettiamo a mettere in pratica anche in Italia la linea politica che Iglesias e e Alberto Garzon praticano in Spagna? Cosa aspettiamo a fare anche in Italia un polo politico chiaramente autonomo e alternativo al PD che finalmente lavori per costruire l’alternativa a destre tecnocratiche e populiste?».



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