Codice di condotta ong, Asgi: non ha valore di legge

Ong, non sarà legittima alcuna reazione del governo nei confronti delle Ong non firmatarie. E la chiusura dei porti sarebbe una violazione del diritto internazionale

flottiglia antirazzista nel mare di Catania contro la nave di Defend Europe che vorrebbe impedire i salvataggi in mare [foto alessandra romeo, i siciliani-giovani] flottiglia antirazzista nel mare di Catania contro la nave di Defend Europe che vorrebbe impedire i salvataggi in mare [foto alessandra romeo, i siciliani-giovani]

MILANO - Il codice di condotta per le Ong che salvano i migranti nel Mediterraneo non è una legge. La “minaccia” del ministero degli Interni verso le organizzazioni che non l’hanno sottoscritto “è una bolla di sapone”. Per l’Associazioni studi giuridici sull’immigrazione, composta da avvocati e giuristi da tempo in prima linea nella difesa della legalità e dei diritti dei migranti (anche attraverso ricorsi nei tribunali, spesso vinti), il Codice “non è un atto avente valore di legge, né una disposizione regolamentare, emanata in attuazione di una norma primaria, e per di più si rivolge ad una pluralità di soggetti non gerarchicamente collegati con la pubblica amministrazione – scrive in una nota . Si tratta in sostanza, di una proposta di accordo, che, come tale, necessita quel coinvolgimento paritario delle parti che invece è clamorosamente mancato. La mancata sottoscrizione, perciò, non può avere alcuna conseguenza giuridica: non sarà legittima alcuna reazione del governo nei confronti delle Ong non firmatarie se non nei casi e nei limiti già sanciti dalle norme nazionali e internazionali.

Sia il ministero dell’Interno che la Commissione dell’Unione europea hanno sottolineato che potrebbero chiudere i porti alle navi delle Ong che non hanno firmato il codice di condotta. “In realtà questa minaccia rischia di trasformarsi in una bolla di sapone -spiega Cesare Pitea, docente di diritto internazionale all’Università di Parma e membro di Asgi-. Il motivo è semplice: ci sono norme internazionali che vietano la chiusura dei porti a navi che hanno a bordo persone bisognose d’aiuto. Inoltre, mai l’Italia potrà rifiutare l’approdo di una nave con bandiera italiana”. Non solo. Per Asgi “è eticamente inaccettabile che il Ministero dell’Interno, abbia oscuramente prospettato gravi conseguenze nei confronti di quelle organizzazioni, tra le quali figura Msf, Premio Nobel per la Pace, che non hanno sottoscritto il cosiddetto codice di condotta. Va ricordato che è illegittima e può costituire grave violazione di legge anche penale impedire l’accesso ai porti da parte di una imbarcazione che trasporta persone soccorse in mare che hanno bisogno di supporto immediato legato alle esigenze primarie per la sopravvivenza e/o la tutela del diritto all’integrità psico-fisico”.

Come già evidenziato settimana scorsa da Asgi, la questione del codice di condotta rischia di trasformarsi in un pasticcio giuridico internazionale. “La navigazione in alto mare è libera - aggiunge Pitea -. Ogni capitano ha obbligo di fare salvataggio e segnalare la cosa alle autorità competenti che dovranno accogliere i profughi”. Non c’è codice che tenga, insomma, di fronte al naufragio di una barca, che sia carica di migranti come di turisti.

Nella nota l’Asgi, tra l’altro, sottolinea come in realtà buona parte del codice di condotta ricalchi prassi operative che sia le Ong che le autorità italiane già applicano da tempo. “Se si fosse voluto ulteriormente rinforzare dette prassi operative, allo scopo di migliorarle, sarebbe stato necessario attivare un effettivo confronto con le associazioni umanitarie. Confronto che invece è mancato. Anzi, le stesse Ong, che pure meritoriamente  suppliscono in larga parte alle carenze del sistema pubblico dei soccorsi, sono state oggetto di un’ incredibile campagna di discredito. Il cosiddetto codice di condotta è stato presentato ai mezzi di informazione come una sorta di atto normativo, seppure alquanto atipico, tramite il quale il Governo intende disciplinare l’attività del soccorso in mare, in corso da anni sotto il coordinamento delle autorità legittimamente preposte, eppure oggi viene presentata come se fosse avvenuta in modo del tutto disordinato e improprio”.

Sono due i punti per i quali alcune delle Ong hanno deciso di non sottoscrivere il codice di condotta. “Occorre evidenziare che in buona parte le motivazioni addotte dalle Ong risultano ampiamente ragionevoli e condivisibili; in particolare il rifiuto della richiesta di non effettuare trasbordi da una nave all’altra (anche quando ciò è necessario per salvare vite umane durante la concreta operazione di soccorso) è del tutto doveroso e pienamente conforme agli obblighi imposti dalle norme sul soccorso. Parimenti la contestata opposizione alla richiesta di consentire sempre e in ogni caso la presenza a bordo del personale di polizia è del tutto comprensibile e giustificabile proprio in quanto l’attività di soccorso umanitario deve potersi svolgere in condizioni di piena autonomia, non essendo per nulla in contrasto con il vincolo della piena collaborazione, attiva ed indiscussa da anni, con le autorità investigative per l’individuazione dei trafficanti”.

Infine, Asgi esprime “apprezzamento per l’operato eccezionale delle Ong e della Guardia Costiera italiana nel condurre le operazioni di salvataggio in mare e invita fermamente il Governo italiano a rivedere in maniera profonda l’attuale linea politica, tanto inconsistente sul piano della legittimità, quanto pericolosa nel creare smarrimento nell’opinione pubblica e nel minare l’efficacia delle attività di soccorso”.(dp)

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