Charlottesville, ovvero se i nazi considerano Trump uno di loro

La manifestazione dell’estrema destra a Charlottesville, forse il più grande raduno razzista, è prova evidente delle forze assassine nutrite e incoraggiate da Donald Trump

di Katherine Nolde, Richard Capron e Scott McLemee 

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La manifestazione dell’estrema destra a Charlottesville, Virginia il 12 Agosto, probabilmente il più grande raduno pubblico della “alt-right” razzista, è prova evidente delle forze assassine nutrite e incoraggiate da Donald Trump nel corso degli ultimi due anni. Le conseguenze sono state letali: una manifestante antifascista uccisa e più di venti feriti a causa di un terrorista neonazista che ha lanciato la sua auto a tutta velocità contro la manifestazione guidata dalle organizzazioni di sinistra, inclusa l’ International Socialist Organization (ISO), i Democratic Socialist of America, e gli Industrial Workers of the World, fra le altre.

Trump ha emesso un comunicato subdolo a condanna dell’ “odio, del fanatismo e della violenza da qualunque parte provenga”, che non ha ingannato nessuno, specialmente l’estrema destra. “Si è rifutato persino di tirarci in ballo”, ha gongolato un sito web razzista. “Quando i giornalisti hanno preso a nominare con veemenza il nazionalismo bianco, il presidente è semplicemente uscito dalla stanza”.

I fascisti considerano Trump uno dei loro, e a giusta ragione.

Ma l’ostentazione di odio a Charlottesville, promossa dal seminatore-d’odio-in-capo, sta galvanizzando tante persone in tutto il paese. La notizia dell’attacco razzista ha generato un’ondata di solidarietà – nell’arco di alcune ore sono state organizzate veglie e manifestazioni di protesta in decine di città, seguite da un numero ancora più consistente il giorno successivo, e anche per i prossimi giorni sono previste nuove manifestazioni. Al termine dello scorso fine settimana, moltissime persone, in centinaia di città e piccoli centri, hanno espresso solidarietà con Charlottesville. Le persone che hanno gettato questo guanto di sfida non sono solo disgustate dall’odio dei fascisti e inorridite dalla loro violenza, ma hanno anche compreso la necessità di affrontare la minaccia prima che possa infliggere ulteriore sofferenza e reclamare altre vite.

Charlottesville ha dimostrato la grave minaccia che ci è davanti in forma di una estrema destra sempre più fiduciosa nei suoi mezzi. Ma ha anche rivelato il potenziale di mobilitazione di un’opposizione di massa ai fomentatori d’odio, sia che si aggirino impettiti nelle strade o siedano nella Stanza Ovale.

Le migliaia mobilitate contro l’agenda di Trump negli scorsi mesi, rendono impossibile all’estrema destra di considerarsi rappresentate della maggioranza della popolazione negli Stati Uniti. Quando il mese scorso il Klan si recò a Charlottesville per protestare contro la rimozione da un parco cittadino della statua del Generale Confederato Robert E. Lee, non riuscirono a radunare se non cinquanta sostenitori, e furono surclassati da una presenza antifascista venti volte più grande.

Umiliati dallo smacco, i gruppi di estrema destra riuniti nel cartello Unite the Right, avevano quindi annunciato un altro raduno per il mese di Agosto, il cui permesso era stato concesso dall’amministrazione cittadina per lo scorso sabato all’Emancipation Park. Un tentativo legale di impedire il raduno in extremis era stato frustrato da un giudice sulla base di un appello dell’American Civil Liberties’ Union (ACLU). Il permesso di radunarsi a due isolati di distanza nei pressi del Justice Park fu però concesso anche alla contromanifestazione.

L’estrema destra è venuta a Charlottesville in cerca di scontri, iniziando già il venerdì sera con una fiaccolata nel campus dell’Università della Virginia. Al canto di “Heil Trump” e “Non riuscirete a sostituirci” (riferimento agli immigrati che, secondo queste deliranti teorie complottiste, servirebbero a sostituire i “veri americani”. n.d.t.), intervallato con “Gli Ebrei non riusciranno a sostituirci”, alcuni brandivano le torce contro il piccolo numero di antifascisti accorsi ad affrontarli nel campus.

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Se i razzisti pensavano di poter godere della stessa forza schiacciante il giorno successivo, si sbagliavano di grosso. Gli oppositori dei fascisti erano infatti più numerosi, dai contingenti Antifa (i collettivi dell’antifascismo militante. n.d.t.) e la sinistra radicale, alle organizzazioni antifasciste più moderate. Ma il margine di vantaggio degli antifascisti non era così ampio come avrebbe potuto essere. Gruppi da ciascun lato si erano rintuzzati il sabato mattina, con scontri isolati che avevano condotto a un’atmosfera di confusione e incertezza.

Quando un gruppo di militanti dell’ISO stava per fare ingesso nel Justice Park, il sito della contromanifestazione, da una delle entrate laterali, si era trovato di fronte una manciata di giovani uomini bianchi armati di fucili automatici e con bandane rosse avvolte attorno al collo in atteggiamento di guardia. La paura momentanea doveva però dissiparsi quando i rivoluzionari socialisti furono accolti da saluti calorosi e strette di mano. Gli uomini armati erano membri della Redneck Revolt, un gruppo di autodifesa operaia del Sud di recente formazione. La polizia municipale e statale era sul posto, mantenendo però un atteggiamento attendista quando i militanti di destra minacciavano i partecipanti alla contromanifestazione: Secondo la testimonianza del blog ProPublica:

“Durante uno degli innumerevoli scontri, una furiosa calca di suprematisti bianchi aveva formato una linea di combattimento verso un gruppo di manifestanti antifascisti, molti fra loro anziani e dai capelli grigi, che si erano nel frattempo radunati nei pressi del parcheggio di una vicina chiesa. Su comando dei loro capi, i giovani suprematisti avevano caricato e preso a pugni con inaudita violenza i loro nemici ideologici. Il sangue proveniente dal capo di una donna trascinata violentemente sul marciapiede, era immediatamente visibile.

Un contingente della polizia di Charlottesville e della polizia dello Stato della Virginia in assetto antisommossa, è rimasto fermo a guardare dietro a una barricata di metallo elevata nelle vicinanze.

Quando, alle 11 del mattino, il governatore della Virginia, Terry McAuliffe ha dichiarato lo stato di emergenza, la Guardia Nazionale ha fatto la sua comparsa. La polizia ha disperso l’estrema destra da Emancipation Park, con il risultato di spingere sparuti gruppi di fascisti a cercare scontri nelle via adiacenti. Avendo sentito che i fascisti si stavano dirigendo verso una parte della città con una concentrazione di edilizia pubblica per molestarne i residenti a basso reddito, i manifestanti antifascisti partivano spontaneamente in corteo a difesa di queste comunità: “il sentimento di incertezza e di impotenza è cambiato immediatamente in senso di fiducia e autorevolezza”, secondo le dichiarazioni di un militante dell’ISO parte dell’azione. “Non avremmo lasciato ai fascisti il controllo della situazione”.

Circa trecento manifestanti antifascisti cantavano e procedevano a ranghi serrati, fermandosi proprio prima di voltare l’angolo della strada in cui i palazzi erano ubicati. Ma, all’arrivo, non avevano trovato alcun militante di destra. Un community organizer (attivisti che si occupano di organizzare iniziative sociali nei quartieri popolari attorno ai bisogni della comunità per rendere protagonisti i suoi abitanti. n.d.t.) affrontava il corteo parlando al megafono affinché i manifestanti andassero via dal quartiere per diminuire la possibilità di arrivo della polizia.

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Il gruppo decideva allora di tornare indietro verso il centro cittadino, incontrando a mezza via un altro gruppo di manifestanti che si stavano riversando euforicamente in strada, con cui decideva di riunirsi e incamminarsi lungo la collina verso Justice Park per festeggiare un’apparente vittoria contro i fascisti costretti alla ritirata. Si trovavano circa a metà strada quando sentirono all’improvviso un rumore simile a uno schianto o a un’esplosione: corpi catapultati in aria, gente che urlava. Un’auto si era gettata a piena velocità nella folla, per poi fare marcia indietro e sparire rapidamente dalla vista.

Nel caos seguente, le persone hanno fatto del proprio meglio per mantenere la freddezza, valutare la situazione e chiamare il personale medico assegnato al corteo, rimuovendo i feriti dalla strada, fuori da ulteriori pericoli in caso di un altro assalto automobilistico, e chiamando prontamente le ambulanze. Invece di mezzi di soccorso, però, è arrivato soltanto un mezzo corazzato della polizia, dal cui portello è emerso un uomo in abiti militari con un fucile equipaggiato per il lancio di lacrimogeni. Tre auto della polizia erano dietro il mezzo, insieme a una squadra in assetto antisommossa. Il risultato è stata la chiusura dell’area e la dispersione dei manifestanti.

La polizia doveva più tardi comunicare di aver arrestato un uomo dell’Ohio, James Field Jr., accusato di omicidio di secondo grado, tre capi d’accusa per tentato omicidio, e omissione di soccorso. Fotografie del giorno prima, mostravano l’assassino con uno scudo raffigurante l’emblema del gruppo Neo-Nazi American Vanguard.

L’attacco di Field ha ucciso la trentaduenne Heather Heyer, originaria di Charlottesville, assistente avvocatessa e appassionata militante per la giustizia sociale. Un vicino ha detto: “ha vissuto la sua vita come una missione, una missione per la giustizia”. La madre di Heather, Susan Bro, è scoppiata in lacrime raccontando a un reporter dell’HuffPost: “A volte penso che questo è ciò per cui era nata, un punto nevralgico per il cambiamento”.

Altre venti persone sono gravemente ferite. Bill Burke, militante dell’ISO di Athens, Ohio, è tra i feriti trasportati in ambulanza con il timore di lesioni spinali. Alla fine per fortuna non ha subito danni di quel tipo, ma è stato trattato per commozione celebrale e profonde lacerazioni facciali che hanno richiesto molti punti, oltre a severe escoriazioni su braccia e gambe.

Burke è stato dimesso nella serata di domenica e le sue condizioni non destano preoccupazioni. Questo è il messaggio inviato ai suoi compagni e alle sue compagne dell’ISO:

Vi ringrazio molto per il sostegno e la solidarietà. Spero che ciò che i fascisti hanno fatto sia una sveglia per i nostri. Razzismo, sessismo, omofobia, transfobia e disprezzo dei disabili: l’estrema destra rappresenta il peggio del sistema capitalista. Se vogliamo davvero fermarli, dobbiamo organizzarci meglio e lottare contro ogni oppressione. In ultima istanza, dobbiamo lottare per un mondo nuovo che sia fatto per le persone, non per il profitto.

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A parte i simili di Donald Trump, nessuno crede che questo attacco sia accaduto per caso. Ma coloro che ancora ne dubitino, dovrebbero considerare i meme dell’alt-right apparsi mesi prima della resa dei conti a Charlottesville. Sullo sfondo di un’auto che si schianta addosso a tre persone, così recita: “ALL LIVES SPLATTER” (macabro gioco di parole sulla scorta di Black Lives Matter, il cui traducente è più o meno Tutte le vite Schizzano, n.d.t.), e, più in basso: “A nessuno frega della vostra protesta. Portate il culo fuori dalla strada”.

Questa carineria segue lo spirito del terrorismo “divertente” di Trump, con le sue offerte “scherzose” di pagare le parcelle legali ai suoi sostenitori che dovessero picchiare dei manifestanti, e i suoi riferimenti “ironici” all’assassinio di un candidato a lui avverso. Una retorica del genere ha ringalluzzito i reazionari come quelli che hanno organizzato la fiaccolata dello scorso venerdì sera a Charlottesville, sulla falsa riga del Raduno di Norimberga. La loro rivoltante violenza ha già provocato lo scoppio di proteste antirazziste in tutto il paese. Ma non possiamo fermarci qua. Occorre un movimento duraturo che si mobiliti contro l’estrema destra con numeri ancora più grandi ogniqualvolta quest’ultima provi ad alzare la testa, e che organizzi una sinistra radicale alternativa alle politiche fasciste della disperazione e della ricerca del capro espiatorio.

Come ha scritto un partecipante alle proteste antifasciste di Charlottesville sui social:

“Per governare le strade dobbiamo riempirle, se avessimo avuto gente a copertura di ogni angolo di Charlottesville, non saremmo stati così vulnerabili.

Per smobilitare il movimento fascista, occorre che siano surclassati sul piano numerico e cacciativia. Isolarli e demoralizzarli.

Ciò che fa più male è che le contromanifestazioni a Charlottesville avevano cominciato a conferire un senso di fiducia e di unità d’azione [prima dell’attacco, n.d.a.]. Due drappelli, due gruppi si sono trovati a convergere verso il centro città andando a Justice Park per festeggiare, perché avevano finalmente percepito un senso di organizzazione dopo essere stati divisi in diversi luoghi della città.
Questo è l’obiettivo dell’estrema destra: terrorizzare, intimidire, e distruggere le organizzazioni dei lavoratori e della sinistra, e chiunque considerino una minaccia.

Non possiamo lasciare che acquisiscano maggior fiducia a causa di ciò che è successo oggi”

con il contributo di Alan Maass, traduzione di Antonello Zecca

una versione di questo articolo è apparsa su anticapitalista.org

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