Sicilia, Pisapia scende dal tram del Pd ma non sale su quello di Fava

Regionali Sicilia. Pisapia né col Pd né con Fava che intanto perde pezzi a sinistra  e imbarazza Rifondazione ma piace a Montanari

di Giulio AF Buratti

 

Né con Micari, né con Fava. Pisapia interpreta il modello Sicilia per mostrare come procederà anche a livello nazionale: mai con il Pd coalizzato con Angelino Alfano «perchè non è centrosinistra» ma anche no al ritorno della sinistra Arcobaleno che l’ex sindaco di Milano vede nell’aggregazione siciliana tra Mdp, SI e Prc. Solo una settimana fa aveva dichiarato che i bersaniani  “si prenderanno la responsabilità di spiegare questa anomalia e in caso anche la sconfitta del centrosinistra”. Tira, invece, un sospiro di sollievo Mdp ma Pisapia chiarisce che se continuerà «il fuoco amico» e il tatticismo lui si farà da parte e tornerà a fare l’avvocato. Dopo un tormentone durato metà estate, Pisapia sembra rinunciare al suo tentativo di unire tutto il centrosinistra in un esperimento esportabile poi a livello nazionale. Una presa d’atto che sembra propedeutica alla decisione di stringere sulla costruzione di un nuovo partito di centrosinistra alternativo al Pd, quell’”Insieme” che fa entusiasmare il manifesto. Martedì i vertici di Mdp, da Bersani a Speranza, e quelli di Campo progressista cercheranno di fare davvero un passo avanti, così sono sicure le agenzie, e di far salpare la barca in vista dell’assemblea costituente di ottobre. «Con Pisapia siamo d’accordo sulle cose concrete, non ci perderemo nella metafisica delle sfumature e nel politicismo», promette Pier Luigi Bersani, il garante dell’ex sindaco dentro Mdp. L’obiettivo, spiega l’ex leader dem, è «mettere insieme un grande schieramento unitario con tutte le anime di sinistra di ispirazione ulivista in nome di una sinistra di governo».

Dicevamo sembra. Pisapia prevede che si andrà a votare con il proporzionale del Consultellum, che non prevede il premio alla coalizione, dunque è inutile pensare di riunificare il centrosinistra, Pd incluso, prima delle elezioni. Nè, chiarisce, «Campo progressista può accogliere un’eventuale richiesta di avere ‘nelle liste Pd alcuni posti più o meno blindati’». Porte chiuse ad offerte più o meno esplicite dei dem per cercare di coinvolgere l’ex sindaco di Milano nel progetto del ‘Pd largo’ renziano. Ma tra i dem la speranza non viene meno anche nella consapevolezza dello stop and go tra Mdp e Cp. «Credo che il centrosinistra non possa fare a meno del Pd, così come deve cercare a tutti i costi, e lo sta facendo, un dialogo aperto con Pisapia che è il vero collante». In realtà chi si era definito la «colla» del centrosinistra è stato Romano Prodi, a suo volta sostenitore del tentativo di Pisapia. L’ex premier, silente durante l’estate, tornerà a farsi sentire domenica 17 quando parteciperà alla summer school di Enrico Letta. Tra i più interessati i Verdi, che sperano che Pisapia faccia tornare a ridere il Sole e che leggono le mosse dell’ex sindaco dell’Expo come piace a loro, né di destra, né di sinistra: «Siamo profondamente convinti che sia necessario costruire una forza il cui obiettivo non debba essere rifondare la sinistra ma piuttosto realizzare una realtà nuova e innovativa, che guardi alle diverse culture politiche del Paese: da quella verde-ecologista alle civiche, da quella radicale fino alle esperienze di sinistra», fanno sapere Bonelli, Zanella e Co.

Cllaudio-Fava

Riassunto delle puntate precedenti

Si terrà domenica 10 settembre (16.30, presso l’Astoria Palace Hotel di Palermo) l’assemblea della sinistra convocata da Ottavio Navarra e Claudio Fava per ufficializzare la candidatura di quest’ultimo alla presidenza della Regione siciliana. Ma Claudio Fava, imposto da Mdp e Si, per ora ha ottenuto l’effetto di frantumare il fronte che, fin dalla scorsa primavera, lavorava sulla base di un appello per una presenza alternativa al Pd e ai suoi derivati. Dopo Sinistra Anticapitalista che ha immediatamente bollato la candidatura Fava come un preludio dell’infinita ricerca di un nuovo centrosinistra, anche il Pci, gli ex cossuttiani, vanno via sbattendo la porta di una casa non più loro:

«Avevamo pensato che Navarra potesse essere la sintesi delle forze politiche, dei movimenti, delle associazioni, dei singoli che sostenevano l’idea di porre in essere una lista che rappresentasse l’unità della sinistra e l’alternatività al Pd – scrive in una nota Antonio Bertuccelli, segretario regionale Pci Sicilia – in questi mesi forze politiche, associazioni, militanti hanno lavorato in Sicilia, tra mille difficoltà, a costruire un percorso partecipato di alternativa che adesso viene azzerato dal prevalere di ristrette logiche di vertice. Massimo rispetto per la storia di Claudio Fava ma la sua candidatura, ad opera di Art.1-MDP, ha avuto sin dall’inizio l’evidente funzione di porre un’ipoteca moderata sulla costruzione della lista di sinistra. A ciò si aggiunge che essa è stata costantemente accompagnata da gravissime dichiarazioni di disponibilità nei confronti del PD da parte dei massimi esponenti di Art.1, da Rossi a Bersani. Anche il metodo con cui questa candidatura è stata imposta è inaccettabile. Apprendere che Navarra si sia accordato per una lista comune con Fava, espressione diretta delle politiche governative a guida Pd, ci dispiace ma noi rimaniamo coerentemente sulle nostre posizioni. Rigettiamo ogni tentativo di ricostruire il centrosinistra che giudichiamo fallimentare e sbagliato. Chiediamo a tutti e tutte coloro che hanno partecipato all’iniziale percorso di mostrare coerenza e confermiamo la volontà di lavorare con tutte le forze comuniste e antagoniste presenti nella società per rilanciare la lotta per il cambiamento in Sicilia».

A ruota Azione Civile, il gruppo legato a Ingroia,

«si chiama fuori dalle logiche verticiste che hanno portato alla candidatura di Claudio Fava», si legge in una nota. «Abbiamo creduto, insieme a tanti altri partiti, movimenti, associazioni ed attivisti che, una svolta, finalmente, fosse possibile in Sicilia. Abbiamo creduto nel sogno di quella che era stata chiamata l´isola possibile. Ció sulla base di un documento che parla di lavoro, di conversione ecologica del modello di sviluppo, di pace, di diritti, di costituzione. Con una caratteristica dirimente, essere alternativi al PD, nessuna possibilitá di dialogo. Noi, che non crediamo nelle riunioni della sinistra, ci siamo lasciati coinvolgere da chi ci voleva dimostrare, ad ogni costo, che questa volta ‘era diverso’! Ci hanno fatto credere che stavamo costruendo un percorso veramente democratico, dal basso e orizzontale. Abbiamo accettato la candidatura di Ottavio Navarra, che pur essendo ottima persona, non era stato individuato in un´assemblea, ma tirato fuori dal cilindro da qualcuno. Abbiamo ratificato la sua candidatura, raddrizzando il processo democratico, votandolo in due assemblee, per poi scoprire che si stavano facendo giochetti e accordi indicibili. Dopo tre mesi di lavoro, scopriamo che il nostro progetto ha subito una mutazione genetica, è diventato esattamente l´opposto di quello che doveva essere. Azione Civile non riconosce questo nuovo progetto che si è sostituito al nostro. Sono state commesse una serie di azioni scorrette nella sostanza e nel metodo. Si sono utilizzate logiche verticiste che speravamo fossero morte per sempre».

Sulla stessa linea d’onda Risorgimento socialista:

«Insieme ai compagni del PCI, abbiamo scelto di dire NO alla candidatura di Claudio Fava. Per le elezioni in Sicilia Risorgimento Socialista ha lavorato per costruire un’alternativa vera al fallimento del centrosinistra di Renzi, Orlando e Crocetta. Articolo Uno e Sinistra Italiana a questo progetto non hanno mai creduto: con due interviste a la Repubblica e il manifesto si sono inventati la candidatura di Fava, senza confrontarsi con nessuno. Ci dispiace, ma questa candidatura serve solo a due cose: portare a casa un consigliere regionale, e poi allearsi di nuovo col PD. Il nostro progetto politico è quello di costruire una sinistra che rompe con le regole di Maastricht e con la logica dell’austerità, a Palermo come a Roma: fare la ruota di scorta non ci interessa».

Bisogna dire che Fava ci ha messo del suo quando, dai microfoni di Radio24, ha candidamente ammesso di voler fare primarie con Micari, il rettore dell’Università di Palermo scelto da Orlando per guidare la coalizione Pd-Alfano: «Se da quella parte fossero disposti a ricostruire un perimetro concreto e omogeneo di centro-sinistra, cioè fuori Alfano e in discontinuità rispetto a Crocetta, ho detto che sarei anche disposto a primarie con Micari». E la sera prima, al Corsera: «Non mi candido contro il Pd. Abbiamo lavorato per settimane insieme su un punto di intesa programmatico di centrosinistra e invece, con l’abbraccio di Alfano, ecco una coalizione slabbrata, deturpata dalle esperienze politiche di governo di Alfano e dalle esperienze giudiziarie di alcuni suoi deputati. Come Pisapia, invochiamo un cambio di rotta».

«Se non ci fosse di mezzo Alfano farebbe l’accordo col PD in Sicilia e le primarie con Micari? Non credo ci sia bisogno di precisare che non è la posizione di Rifondazione Comunista che è alternativa al PD, che in questi anni ha portato avanti politiche indistinguibili dalla destra», ha detto Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, pur giudicando «positivo» che MDP, ora partito di Fava, «si consideri incompatibile con Alfano. Consiglierei a Fava e MDP di esplicitare l’idiosincrasia per Alfano innanzitutto a Roma togliendo la fiducia al governo Gentiloni che è il terzo consecutivo che sostengono di cui fa parte l’ex-vice di Berlusconi. Forse non se ne sono accorti ma Alfano è ministro con loro dal 2013».

Rifondazione, oggettivamente, è sui carboni ardenti perché aveva dato inizialmente credito al passaggio di testimone da Navarra a Fava e ora deve chiedere che

«Fava chiarisca che la lista che si sta costruendo è alternativa alle destre, al M5S ed al Pd indipendentemente da Alfano». Così Mimmo Cosentino segretario regionale Prc e Raffaele Tecce responsabile nazionale Enti Locali della segreteria nazionale- «Abbiamo salutato positivamente – aggiungono in una nota congiunta – la sua dichiarazione congiunta con Navarra con cui si creavano le basi per una lista unitaria della sinistra alternativa al Pd. Troviamo sconcertanti per questo le parole di Fava che reiterano ipotesi di alleanza col Pd e persino di primarie. Così non si aiuta la costruzione di una proposta politica forte in Sicilia e anzi si alimenta la confusione, la disaffezione e si regalano anche voti a M5S». «Siamo certi che Fava vorrà chiarire al più presto che, coerentemente a quanto scritto nel documento congiunto con Navarra, la lista che siamo costruendo è alternativa al Pd, prima e dopo le elezioni, indipendentemente dall’alleanza con Alfano. Questo chiarimento ed il rispetto della impostazione iniziale è per il Prc-se fondamentale».

Ma lo strappo di Mdp lunedì in Sicilia fa prendere le distanze dall’operazione Fava anche a Giuliano Pisapia che prova a compiere un estremo tentativo per tener vivo il progetto di Campo progressista, quello di un contenitore satellite a sinistra del Pd ma in dialogo con il partito di Renzi: l’ex sindaco di Milano ha infatti prima lanciato un appello a Fava e al candidato sostenuto dal Pd, Fabrizio Micari, a «costruire una piattaforma comune» e poi ha incontrato Roberto Speranza, con il quale ha deciso di mantenere aperto il dialogo. Pisapia ha riunito a Roma i dirigenti di Campo Progressista per una valutazione delle mosse di Mdp: «In Sicilia ha fatto delle scelte che non condividiamo». Alla riunione c’è chi ha chiesto una rottura con Mdp, con un appoggio immediato a Micari («Mdp sembra avere come unico mandato quello di far perdere il Pd» ha detto Mario Catania), mentre altri hanno spinto perché Pisapia si faccia promotore di una mediazione avanzata. Ne è nato un appello molto articolato: a Micari e Fava a dialogare per «aprire fin da subito un dialogo per costruire una piattaforma programmatica unitaria»; ai partiti a non proiettare in Sicilia lo schema nazionale. In particolare al Pd si chiede di rompere «alleanze ambigue e innaturali rispetto al mondo progressista», cioè quella con Ap di Angelino Alfano, e a Mdp di rinunciare «all’ennesima riproposizione di uno schema di testimonianza, seppur nobile, già fallito in passato».

Le ricadute nazionali (per la tenuta del governo ma, soprattutto, per la sinistra radicale) sono sotto gli occhi di tutti ma la matassa è ingarbugliata: bersaniani e pisapiani torneranno a incontrarsi la settimana prossima, una nota congiunta ha ammesso che sulla Sicilia esistono «valutazioni diverse», ma che queste «non incidono sulla prosecuzione del percorso unitario nazionale per la costruzione di un nuovo centrosinistra in discontinuità con le attuali politiche del Pd». Parole che per Mdp implicano la rottura con il partito di Renzi, e per Pisapia una ridefinizione del profilo del centrosinistra e delle sue politiche, ma con il Pd. Comunque «l’impegno comune» prosegue, con un incontro tra i dirigenti di Mdp e Campo progressista la prossima settimana. Martedì 12 settembre gli stati maggiori di Campo progressista e Mdp si incontreranno per decidere se Insieme andrà avanti.

Solo Nicola Fratoianni, che intravede in Sicilia l’anteprima di un quarto polo sembra essere soddisfatto della candidatura Fava che, peraltro, è stata costruita dalla filiale isolana di Sinistra italiana. Con lui, di certo Civati e Possibile, e Tomaso Montanari, uno dei promotori di Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, il cartello virtuale, per ora, scaturito all’inizio dell’estate dall’assemblea del Brancaccio. Montanari, in un articolo sul Manifesto di ieri ha scritto che il modello Sicilia è quello che ci vuole:

«Ci vuole una sola lista a sinistra del Partito Democratico… Crediamo che anche la situazione della Sicilia confermi questa lettura… Si apre un autunno cruciale: proseguono le assemblee regionali, si moltiplicano quelle in città di ogni dimensioni, si preparano quelle tematiche fissate per il fine settimana a cavallo tra settembre e ottobre. Il loro formato è quello che abbiamo sperimentato da giugno in poi: aperto a tutti (associazioni, partiti, singoli cittadini) e senza dirigenze, egemonie o portavoce autonominati. Decideremo poi insieme, e democraticamente, in una grande assemblea nazionale che sarà indetta alla fine del lavoro sul programma, il tipo di organizzazione che vorremo darci».

Dunque il dilemma è lo stesso di sempre: la rottura col Pd comprende anche la diffidenza nei confronti di chi ha le medesime responsabilità nelle scelte antipopolari degli ultimi quattro governi e delle infauste stagioni dell’Ulivo e dell’Unione? In altre parole: ha senso l’unità con D’Alema e Bersani? E la residualità della sinistra radicale ha a che fare col politicismo delle sue direzioni, con la condivisione di responsabilità in quelle stagioni?

Sciogliere questo dilemma potrebbe essere davvero la via maestra.

 



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